L’omertà fecale romagnola

(Merda Iacta Est)

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Le persone hanno diritto di conoscere eventuali provvedimenti dell’autorità pubblica inerenti il pericolo per la loro salute e quella dei loro figli. Il nocciolo della questione che voglio porre oggi sotto la vostra attenzione è tutto qui. Non è compito del marinaio di salvataggio apporre sulla battigia o sulla torretta i cartelli di chiusura temporanea della balneazione per motivi igienico sanitari e questo nonostante svolga comunque una funzione di pubblica necessità proprio a tutela dell’incolumità e della salute dei bagnanti (per le quali infatti, in caso di negligenza, ne risponde penalmente). Il salvataggio però è in questi casi tra l’incudine, rappresentato del dovere di tutelare la salute dei bagnanti, ed il martello, rappresentato dal suo datore di lavoro che certi provvedimenti vorrebbe umanamente non venissero pubblicizzati a causa del danno d’immagine che inevitabilmente provocano. Ma il punto focale sta proprio qui ed il legislatore pone come logico e primario obiettivo, quello di avvisare più efficacemente possibile le persone dei pericoli nell’immergersi in acque igienicamente testate dall’autorità pubblica, pericolose. Non sarebbe nemmeno compito dei bagnini, a cui incredibilmente invece il comune affida l’incarico di posizionare in battigia i cartelli di divieto temporaneo della balneazione. Perché? Beh sono in chiaro conflitto d’interessi se li si incarica di un’azione obbligatoria per legge ma danneggiante i propri interessi economici e d’immagine. In ogni caso, la non ottemperanza di tale provvedimento configura il reato ascrivibile all’art 650 C.P che punisce “chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o d’igiene”. Ai fini della configurabilità della contravvenzione di “Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”, ricordo a tutti, è necessario che il provvedimento violato sia stato emesso nell’interesse della collettività.
In realtà dovrebbe essere il sindaco, con personale istituzionale slegato da interessi privati ed io aggiungerei in divisa, ad assumersi la responsabilità di avvisare dei pericoli per la salute delle persone attraverso il posizionamento dei cartelli in battigia. Il primo cittadino, ricordiamolo, è l’autorità sanitaria comunale, ha il dovere quindi di tutelare la salute della comunità. Infatti nell’ordinanza sindacale emessa c’è scritto che incaricati a vigilare sull’osservanza delle disposizioni sopraindicate ci sono gli ufficiali e gli agenti di polizia pubblica. Coloro che cioè hanno giurato fedeltà a quello stesso Stato di cui fanno parte le persone che da 3 giorni entrano inconsapevolmente in mare nonostante i rischi igienico sanitari conclamati da analisi Arpae. A Savignano Mare ha prevalso l’omertà fecale romagnola.
Ma veniamo ai fatti documentali ed ai relativi dati:
Il 13 giugno, subito dopo i prelievi di routine, Arpae e l’Asl territorialmente competente, emettono un provvedimento di balneazione sconsigliata nello specchio d’acqua balneabile denominato Rubicone sud. A seguito di ciò i bagnati devono essere avvisati del pericolo igienico sanitario attraverso cartelli posizionati in battigia. Infatti ogni volta che un superamento dei limiti di legge è già evidente nella pre-lettura, effettuata sempre il giorno successivo a quello dell’allestimento, la non conformità è comunicata immediatamente alle Autorità sanitarie che, ad analisi ancora in corso, possono adottare i provvedimenti atti a salvaguardare la salute dei bagnanti con largo anticipo rispetto alla trasmissione del rapporto d’analisi ufficiale. Quindi i cartelli avrebbero dovuto essere in battigia già dal 13 giugno, come infatti avvenuto a Gatteo Mare, nello specchio d’acqua balneabile a nord della Foce del Rubicone anch’esso fuori norma. Tutto questo in attesa del risultato analitico preciso che è poi arriveto il giorno seguente (14 giugno) e che ha fatto scattare e quindi emettere l’Ordinanza sindacale di chiusura temporanea della balneazione il giorno seguente, cioè 15 giugno. Ma la balneazione ricordiamolo, dal punto di vista ufficiale dell’informazione dovuta ai turisti, è sconsigliata dal giorno 13 (come tra l’altro dimostrato dalle pubblicazioni sul sito web di Arpae). Gli avvisi di pericolo però non sono stati posizionati ne il 13, ne il 14, ne ieri e nemmeno oggi (16 giugno) nonostante allo sforamento del 13 si ne è aggiunto un secondo anch’esso rilevante il 14. Merda Iacta Est.
È importante sottolineare che nella procedura di tutela della salute pubblica, le pre-analisi già sforanti fanno scattare il provvedimento di prelievi aggiuntivi già dal giorno successivo ( guadagnando così 24 ore) al fine di velocizzare il più possibile il controllo, i cui esiti rientranti la norma consentirebbero di revocare immediatamente la chiusura. Tale procedura permette una più efficace tutela della salute ma allo stesso tempo una più veloce revoca della chiusure, appena cioè i risultati delle analisi lo consentono. Il secondo prelievo essendo stato ancora oltre i limiti di legge, ha solo imposto e ad oltranza, il quotidiano monitoraggio fino all’arrivo di risultati idonei alla riapertura della balneazione. Attendiamo quindi l’esito del terzo prelievo ma nel frattempo la balneazione è e rimane ufficialmente chiusa ed imporrebbe che le persone, che non sono cani, venissero informate dei pericoli per la salute, come legge e buon senso impongono. Invece? Bambini e turisti sguazzano in acque pericolose da 3 giorni senza saperlo.
Ma all’omertà fecale romagnola andrebbe aggiunto il concreto rischio che tali sforamenti potrebbero comportare alla suddetta spiaggia per la prossima stagione balneare in termini di balneabilità. Vediamo allora di fornire qualche utile informazione sulla situazione ambientale dello specchio d’acqua di Savignano Mare denominato Rubicone Sud.
I risultati analitici di questi giorni (ed i futuri) andranno inevitabilmente ad incidere sulla classificazione delle acque di balneazione di quella spiaggia che, non è un dettaglio, è già stata declassata quest’anno da “Buona” a ”Sufficiente”; penultimo stadio ancora balneabile oltre il quale si può certamente ancora scendere nella classificazione a “Scarse” ma tale status comporta la chiusura permanente della balneazione per la stagione 2017 se non si è in grado di dimostrare di aver risolto il problema che ha causato tali criticità igienico sanitarie. E visto che per il fiume Rubicone ed il suo entroterra, il problema è strutturale e non accidentale (la rottura della fogna), sarà dura ottenere la balneabilità se i risultati porteranno ad un ulteriore declassamento della qualità delle acque di balneazione. Il Decreto legislativo 116/08 Art.8 comma 3 obbliga “ le regioni e le province autonome ad assicurare che, entro la fine della stagione balneare 2015, tutte le acque di balneazione siano almeno «sufficienti”. Vedremo.
Un breve inciso anche riguardo all’altra località turistica citata sopra, a nord della foce del fiume Rubicone, Gatteo Mare, i cui risultati rientranti i limiti di legge nel prelievo effettuato 14 giugno hanno legittimamente permesso la riapertura della balneazione. È stata solo una questione di vento e corrente, visto che come già detto e documentato qui, lo stesso giorno, a 50mt sud della foce, lo specchio balneabile di Savignano Mare ha sforato in maniera rilevante per la seconda volta.

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