Padri e figli

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Il presidente del consiglio è giustamente preoccupato per la delegittimazione del sistema finanziario e politico innescata dalla “piccola crisi” bancaria. Né si salveranno dalla delegittimazione le opposizioni parlamentari con le loro mozioni di sfiducia, anch’esse strumenti usurati di dinamiche trite e obsolete: la sfiducia i cittadini ce l’hanno in blocco verso tutti. Ma questa vicenda triste presenta anche un ulteriore risvolto: il rapporto fra le generazioni. Una generazione matura vive nella provincia ricca e sfrutta la politica e i polmoni finanziari esistenti in loco per vivere ancora meglio, senza andar troppo per il sottile; non è una storia toscana: è una storia italiana.

I figli di questa generazione, a un certo punto, si trovano a fare i conti con tale scomoda eredità, che pure all’inizio li ha di sicuro favoriti. E devono giudicarla. Ho pensato al lascito dei padri della mia generazione: guerre assurde in Albania, Africa, Russia, per una parte anche Resistenza. E, dopo, tanto lavoro per riscattarsi e per ricostruire. Con successi e fallimenti. E poi, infine, ho riflettuto sull’eredità della mia generazione: che cosa lasceremo? Come vorremo essere ricordati? Riuscirò ad essere per i miei figli quello che i miei genitori sono stati per me, nella memoria e nell’esempio? Ecco, il caso presente interpella ciascuno di noi ed esige da noi una risposta: di verità.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.