Eloisa Mineccia regista di Anima senza confine al TurinLiveFestival

Anima senza confine dietro alla regia di Eloisa Mineccia si è classificata al 1° posto per la sezione Teatro al TurinLive Festival 2015

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Eloisa Mineccia nasce a Bologna il 13 ottobre 1984. Dopo aver ottenuto il diploma al liceo socio-psicopedagogico di Bologna, l’Istituto Laura Bassi, si iscrive all’università alla facoltà di lettere. Nel 2007 si unisce ad una compagnia teatrale amatoriale: il gruppo si propone di utilizzare il teatro e i suoi linguaggi come mezzo di aggregazione, come punto di ritrovo e d’incontro di realtà diverse per età, etnia, pensieri politici. Partendo da un canovaccio inedito prodotto dalle registe, tutti i partecipanti hanno modo di esprimere in scena la propria individualità. Conseguita la laurea triennale, si iscrive, sempre all’Alma Mater Studiorum, alla laurea magistrale di italianistica. Durante questo periodo svolge un tirocinio all’Ufficio Stampa del dipartimento di musica e spettacolo del Dams di Bologna, entrando in contatto con diverse realtà artistiche. A partire dal 2011 comincia una collaborazione col regista, nonché professore, Giuseppe Liotta della compagnia Trame Perdute. Si tratta di un progetto di grande intensità, un monologo tratto dal testo di Gregorio Scalise Marilyn 5 Agosto ed interpretato dall’attrice Martina Marinaz Valentini: Eloisa qui affiancherà Liotta come aiuto regista e durante lo spettacolo anche nella gestione delle musiche, la collaborazione si protrarrà fino al 2014 portando lo spettacolo in varie piazze d’Italia e all’estero.

Nel 2012 si laurea con una tesi dal titolo la letteratura in tavola. Dal 2014 diventa regista della lettura teatrale dell’evocativo testo Anima senza confine di Martina Valentini Marinaz, scrittrice ed attrice. Lo spettacolo ha fatto il suo debutto l’8 febbraio 2015 Trieste, con Eloisa Mineccia come regista e tecnico luci. Attualmente è impegnata come aiuto regista e organizzatrice del progetto “Scene da parco della luna” (Bologna) come assistente alla produzione e alla regia. Attualmente collabora attivamente con mvm Arts come regista, organizzatrice, ufficio stampa.
Anima senza confine dietro alla regia di Eloisa Mineccia si è classificata al 1° posto per la sezione Teatro al TurinLive Festival 2015. Il TurinLiveFestival non è solo un festival, ma un progetto che, in virtù di un forte intreccio tra le diverse discipline in concorso, si propone di valorizzare la creatività e la passione per l ‘arte di tutti gli artisti protagonisti. La serata di Gala si svolgerà giovedì 3 dicembre alle ore 20,30 al Teatro San Paolo in Via Berton 1, Rivoli (TO).

Anima senza confine. Monologo scritto e interpretato da Martina Valentini Marinaz regia Eloisa Mineccia musiche Giò Manzardo, voce fuori campo Emanuela Montagna, scenografia e dipinti Michele Angelicchio, immagini Alessia Flora, Anno di produzione 2013. Lingua italiano. Siae testo e musiche tutelati.
Al TurinLiveFestival è stato rappresentato un estratto dello spettacolo della durata di 15 minuti, come richiesto dal Concorso, mentre lo spettacolo completo dura circa 1 ora. La storia ci insegna a vivere il presente con consapevolezza, gettando un occhio critico verso il futuro, cercando di evitare gli errori passati commessi e assicurare un’educazione ai nostri figli fondata sull’onestà. L’esodo, le foibe, il massacro degli italiani in Istria. Una parentesi aspra e dura della nostra storia e le nuove generazioni hanno il dovere di conoscerla e ricordare con rispetto le persone che in questa triste vicenda persero la vita. Non vuole essere una lezione di storia, ma il racconto di un’esperienza realmente vissuta.

Il testo. Anita, donna di umili origini, ripercorre alcune strade importanti della sua vita, dall’infanzia trascorsa in Istria fino ad arrivare al momento in cui decise di lasciare la sua terra per raggiungere l’Italia. Dalla povertà, alla lotta per l’amore della sua vita, dalla guerra alle foibe, dall’esodo al riscatto. “.. E’ il respiro di una grande donna chiamata libertà. La bora è la sua anima, senza confine.” Il linguaggio semplice e quotidiano lascia spazio a momenti molto intimi e a tratti poetici. In apertura, infatti, una voce fuori campo avvolgerà il pubblico in un’atmosfera quasi magica, raccontando la forza e l’anima della Bora, per poi imbattersi quasi improvvisamente nella realtà di Anita, la quale inizia a raccontare alcuni aneddoti della sua infanzia. “Si camminava nel fango. Ma veramente. Andavamo a piedi a scuola e la strada non era mica asfaltata … nemmeno la ghiaia. Solo fango.” Il linguaggio diventa più ruvido, non è teatrale né poetico, ma vero. “Avevi paura di vivere. I partigiani stavano nascosti, lì, e se vedevano un tedesco passare per le strade del paese. Bam! Lo ammazzavano! Perché era una guerra. E quando questo succedeva, i tedeschi ricambiavano il loro odio bruciando paesi e massacrando civili. E io ero una civile. Paura di vivere. Ecco com’era. Non sapevi chi poteva aggredirti, da dove.” Anita prosegue, tra musica che emoziona e registrazioni audio storiche toccanti, raccontando la sua incredibile vita. La storia d’amore con Nereo, il difficile rapporto con la famiglia di quest’uomo tanto amato… tutto viene descritto ora con disincanto e durezza, ora rivivendo vividamente sulla pelle quei sentimenti mai assopiti. Poi l’incubo. “Spesso guardavo il sole e pregavo che rimanesse lì, che non se ne andasse. Invece, beffardo, ci lasciava soli e la terra piombava nell’oscurità più profonda. Era questo il momento della giornata in cui l’angoscia si accendeva come una fiamma improvvisa.” Nemmeno la radio al massimo volume riusciva a coprire le urla strazianti di dolore… di tortura… di accuse… di odio… di disperazione. Succedeva a due passi da casa nostra. Usavano qualsiasi mezzo pur di far parlare chi non aveva altro da dire se non “cosa volete da noi? Non abbiamo fatto nulla… non abbiamo fatto nulla”. Erano italiani e questo bastava”.

Seguito da una coraggiosa decisione: partire. Tutto addosso e nelle valige di cartone. Non potevamo dare nell’occhio e destare sospetto. Dovevamo invece aiutare il destino. Scriverlo con mani tremanti. Eh si, avevamo paura. Stavamo per saltare nel vuoto. Ma sai cosa? In fin dei conti, non abbiamo aspettato troppo. Abbiamo agito. Vissuto. Ogni brivido… ogni vertigine… con istinto misto a consapevolezza. Che binomio eh? Testa e pancia. Mente e cuore. Paura e coraggio. Unione di tutto ciò che era ed è necessario. Lanciarsi nel vuoto con consapevolezza. E lanciandoci ci tenevamo per mano, stretti stretti. Niente carezze, nessun abbandono. Le nostre mani erano avvinghiate l’una all’altra con forza. Nessuno avrebbe potuto separarci in quel momento. Quella strada verso il confine pareva infinita e il battito impazzito del cuore faceva a pugni con il mio corpo, costretto all’immobilità, all’apparente calma e normalità.

Normalità! Stavamo per sconvolgere le nostre vite e i nostri visi erano paralizzati. Siamo stati davvero bravi! La nostra apnea finalmente iniziò a venire meno quando iniziammo a riconoscere il paesaggio che indicava la fine di un paese. “Tutto quello che ti ho raccontato, non vuole essere una lezione di storia, ma di vita. L’ho fatto perché tu non dimentichi quello che è stato, quello che ho vissuto; perché desidero che tu sappia da dove vieni. Ma più di ogni altra cosa, voglio che tu capisca, che tutto il dolore si può sopportare, se solo lo vuoi. Nulla sarà come prima. Ma questo fa parte della vita. E tutto ciò che accade intorno e dentro di te contro il tuo volere, lo puoi trasformare. Tutti i chili di sale mangiati in questi anni servono ad affrontare la vita con una nuova forza. E con orgoglio. Devi ricordarti sempre di tenere salda la tua dignità e con essa ciò che realmente sei e ciò che più desideri in questa esistenza. Non abbiamo vite di riserva”.
http://www.mvm-arts.com/index.php/it. http://www.turinlivefestival.it/
http://www.culturanostop.it/.

Rosetta Savelli

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Rosetta Savelli coltiva da sempre l'amore per la musica, la letteratura e l'arte. Ha pubblicato 4 libri: un racconto, una raccolta di poesie e due romanzi. Ha partecipato a numerosi concorsi letterari ottenendo riconoscimenti e pubblicazioni. Il suo romanzo "La Primavera di Giulia" è stato pubblicato dal Ponte Vecchio in Cesena nel 2006. Il racconto "Iris e Dintorni" e la raccolta di poesie "Le Magie che mi soffiano lontano" sono stati pubblicati nel 2002 dalla Firenze Libri e sono stati presentati alla 55° Fiera del Libro di Francoforte nel 2003. Nel 2009 ha partecipato al Premio Letterario Firenze per le Culture di Pace, dedicato a Tiziano Terzani ed è stata inserita nel volume antologico "Racconti per la Pace" con il racconto "Il Mondo nella piazza davanti a casa mia". Nel 2014 ha partecipato al Concorso Big Jump con il suo ultimo romanzo pubblicato in Amazon “Celeste (Da qui a Hollywood la strada è breve)” risultando 15° fra 220 concorrenti. Nel mese di ottobre 2015 Rosetta Savelli ha vinto il III° Premio alla V° Edizione del Premio Kafka Italia 2015 in Gorizia, presso Kulturni C Lojze Bratuž, con il Racconto “Iris e Dintorni” edito nel 2003 dalla Firenze Libri. Nel mese di aprile 2017 Rosetta Savelli insieme all'artista Daniele Miglietta ha vinto il Premio della Critica in occasione della I°Edizione del Concorso online “Poesia a Colori”. Rosetta Savelli ha partecipato con la poesia “Se sei donna ti diranno che ti manca” abbinata all'opera pittorica di Daniele Miglietta “Sleeping on flowers”. Collabora con la rivista di arte contemporanea "Juliet art magazine" con sede a Muggia (Trieste) e diretta da Roberto Vidali. Collaborazione nata nell'anno 2014 e tutt'ora in atto.