Madonna del Fuoco 2016

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Si svolgerà giovedì 4 febbraio la più antica festa di Forlì e dei forlivesi, dedicata alla “Madonna del Fuoco”, la Patrona della città. Le si rende omaggio con l’accensione di piccole luci sui balconi e sui davanzali delle finestre che accendono le giornate di inizio febbraio. Nel percorso che va da Piazza del Duomo a Piazza Aurelio Saffi – le piazze principali del Centro Storico – le bancarelle offrono dolciumi, abbigliamento, giochi e tante altre offerte commerciali. 
Nella notte tra il 3 e il 4 è tradizione accendere nei balconi e nelle finestre, tante piccole luci (candele, ceri, lampadine) in segno di devozione alla Madonna, ricordando così il miracolo avvenuto nel 1428. Nella notte tra il 4 e 5 febbraio di quell’anno, infatti, si sviluppò un incendio nella casa del maestro di scuola forlivese Lombardino da Ripapetrosa distruggendo tutto tranne la xilografia della Vergine che rimase intatta.
Si festeggia anche con la tradizionale Piadina della Madonna, un dolce povero, dalla forma ovale, farcito con uvetta e semi di anice, immancabile nelle tavole dei forlivesi.


Omelia Madonna del Fuoco 2016 del vescovo, mons. Lino Pizzi

Il saluto iniziale all’inizio della messa: “Carissimi fratelli e sorelle, siate tutti benvenuti in questa Cattedrale per celebrare insieme la Solennità della Madonna del Fuoco. Saluto cordialmente i confratelli Vescovi: Mons. Luigi Bettazzi, che alla sua veneranda età ha predicato tutta la Novena, il nostro Don Erio Castellucci, Arcivescovo abate di Modena-Nonantola, Mons. Giorgio Biguzzi, molto devoto della Madonna del Fuoco, perché oggi compie 80 anni. Saluto in particolare le Autorità civili e militari qui presenti, che ci ricordano che oggi è festa per tutta la Comunità forlivese; i Cavalieri del Santo Sepolcro, che ci fanno sentire idealmente uniti con Gerusalemme, la città santa; i rappresentanti dei Salinari di Cervia, che sono venuti a compiere un atto di omaggio alla Madonna del Fuoco. Un saluto fraterno e un sincero ringraziamento rivolgo a tutti voi, sacerdoti, diaconi e religiosi/e della nostra Chiesa (e ai sacerdoti cattolici e ortodossi rumeni, che con noi venerano la sempre Vergine Maria). Sentiamo spiritualmente uniti a noi anche i nostri missionari e missionarie e le monache dei nostri monasteri di clausura. Saluto anche tutti gli anziani e gli ammalati, che si uniscono a noi tramite il servizio di Teleromagna, che fin d’ora ringrazio per questa opportunità“.

Omelia del Vescovo: «I pochi versetti del Vangelo, che abbiamo ascoltato ora, ci presentano Maria sotto la Croce nell’ora di Gesù, il momento culminante della vita di Gesù e della fede di Maria. Maria, che un giorno accolse l’annuncio dell’angelo e concepì nel suo grembo il Figlio di Dio fatto uomo, lo diede alla luce, lo nutrì, l’allevò, lo educò e l’ha seguito discretamente durante la sua vita pubblica, sta sotto la croce del suo Figlio, partecipe del suo dolore e della nostra redenzione. Gesù affida a Lei tutti noi come figli nella persona dell’apostolo Giovanni e l’affida a noi come Madre.
Il Popolo forlivese, come tutto il popolo cristiano, nel corso dei secoli l’ha venerata come Madre del suo Signore e Madre della Chiesa, sotto tanti titoli, originati da circostanze storiche o locali, proclamandola beata, perché ha creduto all’adempimento della Parola del Signore e l’ha invocata da oltre mille anni Madre di misericordia.
Madonna del Fuoco la celebriamo noi, a seguito di quell’incendio, che in quella notte del 1428, distrusse una piccola scuola e risparmiò miracolosamente l’immagine di Maria, qui venerata. Nell’esperienza di Mosè al roveto ardente il fuoco fu il segno, che attirò la sua attenzione e lo condusse all’incontro con Dio per la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù; i Forlivesi furono attratti a Maria dal segno del fuoco.
San Giovanni, nella breve lettura, dalla sua Prima Lettera, ci ha ricordato un altro fuoco: il fuoco dello Spirito Santo, effuso nei nostri cuori per renderci partecipi dell’amore di Dio, che ha mandato il suo Figlio Unigenito, perché noi avessimo la vita per Lui. Dio è amore, afferma, e Gesù è il volto visibile della Misericordia del Padre. Papa Francesco, indicendo un Anno straordinario della Misericordia, ci richiama tutti a contemplare e ad accogliere la Misericordia di Dio e a viverla amando i nostri fratelli, soprattutto i più deboli, poveri, emarginati e sofferenti nel corpo e nello spirito, mettendo in pratica le opere di misericordia corporale e spirituale.
Questa è la nostra Festa, che stiamo celebrando nella gioia; ma, come negli anni passati, non possiamo non collocarla, sia pure brevemente e in modo non esauriente, nella situazione sociale odierna. Avrei desiderato di poter dire che la grave crisi economica, che da troppo tempo affligge tante persone e famiglie e ne condiziona pesantemente la vita, è ormai passata, ma è ancora troppo presto, nonostante qualche timido segnale di ripresa. Sono ancora troppi i disoccupati, i giovani che non vedono ancora un futuro incoraggiante per loro; il tessuto sociale sembra disgregarsi inesorabilmente; stenta a ritornare la fiducia nei nostri concittadini. Come per gli anni passati, dobbiamo constatare che ben più grave è la situazione morale del nostro Paese e non solo (violenze anche all’interno delle mura domestiche, corruzione dilagante, ruberie; vere e proprie barbarie; il disprezzo per la vita propria e altrui; la dignità della persona e della donna umiliata, migliaia e migliaia di persone, che fuggono dalle guerre e dalla fame…); sembra quasi che ci sia, in questi decenni, un proposito più o meno esplicito per demolire i valori fondamentali per la vita della società. Il relativismo pratico e teorico, l’individualismo e il soggettivismo crescenti, sprezzanti della ragione, del buon senso e del bene comune, minano la vita sociale e, purtroppo, si vuole pure far passare tutto questo come conquista di civiltà e di progresso. Ma sono vero progresso e segno di civiltà la cultura e la politica, che non difendono e non tutelano la vita in ogni sua fase, in particolare dei più deboli ed indifesi, cultura e politica che rendono sempre più fragile la famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, cultura e azione politica, che assumono, come criteri, l’emotività, gli egoismi e i desideri come diritti a scapito della ragione, del buon senso e del bene comune? Si finirà per far passare come non civili il rispetto della vita e della persona, la difesa della famiglia sancita anche dalla Costituzione, la ricerca di un lavoro onesto, il riconoscimento del diritto di libertà all’educazione dei figli? A forza di parlare di unioni civili, funerali civili, matrimoni civili, significa forse che matrimoni e funerali religiosi non siano ugualmente civili? Civiltà senza amore non è più civiltà!
Siamo nell’Anno Giubilare della Misericordia; da oltre un millennio Maria è salutata e invocata Madre di misericordia: ha accolto nel suo grembo e dato al mondo il Figlio di Dio, Gesù Cristo, volto visibile della misericordia di Dio invisibile; Ella stessa, nel suo cantico di lode, si è riconosciuta oggetto della Misericordia infinita del Creatore. Anche a noi, come ai servi alle nozze di Cana di Galilea, Maria ripete oggi:Qualsiasi cosa vi dica, fatela. Chiediamo insistentemente la sua materna protezione per tutta la nostra comunità civile e religiosa., perché con la buona volontà e l’impegno di tutti, possiamo vivere in serenità e in pace vera. A Lei raccomandiamo le nostre famiglie, le persone che soffrono nel corpo e nello spirito, i poveri, gli emarginati, i disoccupati, gli immigrati e i carcerati; in particolare affidiamo alla sua cura di Madre della Misericordia i bambini e i giovani, che in questi mesi, anche con la prossima scuola di preghiera, continuano la loro preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia con Papa Francesco, alla fine di luglio.
Per l’intercessione della Vergine Madre, segno di consolazione e di sicura speranza per la Chiesa e l’umanità intera, , cresca la civiltà dell’amore e possano anche i nostri giorni vedere e godere prosperità e pace per tutti i popoli».