Com’è possibile che una città come Forlì, culla di due personaggi straordinari e fondamentali per la storia e lo sviluppo della moderna Medicina quali Girolamo Mercuriali e Giovanni Battista Morgagni, quasi mai si fermi a rendere omaggio ai suoi illustri figli, celebri in tutto il mondo? Anche se recentemente qualcosa si è fatto, il caso di Morgagni appare però eclatante. A rimarcarlo è lo stato di sfacelo in cui si trova la casa in cui nacque il padre dell’anatomia, in via Melchiorre Missirini, prima traversa a destra di corso Diaz, a cento metri da piazza Saffi. La via Missirini è delimitata da palazzi storici che ne seguono l’andamento sinuoso, ereditato dal passaggio del Canale di Ravaldino che ancora scorre sotto il manto stradale. Su una lastra di marmo, posta al numero 10, fino a qualche anno fa si potevano leggere queste parole:
QUI / DOVE TROVÒ / POCHI AVANZI DELLA CASA / DI / G. B. MORGAGNI /
IL MUNICIPIO / Q.M.P. / 1873
Da qualche tempo la lapide, forse un po’ per pudore, forse per timore che crollando a terra avrebbe potuto ferire qualche passante, è stata rimossa e riposta all’interno del fatiscente edificio. Non fa certo onore alla città che la casa di un suo così glorioso figlio versi in stato di totale degrado e abbandono. Oltretutto il problema non è recente. Già nel 1928, Ettore Casadei nella sua impareggiabile guida “Forlì e Dintorni” ne scriveva: “Qui sono gli avanzi della casa…

Forse non tutti sanno che proprio di fronte a casa, nel 1696, il quattordicenne Giovanni Battista rischiò l’annegamento nelle acque del Canale di Ravaldino. Così egli stesso descrisse il drammatico episodio in un’annotazione a margine della sua autobiografia:
«Non ebbe in tutta la vita che una sola acuta malattia in età d’anni sei, che lo pose in estremo pericolo. Ma più evidente pericolo corse in età di quattordici anni sdrucciolando dalla riva in un canale gonfio d’acqua, che via sel portava, e già poco era lontano da strascinarlo sotto lunghe ed scurissime volte, dove senza esser veduto non che aiutato da alcuno, di necessità doveva affogarsi, quando a caso quel solitario luogo passando un uomo a lui ignoto, ed accortosi del pericolo, senza perder un momento di tempo gettossi nell’acqua, il raggiunse, e il ricondusse alla riva. Verso il qual uomo e sinché visse, e morto che fù, conservo poi egli sempre quasi verso nuovo padre una liberale e tenera gratitudine».
Il tratto del canale in questione è individuabile in quello che allora scorreva allo scoperto poco prima del Palazzo Comunale, ossia in prossimità di Casa Morgagni. L’ignoto passante non poteva certo immaginare che, salvando casualmente la vita a un giovane ragazzo, avrebbe accelerato il progresso della Medicina moderna!

Il 5 dicembre 1771 a Padova moriva Giovanni Battista Morgagni il “principe degli anatomisti” (tratto da “Storia di Forlì. Dalla preistoria all’anno Duemila” di Mario Proli, Sergio Spada, Marco Viroli, «Il Ponte Vecchio», Cesena, 2014).
Per lungo tempo a Forlì, come nel resto d’Italia, imperversarono certe figure di praticoni e di guaritrici, spesso accusati dalla Chiesa di magia, che vivevano ai margini dell’ufficialità, pur essendo molto conosciuti dal popolo che li riconosceva come punto di riferimento per le più disparate problematiche: dalle faccende di cuore al malocchio e ovviamente anche alla salute. Le antiche credenze popolari continuavano a essere connesse a elementi naturali e non bastavano i numerosi interventi vescovili a frenare pratiche poco ortodosse e non compatibili con la dottrina e la morale cattolica. Ma i lumi della ragione stavano sorgendo e con essi stavano nascendo uomini nuovi che avrebbero rivoluzionato il pensiero e il modo di vedere il mondo.
Uno di questi fu certamente Giovanni Battista Morgagni, nato a Forlì il 25 febbraio 1682 da una ricca e nobile famiglia. All’età di sette anni restò orfano di padre, pertanto la madre dovette sostenere enormi sacrifici per conservare e gestire il patrimonio di famiglia, al fine di assicurare studi di primo livello all’unico figlio. Il giovane non deluse le aspettative, evidenziando grande predisposizione e interesse verso filosofia, botanica, scienze e medicina. Morgagni compì gli studi universitari a Bologna, allievo di Antonio Maria Valsalva, grande discepolo di Marcello Malpighi.
Nel 1707 fu costretto a lasciare la città felsinea e a trasferirsi a Venezia, attratto non solo dalla libertà che la Repubblica della Serenissima offriva ai suoi insegnanti, ma anche dalla disponibilità di libri rari che avrebbe potuto facilmente consultare. Nel 1709 Morgagni esercitò poi a Forlì come medico pratico e nel 1714 ottenne la cattedra di Medicina e Anatomia all’Università di Padova.
Nel 1761 pubblicò il suo massimo contributo alla medicina, De sedibus et causis morborum per ana-tomen indagatis, in cui stabiliva la correlazione tra osservazione anatomica e pratica clinica, spostando l’accento dallo studio della natura della patologia a quello della sua sede. Lo studioso forlivese aveva intuito che le malattie modificano gli organi del corpo umano, lasciando una traccia ben precisa. Fondò così l’Anatomia patologica e si dedicò allo studio dell’evoluzione anatomica degli organi del malato. Nella sua attività di ricerca usò sistematicamente il metodo sperimentale, a cui fecero riferimento successivamente i suoi allievi che lo diffusero in tutto il mondo scientifico. Oltre che uomo di scienza fu abilissimo e ricercatore clinico medico. Personalità eclettica e di vasta cultura umanistica, scienziato geniale e moderno, Giovanni Battista Morgagni fu anche latinista, archeologo, botanico e storico. Morì a Padova il 5 dicembre 1771.

Il monumento a Giovanni Battista Morgagni
(tratto da “Forlì. Guida alla città” di Marco Viroli e Gabriele Zelli, Diogene Books, Forlì 2012).

A Forlì, in piazza Morgagni, di fronte al Collegio dei Padri della Missione, oggi sede degli uffici della Provincia di Forlì-Cesena, si trova il monumento a Giovanni Battista Morgagni, opera dello scultore livornese Salvino Salvini, donata nel 1875 alla città dal medico Camillo Versari. La statua, in marmo bianco di Carrara, raffigura il grande scienziato in piedi, mentre regge un teschio nella mano sinistra e un bisturi nella destra. L’opera del Salvini fu collocata su un basamento rivestito di marmo, realizzato dallo scultore forlivese Apollodoro Santarelli. Nel 1929 venne trasferita in piazza dal cortile del Collegio dei Padri della Missione, dopo esser stata restaurata su progetto dell’architetto-scultore Roberto De Cupis, il quale disegnò anche la monumentale cancellata in ferro, realizzata dalla ditta Lombardi di Forlì, e i relativi fittoni che, per un certo periodo, la protessero. La cancellata fu successivamente fusa a scopi bellici mentre i fittoni finirono sotto il portico d’ingresso del Duomo dove tuttora si trovano. Dopo i lavori di sistemazione dell’area e del monumento, l’inaugurazione della nuova piazza Morgagni si tenne il 24 maggio 1931.
Recentemente il monumento è stato di nuovo oggetto di un’accurata azione di risanamento, eseguita a spese del Rotary Club cittadino, sotto il coordinamento dell’architetto Roberto Pistolesi. Nel 1989 era stato un altro club service, il Lions Club Forlì Host, a farsi carico di un analogo intervento.

La Rubrica Fatti e Misfatti di Forlì e della Romagna è a cura di Marco Viroli e Gabriele Zelli

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Marco Viroli, scrittore, copywriter e giornalista pubblicista, è nato a Forlì nel 1961. Laureato in Economia e Commercio, nel suo curriculum vanta una pluriennale esperienza di direzione artistica e organizzazione eventi. Dal 2006 al 2008 ha curato le rassegne “Autori sotto la torre” e “Autori sotto le stelle” e, a cavallo tra il 2009 e il 2010, si è occupato di relazioni esterne per una fondazione di arte contemporanea. Tra il 2010 e il 2014 ha collaborato con “Cervia la spiaggia ama il libro” e con “Forlì nel Cuore”. Autore di numerose prefazioni, dal 2010 cura la rubrica settimanale “mentelocale” su «Diogene», di cui, dal 2013, è direttore responsabile. Nel 2013 e nel 2014, ha seguito come ufficio stampa rispettivamente le campagne elettorali degli attuali sindaci di Dovadola (FC) e Forlì. Dal 2013 collabora con l’agenzia di comunicazione integrata PubliOne, inoltre tra il 2014 e il 2016 è stato addetto stampa della squadra di volley femminile forlivese, che milita nei campionati nazionali di serie A. Nel 2003 ha pubblicato la prima raccolta di versi, Se incontrassi oggi l’amore. Per «Il Ponte Vecchio» ha dato alle stampe Il mio amore è un’isola (2004) e Nessun motivo per essere felice (2007). Suoi versi sono apparsi su numerose antologie, tra cui quelle dedicate ai Poeti romagnoli di oggi e… («Il Ponte Vecchio», 2005, 2007, 2009, 2011), Sguardi dall’India (Almanacco, 2005) e Senza Fiato e Senza Fiato 2 (Fara, 2008 e 2010). I suoi libri di maggior successo sono i saggi storici pubblicati con «Il Ponte Vecchio»: Caterina Sforza. Leonessa di Romagna (2008), Signore di Romagna. Le altre leonesse (2010), I Bentivoglio. Signori di Bologna (2011), La Rocca di Ravaldino in Forlì (2012). Nel 2012 è iniziato il sodalizio con Gabriele Zelli con il quale ha pubblicato: Forlì. Guida alla città (Diogene Books, 2012), Personaggi di Forlì. Uomini e donne tra Otto e Novecento («Il Ponte Vecchio», 2013), Terra del Sole. Guida alla città fortezza medicea (Diogene Books, 2014), I giorni che sconvolsero Forlì («Il Ponte Vecchio», 2014), Personaggi di Forlì II. Uomini e donne tra Otto e Novecento («Il Ponte Vecchio», 2015). Nel 2014, insieme agli storici Sergio Spada e Mario Proli, ha pubblicato per «Il Ponte Vecchio» il volume Storia di Forlì. Dalla Preistoria all’anno Duemila.