Il libro di Luciano Sartini “Il mare dentro di me”

0

Il libro “Il mare dentro di me” riporta la biografia delle esperienze di vita lavorativa di Luciano Sartini. Il racconto di Luciano è preceduto da una prefazione di Luca Coffari, da un’introduzione di Massimo Modanesi, e da una presentazione di Renato Lombardi, che colloca le vicende personali di Sartini nel quadro della più ampia evoluzione della marineria e delle attività portuali della realtà cervese. Il filo conduttore della narrazione di Sartini è il fascino e la passione per la vita marinara. Significativa è una frase di Luciano: “… per me uscire in mare anche adesso dopo 55 anni di imbarco effettivo e altri 5 da piccolo mozzo nelle notti estive, è sempre affascinante”.

Questa attrazione per la vita marinara ha però radici familiari antiche, dal bisnonno Emilio Sartini, dal nonno Mario, dal babbo Antonio. Tutti marinai e pescatori. La fantasia ci rimanda all’epoca delle barche dalle multicolori vele al terzo, dove le esperienze e le conoscenze della vita di mare si tramandavano da padre a figlio. Un’epoca in cui il mestiere di pescatore era un mestiere di “sacrificio”, duro e pericoloso. Luciano cresce quindi come marinaio nel solco di questa tradizione, attento ai consigli e alle indicazioni del padre e del nonno, che saranno un punto di riferimento per la sua vita lavorativa e che trasmetterà poi al figlio Riccardo, quando anche lui sceglierà nel 1992 il mestiere di pescatore.

Nel libro c’è il racconto dei primi imbarchi a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta. Sono imbarchi nel periodo estivo, durante le vacanze scolastiche, in cui Luciano Sartini apprende dal babbo Antonio e dal nonno Mario, i “fondamentali” del mestiere di pescatore. L’immensa distesa del mare è vista anche come uno spazio di libertà. Siamo nell’epoca in cui non si può ancora usufruire delle moderne tecniche per la pesca come il radar, il plotter, la radio di bordo, l’ecoscandaglio, il pilota automatico, di cui Luciano troverà padronanza in anni successivi. Nel 1974 il “capitano Antonio”, smetterà il mestiere di marinaio. Nel 1992 l’imbarco del figlio Riccardo porterà una “ventata di aria nuova”. Nel piccolo Eolo, il natante in cui Luciano aveva imparato dal babbo il mestiere di marinaio c’erano solo due leve da manovrare, una dell’acceleratore e una delle marce del motore. A questo si aggiungevano un orologio ed una bussola. Nell’ultima barca, il Diana, ovviamente un’imbarcazione più grande, la cabina di pilotaggio contiene tutti quegli strumenti moderni, senza i quali oggi non sarebbe possibile governare in sicurezza un natante.

Nel libro viene messo in evidenza il ruolo delle donne a supporto a terra dell’attività di pesca del marito, oltre che nella gestione dell’attività familiare. Un ruolo che diventa quasi esclusivo nella vendita del pescato.
Il libro ci aiuta a conoscere i termini della tradizione marinara degli attrezzi usati, per quello che riguarda le attività lavorative di supporto. Il libro ci aiuta a comprendere i termini che si riferiscono alla conformazione della barca da pesca e dei suoi vari elementi (ad es. la “rigolla” del timone, i “parabordi”), alle differenze tra “il pesce di fondo” e “pesce da volo”, alle tecniche da pesca (“strabig”), alle situazioni meteo marine causate dal vento (sia che si tratti di vento di Tramontana o sciruchel fument ovvero della burrasca di Scirocco) e alla vita di bordo. Ma non è solo il vento che crea problemi alla navigazione. Il racconto di Luciano riguarda anche il pericolo della nebbia, del gelo, della pioggia e della neve. con situazioni di difficoltà che vengono rivissute.

Nel libro si ricordano le vicende legate al rapporto difficile con i delfini visti dai pescatori come un vero e proprio pericolo per la rottura delle reti, per i tentativi di questi mammiferi di impadronirsi del pescato che gonfiava le reti.
Un altro aspetto che colpisce è il principio di solidarietà attiva tra i pescatori, le esperienze cooperative. Si rivive il passaggio della vendita del pescato nel Mercato all’ingrosso del pesce (dal 1975 sede del Circolo e della Coop Pescatori), alla vendita diretta del pesce in banchina, alla costruzione del Mercatino dei Pescatori (sempre a metà degli anni Settanta). Le vicende personali di Luciano si inquadrano nell’evoluzione della marineria cervese (dalla vela al motore), delle caratteristiche del porto, con lo sviluppo della cantieristica, della portualità turistica, dei servizi nautici e dell’enogastronomia marinara.
Nei racconti della vita di bordo di Luciano Sartini vengono descritte varie figure di marinai, che si sono imbarcati con lui e che rappresentano personaggi conosciuti del mondo della pesca cervese.

Luciano è attento nella sua opera alla mutazione profonda delle condizioni del mare che risente dell’aumento progressivo della temperatura dovuta a varie cause, e tra queste, preminente, l’inquinamento della terra e delle acque marine. Pensiamo a fenomeni come quelli di fioriture algali, che abbiamo avuto in passato e che hanno avuto il loro apice nell’eutrofizzazione del 1989.
Il libro di Luciano Sartini ci riporta alle problematiche legate al “fermo pesca”, alle limitazioni imposte dalla Comunità Europea, penalizzanti rispetto alle caratteristiche della piccola pesca “a strascico” delle nostre marinerie ed alle caratteristiche del pescato dell’Adriatico.

Il quadro generale sulle condizioni del mare e sui mutamenti normativi relativi alla pesca, si intreccia con le vicende biografiche di Luciano e rivive nel suo libro.
Il libro con i racconti di Luciano, corredato dalla videoproiezione di immagini d’epoca, può essere un utile strumento per laboratori didattici per le scuole di Cervia e non solo. Può essere un elemento in più per rilanciare il binomio pesca e turismo e per affermare il patrimonio storico della nostra marineria.
Il libro di Luciano Sartini si conclude con una nota di ottimismo sulle capacità rigenerative del nostro mare e con la speranza che “possa succedere anche in futuro”. Del resto il mare, partendo dal ricordo del passato, è il filo conduttore della storia di Cervia nelle sue varie componenti (dalla marineria, alla produzione del sale, al turismo) e la sua “rigenerazione” è la condizione necessaria per il loro rilancio futuro.

CONDIVIDI
Articolo precedenteRobocoop
Articolo successivoTra dire ed il fare c’è di mezzo il sale
Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.