Il Polo chimico di Ravenna

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(Le voci degli operai sono tratte dalla video intervista: “Ex operai raccontano: Polo Chimico e Porto a Ravenna”).
Tutta l’area industriale e chimica è situata in un ambiente territoriale “sensibile” per la presenza della zona turistica lungo la costa, di un sistema idrico caratterizzato dalla Piallassa della Baiona e Piomboni e di una pineta. La città di Ravenna è situata in direzione sud-ovest a pochi chilometri dall’area industriale che all’estremità nord/nord-Ovest confina con il Parco del Delta del Po. Per fare fronte alle necessità produttive, l’area possiede un bacino portuale, situato lungo il Canale Candiano che collega Ravenna al Mare Adriatico per l’attracco di navi fino a 40.000 tonnellate. Le infrastrutture all’interno dell’area ( 227 ettari) prevedono 55 km di rete ferroviaria ed oltre 25 di rete stradale interna. Le numerose e diverse attività produttive all’interno dell’area fanno capo prevalentemente al settore della chimica, spaziando dalla produzione di resine e PVC, gomme, fertilizzanti, materie plastiche alla produzione del nero carbonio oltre che, alla fornitura di servizi ambientali connessa alle stesse attività produttive. Considerando i valori medi del triennio 2005/07, nell’area vengono fabbricati 21.000.000 di tonnellate dei suddetti prodotti attraverso il ricorso a circa 3.600.000 tonnellate di materie prime ( combustibili, additivi vari, solventi organici, acidi, oli, polimeri, ammoniaca) e circa 398.000 TEP di energia. Il fabbisogno idrico delle aziende del Polo industriale e chimico di Ravenna viene soddisfatto prevalentemente dai prelievi del Canale Candiano soprattutto per le acqua di raffreddamento. I prelievi totali si aggirano sui 400 milioni di metri cubi annui il 98% dei quali sono destinati al raffreddamento. Riguardo alla fornitura di servizi ambientali connessa alle stesse attività produttive è bene ricordare che i rifiuti prodotti dalle imprese vengono smaltiti tramite termodistribuzione ( inceneriti e bruciati ad oltre 950°C) e/o conferimento in discarica. Herambiente attraverso 3 inceneritori tratta 3 tipologie diverse di rifiuti: gli sfiati non clorurati, i gas clorurati e i rifiuti speciali industriali anche pericolosi. Tale processo produce mediamente i seguenti scarti:
Residui solidi: le cosiddette ceneri, che, dipendentemente dalla composizione dei rifiuti in entrata, si aggirano intorno al 20-30 % in peso dei rifiuti in ingresso. Le ceneri devono essere inviate in discarica.
Fumi della combustione: oltre al monossido di carbonio, nei gas provenienti dalla combustione dei suddetti rifiuti vengono prodotti anidride solforosa, benzene, biossido di azoto, particolato ed ozono.
La media dei rifiuti non pericolosi prodotti annualmente è di 40.000 tonnellate mentre quella di quelli pericolosi si aggira sulle 15.000 tonnellate annue. La contaminazione del suolo all’interno dell’area fino al 2005 era in ben 12 siti perché accertato uno stato di alterazione delle caratteristiche naturali del suolo da parte di inquinanti presenti in concentrazioni superiori i limiti di legge. Gran parte dei siti sono stati oggi bonificati. Gli scarichi idrici trattati ed immessi in acque superficiali nello stesso periodo si aggirano sui 95 milioni di tonnellate.

Articolo e videoservizio pubblicato anche nella pagina Facebook LaVoce Romagnola

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Nato a Rimini nel 1970, giornalista investigativo si occupa soprattutto di Ambiente, Sicurezza Lavoro, Balneazione, Archeologia industriale. Ha lavorato 4 anni a La Voce di Romagna ed alcuni mesi al Corriere Romagna. Da 5 anni è freelance. Archivia tutti i video servizi sulla pagina pubblica Youtube “LaVoceRomagnola”.