Rimini come Calcutta

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Esiste un problema igienico sanitario che da anni pochi politici (e giornalisti) hanno il coraggio di affrontare, se non quando sono costretti da perenni criticità ambientali di portata mediaticamente catastrofica come a Rimini (che terminerà lo sdoppiamento fognario nel 2021). Per gli operatori turistici poi, le criticità ambientali minanti la salute pubblica dei bagnanti causate dagli sversamenti fognari in mare attraverso fiumi o canali, sono direttamente proporzionali al danno d’immagine che le conseguenti chiusure della balneazione provocano, dunque direttamente proporzionali al danno economico. Le 20 chiusure temporanee della balneazione emesse tra ieri ed oggi sulla riviera romagnola, sono però l’immagine tersa di un problema irrisolto da decenni che manifesta tutta la sua demenzialità se piove. Ma i problemi per essere risolti andrebbero affrontati e farlo significa realizzare la fognatura mista; opera pubblica che però sottrae risorse importanti ma non porta consensi elettorali. Tagliare il nastro per l’inaugurazione di un parcheggio multipiano, del nuovo casello autostradale, della nuova area fiera, dell’aeroporto crea facili consensi mentre inaugurare un opera “scontata” come la rete fognaria mista (acque bianche e nere) non suscita nella cittadinanza grande entusiasmo (metterla nel proprio programma elettorale ancor meno). Il risultato? Rimini come Calcutta. Ma quella della capitale del turismo di massa per antonomasia è lo specchio di buona parte della costa romagnola, almeno da Cervia a Cattolica. Mentre ai lidi ravennati, alle cui spalle l’urbanizzazione è molto ridotta (di conseguenza ridotta pure la rete fognaria unica), anche in caso di abbondanti piogge non cambia nulla, perché in mare, oltre l’acqua piovana, non finisce altro.

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