don erio castellucci arcivescovo

Non avevo mai assistito a un’ordinazione episcopale e presumo che non mi accadrà più nulla vita. È un rito toccante, che pesca in un passato remotissimo: la lettera del Papa mostrata al pubblico (per dire che è vera), l’anello, la mitra, il pastorale, lo sguardo commosso dei colleghi, il cardinale seduto su una sedia manzoniana: cose di/da un altro mondo. Poi c’è l’impatto della modernità: non siamo in Duomo, ma in un palazzo dello sport, con tanto di megaschermi; il latino è limitato ai canti; i preti fotografano col cellulare mentre passa “l’eletto” e il coro intona il Te Deum.

Decisamente, i piani si sovrappongono; e potrebbero pure produrre un effetto vagamente kitsch. A ricomporli bastano le parole del vescovo Lino, commosso pastore che viene da Modena e che ora vede uno dei suoi sacerdoti migliori e più brillanti partire proprio per la sua terra d’origine; e quelle del vescovo Erio Castellucci. Erio scrive e parla un italiano piano e raffinato, comprensibile e colto: parte dagli occhi delle donne del Vangelo e dalle figure straordinarie di due donne “nostre”, testimoni di carità: Benedetta Bianchi Porro e Annalena Tonelli. E poi va diritto al popolo, ai malati, ai suoi parrocchiani. Sguardi e volti attuali, non antichi; laici, non curiali. “Collaboratori della vostra gioia” sarà il suo motto: praticamente, un programma.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.