schiuma mare

In Emilia Romagna il controllo microbiologico delle acque di balneazione ai fini della tutela della salute dei bagnanti è purtroppo inutile visto che tale obiettivo viene, nell’80% dei casi, disatteso. Nell’intero arco della stagione estiva 2015 l’ordinanza sindacale di chiusura temporanea della balneazione è stata emessa per ben 18 volte su 23 quando però il pericolo, analisi alla mano, era già rientrato, quando l’acqua era tornata pulita; in alcuni casi poi, tale provvedimento è stato emesso “oggi” quando le analisi attestavano il rientro dei valori entro i limiti di legge già da “ieri”.

Sono quindi solo 5 le volte che invece l’avviso ai bagnanti è scattato quando ancora i valori analitici confermavano il pericolo, perché duraturo, ragion per cui gli ignari turisti si sono comunque immersi in acque igienicamente pericolose per alcuni giorni prima di venirne a conoscenza dei rischi igienico sanitari. Ma all’inutilità di questo servizio di tutela della salute pubblica che avvisa otto volte su dieci a pericolo ormai passato, si devono purtroppo aggiungere pure altri 4 casi in cui, inspiegabilmente, la chiusura temporanea della balneazione non è scattata affatto nonostante la legge ed i gravi pericoli per la salute della comunità lo imponessero.

I casi sotto accusa riguardano le acque marine riccionesi degli specchi d’acqua balneabili denominati: Foce Marano 50m S con 3 sforamenti (Eschierica coli ben 12 volte oltre i limiti di legge ma oltre i limiti pure gli Enterococchi intestinali) dei prelievi del 17 e 18 agosto; Porto Canale 100m N con 1 sforamento nel prelievo del 15 giugno; Porto Canale 100m S con 1 sforamento nel prelievo del 17 agosto. Quelli sopraindicati sono fatti documentali ed è tutto scritto trasparentemente nelle ordinanze sindacali di chiusura temporanea della balneazione pubblicate sul sito web di Arpa accanto a tutti i risultati delle analisi microbiologiche della stagione estiva 2015.

Ma un apparato che controlla regolarmente, attraverso personale qualificato, le acque balneabili lungo quasi 100 km di costa romagnola utilizzando mezzi e risorse pubbliche, da chi è gestito e come funziona? La gestione della balneazione ai fini della tutela della salute dei bagnanti è affidata all’assessorato regionale politiche per la salute, che la esercita avvalendosi delle Province (individuazione e classificazione delle acque di balneazione), dei dipartimenti di sanità pubblica locali che operano a supporto dell’autorità sanitaria (Sindaco), di Arpa (monitoraggio delle acque, analisi dei campioni e gestione informazione web) e che riferisce al ministero della salute.

La rete di monitoraggio regionale delle acque di balneazione dell’Emilia-Romagna è composta da 93 punti che sono distribuiti come segue: 20 a Ferrara, 25 a Ravenna, 11 a Forlì Cesena e 37 a Rimini, per una densità media di un punto ogni 1,1 km di costa balneabile circa. I campioni raccolti dal personale ed analizzati nei laboratori sono, ogni stagione, più di 1100, inclusi anche quelli che precedono e seguono la stagione balneare quando non ancora “attivata”. L’iter di tutela in caso di pericolo è lineare e lega le 3 istituzioni incaricate dei controlli l’una all’altra dalla condivisione e dall’invio dei documenti e dai relativi provvedimenti che dovranno poi inevitabilmente seguire.

La procedura inizia dai prelievi ed analisi Arpa i cui risultati poi vengono inviati all’Ausl territorialmente competente la quale dovrà poi trasmettere al sindaco la proposta di chiusura temporanea della balneazione. Il sindaco non potrà far altro che emettere il provvedimento a tutela della salute pubblica facendo obbligatoriamente esporre i cartelli di avviso direttamente sulla battigia al fine di informare le persone del pericolo igienico sanitario. Così come le sole analisi di rientro nella norma, seguendo lo stessa trafila Arpa-Ausl-Sindaco consentiranno al primo cittadino la revoca immediata della chiusura della balneazione.

Rimane il cruccio di capire cosa sia successo dopo i rilevamenti Arpa fuori norma perché giornalisticamente non è possibile sapere chi abbia eventualmente omesso atti d’ufficio funzionali alla tutale della salute pubblica; se sia stata l’Ausl a non aver ottemperato all’obbligo di inviare al sindaco la proposta di chiusura temporanea della balneazione dopo aver ricevuto i risultati sforanti di Arpa o se sia stata inizialmente Arpa a non aver avvisato l’Ausl, anche se stranamente sul sito web ha pubblicato i risultati di rientro senza chiedersi da cosa, oppure se sia stato invece il primo cittadino Renata Tosi a non emettere il provvedimento, dopo l’eventualmente proposta Ausl di chiusura della balneazione a causa di risultati analitici che per ben 4 volte ed in 3 diverse acque marine balneabili attestavano il pericolo per la salute delle persone.

L’unica cosa certa è che Arpa ha certificato lo sforamento dei limiti di legge senza che però ne seguisse la doverosa chiusura della balneazione ed il conseguente avviso ai bagnanti, la cui non ottemperanza, è bene ricordarlo, configura un reato che punisce “chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dell’autorità per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o d’igiene” (Art 650 c.p.). L’iter legislativo a tutela della comunità non è stato responsabilmente rispettato nonostante lo sforamento degli Escherichia coli nello specchio d’acqua balneabile Foce Marano 50m S datato 15 giugno ( pari a 6131 MPN/100ml – limite 500(MPN/100ml) è stato, per dovere di cronaca, quello più alto dell’estate su tutta la costa romagnola.

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Nato a Rimini nel 1970, giornalista investigativo si occupa soprattutto di Ambiente, Sicurezza Lavoro, Balneazione, Archeologia industriale. Ha lavorato 4 anni a La Voce di Romagna ed alcuni mesi al Corriere Romagna. Da 5 anni è freelance. Archivia tutti i video servizi sulla pagina pubblica Youtube “LaVoceRomagnola”.