Pizzeria Il Barone Rosso di Medicina (Bo)

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Pizzeria Il Barone Rosso.
Via Matteotti, 301 – Medicina (BO) tel. 051 – 852055
Giorno di chiusura: lunedì
Orario di esercizio: mezzogiorno e sera.
Chiusura per ferie: agosto.
Si può prenotare? Si, meglio nel week-end.
Accettano tutte le Carte di Credito.
Il locale è climatizzato e ha una sala all’aperto.
Parcheggio: antistante al locale più un piccolo parcheggio privato.
Come arrivare, itinerario consigliato: uscire da A-14 a Castel San Pietro Terme e vai a destra, pochi km vi porteranno nella bella cittadina.
Parlare di pizza è un mio radicale terreno ideologico per la mia origine pugliese: pizza-philosofy per noi equivale alla ideologia che ti avvicina alla pizza napoletana. Entrare nel merito della discussione della pizzeria del nostro settentrione dove la pizza può essere anche “sottile”, “croccante”, col bordo “minimale”, ricoperta di tanto sugo con incredibili coperture: patatine-fritte (!!!), wurstel, verdure d’ogni tipo, ketchup, maionese, nutella, porridge e mirtilli! Scherzi a parte, la pizza non si improvvisa e non sarà mai questa: deve essere leggera, mai appesantita, materie prime “alla napoletana”, insomma mai colma di condimenti: pochi, genuini, ben distribuiti.
Gigi, il titolare del “Barone Rosso”, 55 anni, nascita campana, da decenni trapiantato al nord, gestisce il locale con la moglie Teresa, i figli, più altri dipendenti, della pizzeria che porta il nome del grande pilota Manfred von Richthofen. Questo pilota era l’asso militare tedesco della Prima Guerra Mondiale, era anche un nobile. Insomma un ossequio al pilota e difatti nella pizzeria vi sono i quadretti appesi ai muri: Manfred fu un asso, grande pilota dei mitici aerei rossi Fokker, deceduto per un cecchino, e qui troverai molte foto di questo celebre personaggio, anche di importanza storica, inclusa quella dell’ultimo tragico atterraggio col pilota ormai agonizzante. Immagini di una guerra aerea primordiale di fatto inesistente. Completa la mostra-museo per i clienti della pizzeria con dozzine di velieri in scala su adeguate mensole poste lungo la grande sala della pizzeria, chi se ne intende potrà dare un giudizio.
Pizza. La lievitazione dell’impasto del Maestro Gigi, oggi preso in esame: egli stesso, con sussurro, essendo un segreto mi dice essere di “sole” 48 ore, cioè due giornate per fare lievitare bene questo magico impasto! Incredibile! Ovvio questo è uno dei segreti (l’altro è la farina) necessari per una vera pizza napoletana, col bordo gigantesco bello rigonfio di un certo spessore, ben cotta e morbida, ma non cruda, mai cruda, il segreto è morbidezza-cottura: sembra facile! Ho persino intervistato un pizzaiolo il quale asseriva di farla lievitare ben 72 ore. Ho chiesto a Gigi se fosse “credibile” tale lunga lievitazione: la risposta è stata positiva. Arriviamo alle nefaste lievitazioni “chimiche”, quasi istantanee, inventate per sopperire alla mancanza di impasto (es,: durante una serata di troppo lavoro…) a quelle “normali” di sole 6 ore.
Gigi usa farine speciali idonee solo per pizza: al salone Sigep a Rimini, fiera da me visitata, ho visto moltitudine di farine, l’evoluzioni moderna mantenendo la tradizione della pizza. Il bordo della pizza è definito da Gigi, napoletano e quindi fautore del “bordo-alto”, come una “sciccheria”. Il pomodoro che Gigi utilizza è il pelato vero, non è una “pummarola” passata: sono pezzi di pomodoro con la loro buccia e la loro acqua di vegetazione: la pizza è fatta a “chiazze”, un bel quadro misto rosso e spazio bianco dato dall’impasto e dalla mozzarella (fior di latte o bufala: io vi consiglio la prima perché fa meno acqua ed è più “sicura” visti i disastri della diossina!), come vuole una tradizione campana: ho comunque chiesto come mai la maggior parte dei pizzaioli usa stendere un velo di sugo rosso sulla pizza (la maggioranza) e la risposta del Maestro pizzaiolo è stata “va a gusti, ma è meglio a chiazze il pomodoro”. Concordo pienamente, inoltre troppo sugo “bagna” l’impasto.
La legna per i 3 forni in uso è rigorosamente legna naturale: purtroppo ora si fa anche uso di legna “composita” una soluzione industriale aberrante, insicura al 100% poiché all’interno avremo collanti necessari per unire il miscuglio di segature varie, i quali in fase di bruciatura leveranno gas velenosi!
Gigi mi racconta di un aneddoto di Napoli per la legna: i “ricci di legno” che erano tenuti sotto al forno, assieme alla legna, servivano per ravvivare il calore e venivano gettati nel fuoco e facevano una grande fiammata con rigonfiamento della pizza.
Gigi usa cuocere la pizza con la sola brace, senza fiamma, un altro insegnamento, raro a trovarsi: troppi, usano tenere fiamme vive per alzare la temperatura e cuocere più in fretta la pizza, a discapito della qualità. Mercato, non metodo.
Un po’ di fumo era presente nella pizzeria, sicuramente a discapito sul voto globale sul locale, ma meglio questa puzza di legna-vera, piuttosto quella della legna composita.
Dimensione del locale: entri, trovi una piccola sala; proseguendo avrai una lunga sala, da “matrimoni”. Quadri e foto del Barone Rosso, modellini Ferrari e molti velieri.
Note sul locale e sulla tavola: siamo in una “pizzeria”; tavolo semplice.
Servizi igienici: buoni.
La Cucina come area: Medio/piccola. Invece per il forno abbiamo professionalità al top con ben 3 forni in terracotta refrattaria e tutti a legna naturale.
Altre eventuali note sulla cucina: il must qui è la pizza, ma a metro.
Direzione e pizzeria: Maestro pizzaiolo Gigi Balzano; Aiuto-forno Bruno. Chef: il figlio di Gigi, Antonio; Teresa, la moglie del proprietario.
Target $$$: Medio.
– Antipasti: Olive ascolane; Verdure pastellate; Arancini; crocchette napoletane; Mozzarella di Bufala; prosciutto crudo; Saltimbocca con provola/friarelli; Caprese; ecc. (Voti: media 8)(crocchette napoletane: ottime).
Pizze: Come già detto, qui ci si reca per degustare la “Pizza a Metro”: 1 metro di pizza sarà formata da 2 mezzi-metri. I gusti:
– Margherita (pomodoro a pezzi fresco; mozzarella; olio; origano; oppure passata di pomodoro).
– Pancetta (Pancetta, Mozzarella; olio, origano).
– Marinara (Pomodoro fresco; aglio; olio; origano);
– Napoli (Pomodoro a pezzi fresco; mozzarella; olio; origano; acciughe; variante con passata di pomodoro);
– Salsiccia e Friarelli (salsiccia; “Friarelli”: i germoglietti delle golose cime di rapa, mozzarella, olio).
– Salsiccia (pomodoro passato, mozzarella, olio, origano, salsiccia).
– Wurstel (pomodoro passato, mozzarella, olio, origano, wurstel).
– Variante: Mozzarella di bufala.
– Dolci: Pastiera Napoletana doc (voto: 10 e lode); Cassata siciliana (voto 9); Cannolo siciliano; ecc.
– caffè, amari: nella norma.
– Nel Cestino: Pane derivato da impasto-pizza: buonissimo.
Voti globali. Locale: 6 e 1/2 ; Servizio: 7 e ½; Menù: 7-8(Pizza: 8 +)
La Cantina/Carta dei Vini. Pochi vini; birra alla spina e bottiglie di birra di qualità.
E la carta dell’Acqua: Acqua Pejo.
L’Olio, il sale & l’Aceto: Standard minimale.
Note sul menù/Piatti consigliati: Pizza a metro, non la tonda, gusti: margherita/acciughe (evitare quella “tonda” la piccola classica, poiché diversa al palato – da quella a metro – benché l’impasto sia lo stesso).
Miniere gastronomiche: Pizza napoletana.
“Sulla Porta”. Il locale è citato su queste Guide:
4live.it 
Prossimamente: “Via Emilia e Contorni” (by P. Arpinati).
Pizzerie del Gambero Rosso
Tripadvisor (vincitore)
Puoi anche provare in zona (vedere recensioni/segnalazioni, indicarle):
In definitiva: Pizza a metro e mai tonda: c’è differenza.
Le distanze. Da Forlì: 45 BO: 30 MI: 235 Roma: 450.