Fuck Food

Nella società occidentale, ipocrisia e contraddizioni vanno spesso a braccetto e l’esempio forse più eclatante di tale binomio è quello che contrappone i puristi dell’identità italica (o romagnola), con le sue tradizioni e soprattutto la sua presunta superiorità culturale culinaria e la cruda realtà di una comunità globalizzata da decenni di libero mercato. Guai però a metterli di fronte ad uno specchio e ricordare loro che quello indossato non è affatto il vestiario italico romagnolo, ma quello anonimo, commerciale, stile gregge tutti uguali; guai a mostrare quali e quanti prodotti nel corso dei decenni hanno varcato il loro frigo inquinando di fatto quella pseudo identità gastronomica ariano romagnola. Ma questa popolazione “allevata a mangime ed ipocrisia” ha tra le sue fila moltissimi che continuino a mantenere fede ad una filosofia del cibo unica al mondo, coloro cioè, che apprezzino e consumino le eccellenze e le peculiarità della nostra terra, ma questa integrità gastronomica culturale ormai non esiste più. L’abbiamo persa nel momento in cui, qualcuno ha smesso di “mettere su l’acqua” a favore di 4 salti d’identità Findus o quando abbiamo accolto sulla nostra tavola i preparati dell’industria alimentare che ci hanno garantito risparmio di tempo e costi ridotti in cambio di cultura ed identità. In realtà siamo allevati, lo so, è difficile ammetterlo. Molti dei prodotti sugli scaffali dei supermercati, hanno “inquinato” da tempo le nostre abitudini, le nostre scelte (libere). Perfino le catene di ristorazione presenti, dall’American Graffiti, all’Old Wild West, Sushiko, Burgher King, o la più famosa e diffusa McDonald’s, avrebbero dovuto avere vita dura nel bel paese anziché svilupparsi e diffondersi a macchia d’olio proprio grazie alle decine di migliaia di consumatori italiani. Nell’italica culla del sapore, l’attentato culturale sferrato all’epoca dal “junk food” non ha trovato grandi ostacoli, era sufficiente un: “Ma io non ci vado mai o una volta nella vita”. Guarda come sei vestito, apri il frigo e dimmi ora chi sei! Di quale identità parliamo allora visto che i calamari ed i gamberi dell’Equador sono entrati da decenni in pianta stabile nel fritto misto ( con olio di palma?) della maggior parte dei ristoranti di pesce della riviera romagnola? Chi ha rinnegato il “sardone” faccia un passo avanti! E che dire della cucina degli hotel e dei ristoranti economici, che per motivi di tempo e costi, hanno dovuto scegliere la scorciatoia dei preparati che l’industria alimentare offre ormai da “secoli”? Quanti fanno il minestrone di verdure fresche? Quanti il brodo con ritagli ed ossa? Quanti impastano, tirano e cuociono la piadina al momento? Che centra il fottutissimo filetto di Pangasio (pesce gatto vietnamita) con la nostra cucina marinara? Sangiovese o mojito? Semi di zucca tostati o patatine San Carlo? Fava e sale o germogli di soia? Pane burro e zucchero o Pan di stelle? Zuppa inglese o “cuciarul”? L’identità ha un prezzo e molti hanno scelto per i loro figli i bastoncini del Capitano. Ma forse quello della McDonald’s è l’esempio di come il mercato globale ha “inquinato” silenziosamente la nostra cultura culinaria; basti pensare alla recente scelta di avere la McDonald’s Italia come Official Sponsor di Expo 2015. I puristi 2.0. hanno poi boicottato la manifestazione o si sono messi in fila? Un po’ di storia e qualche dato:
era il 15 aprile del 1955 quando in America nasceva il primo di una lunga serie di McDonald’s, che ben presto sarebbe diventata una catena di successo mondiale. Il primo ristorante italiano fu aperto nel 1985 a Bolzano, il secondo (9007° nel mondo) sarà inaugurato a Roma nei pressi di piazza di Spagna l’anno dopo. Nel 1995 arriverà poi il servizio automobilistico McDrive, il primo fu aperto nella Capitale. Il 1996 segnò una svolta per McDonald’s Italia, con l’acquisizione della principale società concorrente avente 80 ristoranti nella penisola, l’italiana Burghy, di proprietà della Cremonini S.p.A. Con tale accordo, l’azienda emiliana diventò l’unico fornitore di carne bovina per l’azienda statunitense in Italia. Oggi in Italia i McDonald’s sono 530 ed impiegano direttamente circa 19.000 lavoratori.
E dire che l’esigenza di fast food, figlio dei ritmi della vita moderna, in Romagna era facilmente esigibile. Più fast di acqua e farina e più food di una piadina col salame cosa c’è? Il fuck food!