Mangiatori di plastica

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Gli anni passano ed un problema ambientale apparentemente di poco rilievo e di facile e veloce soluzione continua a rimanere invece insanabile. Tutto ebbe inizio nel novembre 2009 quando a Cesenatico enormi montagne di plastica ridotte in polvere ed abbandonate sul terreno obbligarono la magistratura ad intervenire perché tale materiale disperdendosi nell’ambiente circostante, arrecava pregiudizio ambientale. Il recupero di questo rifiuto, trasformato in materia prima secondaria, garantiva il riutilizzo in edilizia della plastica raccolta e polverizzata miscelandola al cemento per la realizzazione del massetto e delle sotto pavimentazioni, ma l’abbandono a se stesso e la conseguente dispersione nell’ambiente circostante imposero il sequestro di quell’area da parte delle autorità giudiziaria. Nel luglio 2010 poi a causa delle alte temperature s’innescò un processo di autocombustione che obbligò i vigili del fuoco ad intervenire e a tener monitorata l’area per alcuni giorni. Allo stato dei fatti quelle montagne di plastica sminuzzata, in balia delle intemperie, continuavano a creare pregiudizio ambientale tanto è vero che nel febbraio 2011, per evitare la continua dispersione, venne realizzato un fosso di contenimento, che in realtà non confinava davvero quel materiale in polvere ma con le piogge, lo convogliava in un fossato esterno che trasportava quelle polveri plastiche al di fuori di quell’area. Per questo motivo, quegli enormi accumuli plastici, vennero subito dopo coperti da teloni al fine di impedire che le piogge disperdessero sul suolo circostante e poi nei canali di scolo e alla fine del tragitto, in mare, detto materiale come avvenuto fino ad allora. Nel 2013 le coperture sono volate via per poi essere riposizionate nel 2014 ma oggi quell’area è ritornata ad essere scoperta e nonostante gli anni passino, quel materiale continua a rimanere ancora in balia delle intemperie che lo disseminano nell’ambiente circostante. Sebbene la plastica sia un rifiuto speciale non pericoloso, quando ridotta in polvere e dispersa nell’ambiente e nelle acque, a causa della sua biodegradabilità millenaria, aggrava notevolmente la sua pericolosità inquinante arrecando un notevole e duraturo pregiudizio ambientale. La plastica che finisce in mare infatti, entra a far parte della catena alimentare dei pesci, quindi dell’uomo, destinato in futuro a diventare forse, un “mangiatore di plastica”. Per vedere il video cliccare sull’immagine in alto.

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Nato a Rimini nel 1970, giornalista investigativo si occupa soprattutto di Ambiente, Sicurezza Lavoro, Balneazione, Archeologia industriale. Ha lavorato 4 anni a La Voce di Romagna ed alcuni mesi al Corriere Romagna. Da 5 anni è freelance. Archivia tutti i video servizi sulla pagina pubblica Youtube “LaVoceRomagnola”.