Bene, adesso potete finalmente dire che Forlì è brutta

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Ed eccoci arrivati alla lista delle 50 (che poi sono 60) cose da fare a Forlì prima di dire che è brutta.
Principalmente si tratta di pubblicità spudorate di negozi e locali. I nomi sono lì, i proprietari e i loro amici che hanno inviato le proposte saranno soddisfatti visto che è gratis.
Poi ci sono cose che non esistono più (“veder passare un aereo, anche se non ci sono più”; “i concerti di una volta al Naima”, peraltro pubblicità anche questa). Rimane inoltre da chiarire quanto pesi l’effetto nostalgia su tali valutazioni.
Quindi vengono le fotografie, moda hipster del momento (“fotografare l’ex Eridania”, altra cosa che non c’è più; “fotografare i vicoli”), ma c’è anche spazio per la mostra di McCurry, che ha chiuso da un pezzo.
Poi è la volta delle soddisfazioni effimere (“il profumo dei tigli”, “passeggiare col cane”, “andare al mercato”), tutte cose tranquillamente fattibili anche a Villa Sgarruppata o a Borgosailcazzo.
Vengono a questo punto i suggerimenti degli anziani (“andar per orti”, “dar da mangiare alle anatre”), partito di maggioranza nella composizione anagrafica cittadina.
Quindi tocca agli episodi di puro e semplice autolesionismo (“andare a fare i tornanti”, “ammirare la rotonda storta”), sui quali non si può che sorvolare.
Inoltre sono da segnalare la proposta di uno che non ha capito la domanda (“giocare ad Assassin’s creed 2”, ma qui si parlava della Forlì reale del 2016 e non di videogame), quella di un guardone impenitente (“sbirciare i cortili”!) e quella instant-trendy di “ammirare un murales” (si dice ‘murale’, fra l’altro), il primo in 22 secoli di storia della città, innegabile segno del progresso che avanza ad ampie falcate.
Il mio preferito in ogni caso è il tizio che propone come cosa divertente il “parcheggiare in divieto per mangiare un gelato”, intrigante sprone all’illegalità e all’inciviltà, che renderebbe indubbiamente più vivace e frizzante l’atmosfera del luogo.
Insomma, come abbiamo visto non si tratta di cose tanto difficili a realizzarsi; anzi, è altamente probabile che molti di quelli che stanno leggendo le abbiano già fatte tutte e 50 (che poi sono 60) e anche più di una volta.
Bene, adesso potete finalmente dire che Forlì è brutta.


Unioni civili, Renzi: “L’opposizione voleva lo 0-0, ma noi all’ultimo minuto abbiamo trovato il colpo per sbloccare la partita”. ‘Autogol’, Matteo, si chiama ‘autogol’.


Unioni civili, Giovanardi: “Perchè non riconosciamo il legame uomo-cane?”. Il solito che pensa prima di tutto a sè e alla sua famiglia.


New York: Yoko Ono ricoverata, smentite le voci di ictus. Dallo stesso ictus, che ha preso le distanze immediatamente da Yoko Ono.


Ma quando si dice ‘paese Natale’ si intende Betlemme?


Mars: trovata plastica nelle barrette. Era la parte più sana.


Che il dna dell’uomo e della scimmia sono identici al 99%, in certe persone si vede meglio che in altre.


Stendiamo un velo petaloso sul caso del giorno.
Chi ha letto la notizia per intero e in particolare la lettera di risposta della Crusca sa che cosa ha sostenuto l’Accademia: che per accettare nel vocabolario una parola, bisogna che essa venga conosciuta e usata in maniera corrente dagli italiani.
Ora, se un bambino a 8 anni suonati non riesce a formare un pensierino più ficcante e intelligente di “Le margherite sono fiori petalosi, mentre i papaveri non sono molto petalosi”, evidentemente ha qualche problema serio. L’infanzia è l’età dei sogni, della fantasia, della creatività (e dei neologismi, anche se so che molti stenteranno a credermi) e la produzione di un simile aborto linguistico è un chiaro segnale che qualcosa non va.
Arrivando alla conclusione, la Crusca chiedendo di diffondere l’uso di questo termine ci sta consigliando di cominciare a esprimerci tutti come un bambino gravemente ritardato. E per molte persone di mia conoscenza sarebbe pure un netto progresso, lo ammetto. Ma il fatto è che la gran parte di chi condivide la notizia non si è presa il disturbo di leggerla, l’ha considerata come una specie di fiaba, rosa e petalosa, e così se l’è bevuta.
Sono solo cinque giorni che Umberto Eco non c’è più e le sue considerazioni sull’imbecillità dell’utente medio del web ci mancano come mai avremmo pensato.


Se l’Accademia della Crusca mi avesse risposto quando a 5 anni le mandai “Torrume”, “Besoglie” e “Fantafistonico”, adesso riderei io – e voi sareste tutti un po’ meno petalosi. Altrochè.


Il paradosso dei dolci: tirano su il morale, ma tirano giù il molare.


Berlusconi: “Divento vegetariano, non voglio più far soffrire le bestie”. Esce anche dalla politica, quindi?