L’eredità

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La pineta di Lido di Classe ha alle spalle una storia di oltre duemila anni, piantata da Etruschi e Romani, che importarono il pino domestico dal Mediterraneo occidentale per approvvigionare di legname i cantieri navali di Classe, fino alla metà del secolo scorso procurava il cibo ai cosiddetti “pinaroli”, ovvero alla popolazione più povera, che viveva in povere case all’interno dei boschi. Queste persone traevano dalla pineta la maggior parte del loro sostentamento: legna per scaldarsi, pesci e rane da mangiare, frutti del sottobosco, erbette selvatiche, funghi e asparagi. Ed è su questa eredità che ancor oggi la comunità può continuare a trarre benefici economici investendo e rivalutandola ancor di più dal punto di vista turistico oltre a godere dei benefici derivanti dalla tutela della biodiversità presente in quest’area.
Il potenziale turistico di questi luoghi a ridosso delle località balneari come Lido Di Classe, Lido di Savio e Lido Di Dante che offrono una buona ricettività alberghiera, residenziale e dei campeggi è molto elevato. La stessa offerta turistico-balneare già presente da decenni garantisce una diversificazione sostanziale ed unica nel suo genere: dalla classica spiaggia con ombrelloni a quella incontaminata e libera della Riserva Naturale Duna Costiera Ravennate e Foce del Bevano. L’ecoturismo, non è un segreto, è un importante occasione di business etico, questo tipo di attività, infatti, genera uno “sviluppo economico locale” sano e sostenibile, in grado di valorizzare le risorse naturali e culturali del territorio in forma duratura, mantenendo la ricchezza a livello locale e moltiplicando le opportunità di lavoro per gli abitanti e le imprese. Giusto per quantificarne l’entità, ricordiamo che nel 2014 nel Belpaese il ritorno economico del settore ha fatto segnare cifre da record, attestandosi sugli 12 miliardi di euro.
Servono però investimenti mirati ed una tutela intransigente di quei luoghi oltre ad una visione del turismo diversa da quello di massa che da sempre frequenta la costa romagnola. Serve però credere che la tutela ambientale garantisca opportunità turistiche attraverso scelte politiche amministrative il cui obiettivo sia proprio quello della tutela di quegli spazi naturali a cominciare per esempio dalla realizzazione di una rete fognaria mista, visto che quella unica di oggi, in caso di piogge abbondanti, scarica liquami fognari attraverso gli sforatori a pressione, nei canali collegati alla Riserva Naturale del fiume Bevano. Serve inoltre ripensare una mobilità che metta al centro la bicicletta ed in disparte l’automobile ma soprattutto serve una visione di urbanizzazione delle aree adiacenti quelle naturali che riduca a zero il cemento. Basterebbe ricordare che in queste zone la politica ha spesso percorso strade che privilegiavano l’urbanizzazione a scapito di aree naturali millenarie, singolare per esempio la corrispondenza epistolare tra politica ed imprenditoria locale nel 1974 riguardo la possibilità di ottenere un piano regolatore che concedesse l’abbattimento della pineta costiera di Lido di Classe sulla quale poi edificare un nuovo paese come avvenne 10 anni prima, nel 1964, con l’area palustre in cui sorge oggi Lido Adriano. La politica amministrativa attuale continua la stessa filosofia cementificatoria basata sul connubio edilizia uguale posti di lavoro quindi progresso economico, in “città giardino” come Cervia-Milano Marittima nelle quelli le amministrazioni comunali passate e presenti continuano a trasformare in edificabili aree pinetate. I dati sul consumo del suolo nel Belpaese parlano chiaro: l’Italia consuma il doppio del suolo rispetto a tutt’Europa dove invece per esempio, in paesi come la Germania già nel 1985 il governo guidato da Helmut Kohl prendeva posizioni ufficiali riconoscendo per la prima volta “la necessità di invertire la tendenza di sottrazione di suolo al territorio aperto e rurale”. Nel 1996 fu Angela Merkel, allora ministro dell’Ambiente, a riportare il problema dell’agenda del governo e ad emanare una direttiva che fissava per la prima volta un obiettivo politico: scendere dai 129 ettari consumati ogni giorno (dato costante tra il 1997 e il 2000) ai 30 entro il 2020. Ma quella creato da Berlino non fu un semplice testo di legge, quanto una strategia nazionale: il governo infatti dopo aver indicato l’obiettivo dei 30 ettari, nel 2001 attraverso il Consiglio per lo sviluppo sostenibile ne aggiunse un secondo: arrivare al consumo zero nel 2050, affidando ai Lander (stati federali della Germania) il compito di emanare le linee guida annuali per i singoli comuni; il tutto coadiuvato da strumenti di carattere fiscale ed economico.
La politica italiana invece sembra ancora lontana anni luce da scelte coraggiose come quelle tedesche ma lungimiranti per le future generazioni, basti pensare per esempio, che nonostante la Pineta di Classe sia un area protetta e faccia parte del Parco del Delta del Po, non è stata ancora in grado nemmeno di vietare la caccia e la pesca in un area naturale in cui ci si prefigge la tutela dell’ambiente e della biodiversità. Saremo in grado di lasciare in eredità un altrettanto preziosa opportunità alle generazioni future come fecero duemila anni fa romani ed etruschi con noi?

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