Palazzo Albertini

S’inaugura alle ore 17,00 di sabato 31 ottobre, a Palazzo Albertini in piazza Saffi a Forlì, la mostra “Quando l’arte è F.A.T.A – la Terra“, promossa dall’Associazione Artisti Dovadolesi. Si tratta di un ciclo di quattro mostre, curate da Serena Venturelli e Marisa Zattini, che esplorano fuoco, acqua, terra e aria, gli elementi alla base della vita. La rassegna di quest’anno vuole esplorare i significati più nascosti e personali dell’elemento terra, portando a Forlì opere di Claudio Balestracci, Oscar Dominguez, Giovanni Fabbri, Luca Freschi e Daniele Masini.

Di seguito si riporta il testo introduttivo al catalogo del sindaco di Dovadola Gabriele Zelli.

«Qualcuno potrebbe chiedersi come mai con tanti problemi da affrontare, come ad esempio la crisi e i cambiamenti climatici, Dovadola continua, nel suo piccolo, a investire in cultura. In effetti a volte verrebbe la tentazione di dire che i problemi sono altri, o dire che con la cultura non si mangia, come fece qualche anno fa un ministro italiano incoraggiando tagli a università, centri di ricerca e biblioteche. Ma sono discorsi senza senso. Ormai è noto che i beni culturali sono motivo di sviluppo economico in molti paesi, dal Louvre di Parigi agli Uffizi di Firenze, fino alle piramidi d’Egitto e all’Isola di Pasqua. Piuttosto c’è da chiedersi se ai fanatici che oggi vorrebbero mettere bombe tra le navate della cattedrale di Notre-Dame sia stata data la possibilità di guardare veramente la straordinaria chiesa parigina, di capire cosa rappresenta. O se invece siano stati costretti a passarle davanti, e a vederla come simbolo di una società che li confina a vivere in una bidonville. È su questo che occorre soffermarsi a riflettere per mettere un argine al terrorismo e ai conflitti perché può servire più un affresco di Giotto che un muro fatto per dividere.

Molta gente nei secoli si è uccisa perché non si conosceva abbastanza. La comprensione interculturale può ridurre gli scontri e far nascere nuove forme di fratellanza. Ogni siamo di fronte al viavai continuo di popoli che iniziano a conoscere il patrimonio di culture e di architetture di popolazioni di cui prima ignoravano l’esistenza. La cultura è quindi importante per la comprensione reciproca. Anche se a lungo è stata oggetto di incomprensioni. Fin dall’inizio del XX secolo l’Europa considerava barbara l’arte africana, poi le avanguardie artistiche e le loro provocazioni hanno permesso di scoprire la bellezza delle opere realizzate in quel continente. Oggi, gli scambi di esperienze culturali non eliminano razzismo e xenofobia, ma proprio in un mondo dominato dai conflitti la cultura può avere una funzione positiva ed essere uno, anche se uno soltanto, degli elementi di salvezza per il mondo globalizzato. La conoscenza di altre culture non elimina l’odio e la diffidenza per chi è diverso da noi. Non dobbiamo fingere e pensare che con il contatto culturale si possano salvare i bambini che muoiono di fame in Africa. Ma non dimentichiamo che è stato anche su sollecitazione culturali che tanti volontari sono partiti verso paesi in difficoltà, scoprendo, tramite una cultura differente, che quei popoli erano uguali a loro e a noi.

Se si condivide quanto brevemente accennato si comprende perché il Comune di Dovadola continua a investire in cultura, con la consapevolezza di essere un piccolo ente e avere limitatissime capacità finanziarie ma sostenendo sempre tutte le iniziative che le associazioni locali intendono promuovere e organizzandone in proprio. Anche quest’anno l’appoggio è riconfermato per le mostre promosse dall’Associazione Artisti Dovadolesi, sia quella che ha come protagonisti gli artisti del posto sia la mostra che vede protagonisti gli artisti ai quali è dedicato questo catalogo, che si sono cimentati, per la rassegna “Quando l’arte è F.A.T.A. (Fuoco, Acqua, Terra, Aria)”, con il tema Terra, inteso come il corpo celeste sul quale vivono gli uomini, attualmente l’unico sul quale siamo certi esista la vita. Com’è noto il nome del nostro pianeta trae origine dalla mitologia romana: Terra, “Tellus”, era nell’antica Roma la personificazione della terra nutrice onorata talvolta sotto il nome di Terra Mater (Madre Terra), per lo più identificata con la dea ellenica Gaia.

Non a caso a studiarla in maniera “scientifica” furono i filosofi greci del periodo ellenistico, ai quali si devono molte delle brillanti intuizioni, poi verificate con gli attuali strumenti scientifici, sulla natura del mondo in cui viviamo. In particolare va ricordato il filosofo Pitagora che rafforzò l’ipotesi che già allora circolava che la Terra fosse tonda. Su questo e altri temi per la comprensione del nostro mondo si sono cimentati i migliori scienziati e uomini di cultura, spesso ostacolati con tutti i mezzi a disposizione dal potere costituito, nonché dalle professioni religiose. Fino a quando Nicolò Copernico nel XVI secolo, nel tentativo di migliorare i metodi di previsione del moto della luna e degli altri astri, giunse alla conclusione che la Terra è un pianeta al pari degli altri cinque noti sin dall’antichità: Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno. Gli studi astronomici e scientifici sono successivamente proseguiti, tanto che il 23 luglio 2015 gli scienziati della NASA, l’ente spaziale americano, hanno annunciato nel corso di un’attesissima conferenza stampa la scoperta di un nuovo pianeta molto simile alla Terra a cui è stato dato il nome di Klepler – 452b. Secondo gli stessi scienziati, il nuovo pianeta riceve lo stesso tipo di spettro e intensità di luce che riceviamo noi sulla Terra.

Questo significa che, se ci fosse un’atmosfera e un terreno giusto, potrebbero esserci le nostre specie di piante. Ci si potrebbe anche abbronzare come quando andiamo in vacanza. Peccato che il nuovo pianeta, probabilmente ricco di acqua e in grado di far crescere le piante, sia però lontanissimo. Si trova, infatti, a 1.400 anni luce da noi. Un anno luce corrisponde alla distanza che la luce può percorrere in un anno. Se una navicella spaziale in grado di trasportare esseri umani viaggiasse alla sua velocità verso Klepler 452b, ci vorrebbero 25,8 milioni di anni per arrivarci. Per contestualizzare questa cifra ricordo che i primi ominidi comparvero “solo” 2 milioni di anni fa. Per ora, quindi, non possiamo che limitarci a osservare Kepler, presunto gemello della Terra, da lontano. Conviene allora impegnarsi per salvaguardare il nostro pianeta sia per quanto riguarda gli aspetti sociali sia per quelli atmosferici. Una mostra come questa promossa dall’Associazione Artisti Dovadolesi può essere uno strumento per sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica su questi temi».

Gabriele Zelli sindaco di Dovadola consigliere provinciale con delega alla cultura

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.