La Lega Nord evidenzia anomalie nella gestione del caso dell’azienda faunistica venatoria romagnola, dove la Regione potrebbe essere stata “scavalcata” nelle sue funzioni dalla Provincia di Forlì e Cesena, nella destituzione del legittimo direttore dell’AFV. La Regione aveva fatto sentire la propria voce, all’indomani del decreto numero 40 della Provincia di Forlì-Cesena, che, di fatto, tagliava fuori dai giochi il legittimo direttore dell’azienda faunistica venatoria, “San Martino in Avello”situata nei Comuni di Dovadola, Rocca San Casciano e Predappio e che si estende per una superficie di circa 1.241 ettari. Una territorio dove tuttavia fanno discutere alcune scelte intraprese dalla Provincia di Forlì Cesena. «Con una delibera del 29 novembre 2011 – dice il consigliere regionale della Lega Nord Massimiliano Pompignolil’ente provinciale ha rinnovato l’autorizzazione di San Martino in Avello e la titolarità della concessione in capo ad Armando Pompignoli.» Ebbene, nel corso del 2014, il presidente del neo costituito Consorzio volontario “San Martino in Avello”, in rappresentanza dell’assemblea consortil,e indicava nel Sig. Stefano Gatti il nuovo direttore dell’AFV (azienda faunistica venatoria; ndr). «Ci chiediamo per quale motivo la Provincia non abbia tenuto in alcuna considerazione – sottolinea Massimiliano Pompignoli – il parere negativo della Regione, che ha stigmatizzato il provvedimento con cui il legittimo concessionario dell’AFV è stato improvvisamente destituito dall’incarico, prima della scadenza naturale dei termini, vale a dire il 2018. Quanto successo nello specifico, a San Martino in Avello – fanno sapere dalla Lega – minerebbe l’impianto strutturale delle aziende venatorie.» Rimane oscuro il motivo per cui la Provincia abbia fatto finta di nulla, rispetto al pronunciamento della Regione dello scorso 29 maggio, che ha giudicato illegittimo il provvedimento con il quale viene rimosso il Sig. Armando Pompignoli dalla direzione della AFV. Il consigliere leghista, a questo punto, ha deciso di presentare una formale interrogazione all’assemblea legislativa, per chiedere chiarimenti, ma soprattutto «per fare in modo che sia riconosciuta la difformità del provvedimento della Provincia, diffidando la medesima istituzione», anche per il danno arrecato al legittimo direttore dell’azienda faunistica, deposto prima della decorrenza del suo mandato.