Due piccioni con una fava

0

La tutela ambientale del territorio ha sempre un costo economico per la collettività ed è proprio su questo principio  che bisognerebbe costruire una qualsivoglia riflessione critica sugli aspetti che ne derivano. Accanto all’incivile abbandono di macerie ai lati della strada o sotto i ponti ma quantitativamente di poco rilievo, l’abitudine di utilizzare rifiuti inerti da demolizione come materiale da riempimento in edilizia non si è mai affievolita; anche perché il loro sotterramento non è percepito come un problema ambientale reale nonostante tale pratica illegale nasconda invece alcune insidie. Una scappatoia che il legislatore ha previsto come pericolosa e quindi vietata, perché i rifiuti edili prodotti dalla demolizione di un edificio non sono costituiti solo dalle innocue pietre ma anche da tutti quei materiali pericolosi presenti negli immobili come amianto, guaine bituminose, catrame, cloruro di vinile, i quali, se sotterrati creerebbero grave pregiudizio ambientale. Per non parlare del mancato ma previsto ed auspicabile recupero di legno, ferro, rame, plastica ecc. che invece finiscono sprecati sotto terra. Smaltire gli inerti da demolizione o recuperarli ha però un costo che nei piccoli lavori privati potrebbe sembrare irrisorio ma se allargato a lavori edili di più grande rilevanza può diventare un peso di bilancio o un opportunità per bypiassarla non da poco. Quando grandi imprese edili svolgono la loro attività su due fronti diversi, costruzione e demolizione, possono colmare illegalmente attraverso il sotterramento esigenze di smaltimento e riutilizzo ottenendo immediati e tangibili benefici economici. I rifiuti edili prodotto dal lavoro di ristrutturazione o demolizione il cui trattamento (pulizia dalle impurità) o smaltimento avrebbe un costo, vengono spesso sotterrati ed utilizzati come sottofondo proprio in quelle opere per le quali ciò è naturalmente previsto, come strade, piazze, cavalcavia, risparmiando così pure sull’acquisto dei materiali necessari al riempimento. Due piccioni con una fava. Ma perché le macerie edili diventino a pieno titolo una materia prima secondaria è assolutamente necessario un trattamento in appositi impianti di frantumazione e separazione delle frazioni indesiderate come plastica, legno, vetro, cavi e quadri elettrici, cloruro di vinile, metalli ecc. La Corte di Cassazione ha infatti stabilito che fino ad allora detti materiali sono a tutti gli effetti rifiuti, e come tali sono sottoposti alle norme in materia ambientale (D.L. 3 Aprile 2006, n° 152) per questo motivo il loro sotterramento implica un reato. A ciò si aggiunge anche una considerazione di mercato visto che con il risparmio ottenuto dalle ditte edili con lo smaltimento – riempimento  illegale “fai da te” possono presentare offerte negli appalti pubblici o privati a prezzi inferiori e se pensate che al di sotto di una strada o di una piazza la quantità di sottoprodotto necessaria è di decine di migliaia di metri cubi, la convenienza  spesso diviene al quanto rilevante. Chi mai poi potrà andare a controllare cosa c’è sotto un cavalcavia, una piazza o una villetta a schiera?

CONDIVIDI
Articolo precedenteUna" Penelope" Forlì trova in Pederzini il suo Ulisse di giornata
Articolo successivoRicordi di Braceria
Nato a Rimini nel 1970, giornalista investigativo si occupa soprattutto di Ambiente, Sicurezza Lavoro, Balneazione, Archeologia industriale. Ha lavorato 4 anni a La Voce di Romagna ed alcuni mesi al Corriere Romagna. Da 5 anni è freelance. Archivia tutti i video servizi sulla pagina pubblica Youtube “LaVoceRomagnola”.