In giornata 29 aprile si è svolta al Campus di Forlì una lezione di Diritto Internazionale, con ospite il Sottocapo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Claudio Gaudiosi, per parlare del Mar Mediterraneo e la sua rilevanza geopolitica. Una Marina Militare che nasce in Italia, come esplicitato dal Prof. Soave, nel 1861 per volere dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro della Marina Camillo Benso Conte di Cavour, il quale dichiarò testualmente: “voglio delle navi tali da servire in tutto il Mediterraneo capaci di portare le più potenti artiglierie, di possedere la massima velocità, di contenere una grande quantità di combustibile. [..] Consacrerò tutte le mie forze e ciò che posso aver conquistato d’influenza parlamentare, affinché l’organizzazione della nostra Marina Militare risponda alle esigenze del Paese”.
In qualità di membri di Gioventù Nazionale e Nucleo Universitario eravamo presenti per rilevare l’importante testimonianza.
 
Introduzione – La premessa iniziale ha riguardato il passaggio da un sistema bipolare di Guerra Fredda che, seppur basato su un sistema di pericolo immanente garantiva una certa stabilità, ad un odierno sistema multipolare (determinato dalla globalizzazione) generando una diffusa forma di instabilità che ci costringe a tenere sotto controllo ogni fenomeno economico, sociale e politico mondiale. Ad esempio, la costante ondata migratoria ha spostato l’attenzione diretta su stati come l’Eritrea (seconda quota di immigrazione durante Mare Nostrum) di cui in altri momenti storici non ci saremmo mai occupati in quanto Stati molto lontani. Con la globalizzazione il concetto di distanza geografica è stato annullato. Un altro elemento importante è la crescita demografica, vista in termini positivi in paesi sviluppati, ma estremamente negativo in paesi economicamente arretrati, con problemi sanitari, emergenze alimentari e crisi interne, che portano a continui flussi migratori verso aree di benessere. Un ulteriore elemento sottovalutato riguarda i cambiamenti climatici, per i quali o si agisce in termini prevenzionali o sarà una catastrofe. Si tratta nello specifico del fenomeno di eustatismo, ossia l’effetto di scioglimento dei ghiacci nelle calotte polari unito all’aumento della temperatura porterà, secondo recenti studi, il livello del mare a crescere di circa 2 metri nel 2100. I porti di Trieste,Venezia, Genova, La Spezia, Ancona e tanti altri sarebbero quasi totalmente sommersi con evidenti ripercussioni non solo a livello commerciale.
Inoltre insieme ai cambiamenti climatici, con il crescente inquinamento dei mari probabilmente il 40% delle specie marine potrebbero estinguersi.
 
Il mare, una risorsa trascurata – L’ambiente marino è anche e soprattutto un centro di gravità geopolitico ed economico e a dimostrarlo sono i numeri: 80% della vita sul pianeta si sviluppa nei mari; il 65% vive in una fascia di 200 km dalla linea costiera perciò l’economia e la sicurezza del 65% della popolazione mondiale dipende dal mare; il 75% dei paesi ha incrementato la connettività marittima confermando che il mare è il primo mezzo di crescita economica, commerciale e delle comunicazioni. Lo dimostra il fatto che l’importanza della dimensione marittima è riconosciuta da grandi Organizzazioni Internazionali e dall’UE (attraverso la Maritime Security Strategy) che si muovono attivamente per la cooperazione degli Stati in materia di sicurezza marittima e assetto astabile, dove tutte le marine svolgono un ruolo fondamentale.
Il Vice Comandante di Marina ha poi sottolineato il concetto di manipolazione mediatica, per cui un fatto risulta inesistente se non è trattato dai giornali o in tv che non aprono il focus mediatico su tutte le aree di crisi. La scelta di determinati focus non sempre è casuale e non sempre risponde soltanto all’esigenza di crisi, infatti l’Intelligence di ciascun paese ha una rilevante influenza e direzione dell’informazione e contro-informazione.
La preziosa risorsa del Mediterraneo è quindi trascurata dai media e dai Governi, soprattutto Italiani. Il mare che ci circonda, pur rappresentando solo l’1% di tutta l’estensione marina nel globo, svolge il 19% del traffico marittimo mondiale, il 30% del commercio di petrolio e risorse energetiche. L’attività economia del Mediterraneo vale il 15% del PIL mondiale (dietro solo agli USA e Cina). Nella fascia Eurasiatica esistono due “checkpoint” come stretto di Gibilterra e canale di Suez, entrambe centrali nelle questioni geopolitiche ed economiche dell’Europa, dove soprattutto nel secondo l’Italia è impegnata in 2 missioni anti-pirateria in Somalia, una europea (Atlanta) ed una Nato (Operation Ocean Shield), problema tutto da approfondire e di grande attualità.
La Marina è impegnata in loco per difendere gli interessi nazionali in quanto se tutte le navi che portano merci non vedessero più sicuro il passaggio di Suez, le compagnie assicurative (seguaci del profitto) non avrebbero problemi a dirottare le navi con circumnavigazioni dell’Africa verso i porti del Nord Europa. Il fenomeno della pirateria, se si sviluppasse secondo queste modalità, provocherebbe una grave crisi economica dei paesi affacciati sul Mediterraneo.
 
Mediterraneo tra ieri e oggi – Un Mar Mediterraneo che ha attraversato ed attraversa tutt’oggi profonde situazioni di crisi, enunciabili mediante un elenco sintetico:
  • Conflitto arabo-israeliano;
  • Questione Russia che, dalla caduta dell’URSS, persegue una strategia di isolamento (ricerca di partner euroasiatici che le permettano di opporsi economicamente agli USA e all’Occidente in toto);
  • La Zona Balcanica, nonostante l’ intervento internazionale e la presenza NATO (odierna), sembra rimanere una zona in cui non sono ancora sopiti problemi di contrapposizioni etniche e religiose;
  • Le Primavere arabe sembravano arginate qualche anno fa con il passaggio da dittature a democrazie dal basso (forme più autentiche di pluralismo), si ripresentano oggi ancora più gravi come in Libia (Failed State) o in altri casi come Egitto, Tunisia, Algeria e Marocco non ancor falliti ma con forti tensioni interne;
  • Il fondamentalismo islamico, derivante dalla grande suddivisione sunniti – sciiti, ha portato alla nascita dello Stato Islamico che ha radici in Iraq e Siria, ma oramai la presenza è registrata in diverse aree del Nord Africa e da tenere sotto controllo. Le affiliazioni all’ISIS non avvengono solo per contatto diretto con il Califfo, ma soprattutto attraverso internet con estremisti che si dichiarano apertamente causando crescite a macchia di leopardo di queste fazioni e bande di criminali;
  • Nel Mediterraneo, considerato sicuro data la presenza degli Usa, la Nato (alla quale in qualche modo avevamo delegato nostra sicurezza) ha ora abbandonato il Mare Nostrum in quanto il loro centro di interesse si è definitivamente spostato nel Pacifico dove Cina ed economie emergenti sono presenti;
  • Territorializzazione del Mediterraneo: relativa alla libertà di navigazione in alto mare che appartiene a tutti come principio fondamentale, ma tale spazio si sta restringendo sempre di più. Il 29% del Mediterraneo non è sottoposto a rivendicazioni da parte dei singoli Stati, seppur in mare esistono acque territoriali (giurisdizione piena) e zone contigue (giurisdizione limitata). Tale elemento ha poco interesse in oceano, ma non quando parliamo di decine o centinaia di miglia tra due Stati che avranno le frontiere molto vicine ed in qualche caso sovraposte. Succede infatti che i pescherecci vengono sequestrati dagli Stati che non riconoscono il Diritto Internazionale (Libia-golfo della Sirte)
  • Mediterraneo considerato, in termini economici, come Allargato ove l’interesse Nazionale non si limita solo al mare in questione ma si allarga verso Somalia, Arabia Saudita fino alla costa nord occidentale dell’Africa tale per cui l’interessarci in termini di sicurezza del Mediterraneo allargato è divenuta una questione fondamentale;
  • L’Italia posizionata, al centro del Mediterraneo, è fondamentalmente dipendente da questo mare. La nostra economia è di trasformazione: riceviamo materie prime dal mare e le trasformiamo (o esportiamo materie prime). Il nostro paese è quindi strategico per l’Europa, soprattutto per l’estrazione di risorse geologiche. Esiste perciò la necessità di salvaguardare le aree economiche in Italia, anche a causa di una mancata dichiarazione di zone economiche esclusive, ma soltanto attraverso soluzioni diplomatiche con altri Stati, come l’accordo con Malta per il riconoscimento di aree pesca e sfruttamento economico, rispetto ad altri Stati che sono invece estremamente aggressivi in questo campo. Dal punto di vista umanitario, abbiamo assistito al passaggio dall’Operazione Mare Nostrum a Triton (potenziato) ed alla conseguente riduzione del raggio d’azione del salvataggio. Rimane ben chiaro ed evidente un forte deficit di sinergia tra i vari componenti dell’Unione.
 
La riflessione e conclusioni – Il Vice Comandante Gaudioso ha quindi mosso la sua riflessione sul fatto che il futuro dell’Italia dipende molto, se non esclusivamente, dal mare ed è per tale motivo che sarebbe necessario lo sviluppo di una coscienza politica e sociale. Difatti le crisi che divamperanno prossimamente, nasceranno e dovranno essere risolte sul mare ed è quindi essenziale che l’Italia si attrezzi per assicurare la sicurezza sostenendo le Marine Militari che in generale garantiscono la protezione delle vie di comunicazioni attraverso cui i commerci instaurano la cosidetta Naval Diplomacy (calibrando, di conseguenza, l’intervento nei confronti di un altro Stato in crisi) allentando le azioni aggressive in favore di azione diplomatica. Convincere i governi a sostenere le questioni del mare è alquanto difficile ma bypassabili spostandole su ragioni prettamente economiche: la costruzione di nuove unità navali (coinvolgendo la cantieristica, uno dei settori cruciali e più influenti) consentono un incremento del PIL nazionale. Solo spostando quindi l’attenzione che possiamo ottenere dei risultati dai governi nazionali.
E’ quindi necessario che, a fronte di una serie di elementi strategici dal punto di vista politico ed economico esplicitati in precedenza, l’interesse per il mare non si sviluppi soltanto durante le stagioni estive per il turismo e la balneazione, ha concluso Gaudioso.
 
Nucleo Universitario – Forlì
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