inaugurazione bassorilievo erio casadei

Durante il corso della cerimonia di scoprimento del bassorilievo dedicato a Erio Casadei, voluta dall’Avis comunale di Forlì come iniziativa di avvio dei festeggiamenti per l’ottantesimo della costituzione, che si è svolta nel corso della mattinata di sabato 13 giugno di fronte a un numeroso pubblico all’interno del Padiglione Morgagni dell’Ospedale di Forlì, sono state ricordate le principali donazioni di cui l’Ente ospedaliero ha beneficiato nella vecchia sede di piazza Solieri negli ultimi sessant’anni fino al trasferimento a Vecchiazzano. A partire proprio da quella effettuata dalla famiglia Casadei con la costruzione di una palazzina da destinare ai Servizi di Medicina Trasfusionale per ricordare il giovane Erio, campione motociclistico, Albo d’oro Trofeo Nazionale Gincane del 1953 e 1955 su Moto Guzzi 125, ancora vivo nella memoria collettiva forlivese sebbene morto nel 1956 in seguito a un tragico incidente stradale. La prima pietra venne posta due anni dopo la scomparsa di Erio, mentre l’inaugurazione avvenne nel 1960 di fronte a numerose autorità, a una vera e propria folla di cittadini e davanti ai genitori Rosa e Telemaco. Nel 2004 l’Ospedale Morgagni e con esso la nuova “Unità Operativa di Medicina Trasfusionale” vennero trasferiti, così come le finalità volute dalla famiglia Casadei con l’atto di donazione, oggi ribadito con la collocazione dell’opera realizzata da Angelo Ranzi. È stato Gabriele Zelli, precedendo gli interventi del presidente dell’Avis Valdemaro Flamini, di Edel Casadei, fratello di Erio, di Angelo Ranzi, autore del bassorilievo, del consigliere della Fondazione Cassa dei Risparmi Angelica Sansavini, della direttrice del presidio ospedaliero Simona Bianchi, del sindaco di Forlì Davide Drei, a ricordare le altre donazioni, in particolare quella che fu definita da Antonio Mambelli nel suo diario “uno dei doni più cospicui e utili offerti alla città”, cioè il padiglione maternità dotato di cinquanta posti fatto costruire a proprie spese dal forlivese Manlio Morgagni, presidente dell’Agenzia Stefani, senatore del Regno, uomo di fiducia di Mussolini, l’unico gerarca che si suicidò il 25 luglio 1943. Morgani fece realizzare la struttura per ricordare la madre Giulitta Monti, maestra elementare e insegnante nelle scuole superiori che ebbe fra le sue allieve Rosa Maltoni, madre di Mussolini. L’edificio fu consegnato ufficialmente all’ospedale nel 1940, nonostante i lavori siano poi stati completati solo nel 1949, con ulteriori ampliamenti voluti da Lucia Paolozzi, vedova di Manlio Morgagni. Successivamente l’Ente Ospedale e Orfanotrofi fece costruire il padiglione “Colonnello Raffaele Rivalta” su precisa volontà dei fratelli Cesare e Domenica Rivalta, a peritura memoria del loro congiunto caduto durante la Grande Guerra, nonché l’ufficiale medico col grado più alto morto durante il triennio 1915-18. La nuova struttura, da destinare al ricovero dei malati acuti, all’inizio ebbe una capacità di trenta posti letto oltre i servizi. Nell’atto di donazione viene specificato che i locali dovranno essere “perpetuamente e visibilmente intestati al Colonnello Medico Raffaele Rivalta e nel caso che l’amministrazione ospedaliera debba in futuro trasferire altrove la sede sarà tenuta a ricostruire nella nuova sede del complesso il padiglione conservandone invariata l’intestazione, nel caso che la nuova sede ospedaliera fosse costituita di un unico padiglione, si dovrà intestare a Raffaele Rivalta un reparto del nuovo ospedale”. Appare logico che non essendo ancora stato ottemperato quanto è contenuto negli atti notarili oggi tutti i fratelli Rivalta vadano ricordati, anche perché Cesare e Domenica donarono all’Ente ospedaliero l’edificio di corso della Repubblica dove abitavano, quello che fino a pochi mesi fa ha ospitato la sede della Polizia Municipale.
Da ultimo è stato ricordato il gesto di generosità, in tempi più recenti, del forlivese Rambaldo Bruschi, già dirigente della FIAT, progettista dello stabilimento di Mirafiori, e della moglie Delfina Cima che hanno donato con atto testamentario il proprio patrimonio, stimato in dieci miliardi di lire, all’Ausl locale . A loro sono dedicate due delle nuove strade realizzate oltre dieci anni fa al servizio del nuovo ospedale, mentre una terza è intitolata a Mario Loreti, già primario dall’ospedale e ,ormai ottanta anni fa, uno dei fondatori dell’Associazione dei Donatori di Sangue di Forlì.