Romagna Acque Servizi

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A Ravenna in questi giorni, con il “caos rifiuti”, tocchiamo con mano gli effetti della privatizzazione dei servizi pubblici locali. Una società di capitale, quotata in borsa, ha l’obbligo di produrre e rendere massimi i profitti. Come può farlo in un sistema regolato? Aumentando le tariffe e riducendo i costi, ovvero pagando meno i suoi fornitori. E, naturalmente, si scatena una corsa al massimo ribasso, che produce effetti negativi da ogni punto di vista. A Ravenna, in questi giorni, si vedono in strada questi effetti.
Non è il tempo dell’analisi delle colpe, che peraltro non mi piace e non mi spetta, e neanche del “ve lo avevamo detto quattro-cinque anni fa”, come in effetti è stato. È il tempo di trovare soluzioni e proposte politiche, perché privatizzare i servizi pubblici locali significa rendere ogni cosa un mero fattore di costo, e trasformare gli Enti locali in soci di capitale.
Non penso a un ritorno al passato, perché le municipalizzate erano potenzialmente inefficienti, perché monopoliste, e non avevano sufficienti economie di scala per i servizi di natura industriale, penso allo smaltimento, alla selezione e al recupero del rifiuto. Credo sia il momento di riprendere in mano la proposta che avevamo già formulato: separare il ciclo, lasciando la raccolta dei rifiuti in mano pubblica, e recupero e smaltimento alle società di capitale, attraverso opportuni confronti competitivi e una rigorosa pianificazione pubblica.
In Romagna, questo percorso è potenzialmente semplice: Romagna Acque potrebbe acquisire il ramo di azienda della raccolta da Hera e i Comuni della Romagna potrebbero fare un affidamento in-house del servizio.
Un percorso innovativo, che potrebbe replicare i grandi successi ottenuti dalla stessa Romagna Acque nel settore acqua: servizi di qualità per i cittadini, tutela dell’ambiente e costi limitati. D’altra parte, produrre profitti sfruttando le risorse naturali a beneficio di società di capitale ha molti aspetti negativi: i profitti vanno in larga parte lontano dal territorio, al quale restano i disagi e gli impatti ambientali.