Lega all’attacco: “Premio Pinocchio a Di Maio. La teoria Gender entra nelle scuole”

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Premio Pinocchio a Marco Di Maio che nei giorni scorsi ha negato che nella riforma della scuola di Renzi siano inseriti riferimenti alla teoria gender, pur dissimulati. Mentre è vero il contrario” lo afferma in una nota il consigliere regionale della Lega Nord Massimiliano Pompignoli, che aggiunge: “nella cosiddetta legge sulla ‘buona scuola’, al comma 16 dell’articolo 1 si richiama il ‘Piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere’, già previsto dalla norma sul ‘femminicidio’, che contempla, tra gli obiettivi della programmazione didattica delle scuole di ogni ordine e grado, la prevenzione della violenza contro le donne e la discriminazione di genere. E’ quest’ultimo passaggio, la ‘discriminazione di genere’, il grimaldello studiato a tavolino per introdurre la teoria ‘gender’ nell’educazione scolastica, imposizione tutta ideologica contro la quale si stanno impegnando associazioni di genitori e famiglie”

È evidente – continua l’esponente del Carroccio – il tentativo dell’onorevole del Pd di confondere le acque e di delegittimare le buone ragioni di chi si sta mobilitando per evitare che questa teoria, fortemente sostenuta dalle associazioni LGBT (Lesbiche, gay, bisessuali, transessuali), entri nelle scuole trasmettendo alcuni principi sul ‘genere’, che, secondo i sostenitori di questa teoria, sarebbe una condizione psicologica, sociale e culturale, in evoluzione nel tempo e passibile di cambiamenti radicali. Insomma, secondo i propugnatori del ‘gender’, essere uomini o donne non è un dato basilare dell’identità, nella famiglia e nella società i ruoli sono fluidi perché la famiglia naturale è uno stereotipo culturale, fino a sfociare nella desessualizzazione della genitorialità. Ed è evidente che i luoghi dove è indispensabile penetrare con queste idee sono la scuola e i mezzi di comunicazione, dove deve essere silenziato chi non è d’accordo con questa vera e propria deriva ideologica che snatura i punti fondanti della nostra società”.

Di qui – conclude Pompignoli – la necessità inderogabile che questo progetto emerga con chiarezza e che le associazioni dei genitori e le famiglie rivendichino la propria responsabilità educativa, soprattutto su certi argomenti, in collaborazione con la scuola, esercitando il diritto a essere correttamente ed esaurientemente informati sui contenuti dei progetti educativi attinenti la sfera affettivo-sessuale e su chi propone e illustra la lezione. Alcuni progetti, infatti, potrebbero mascherare, sotto frasi all’apparenza innocue, i temi dell’ideologia ‘gender’”.