Giovedì 19 febbraio. La Roma ospita il Feyenoord nei sedicesimi di andata di Europa League. Quello che però non era previsto è che la capitale avrebbe dovuto ospitare un’altra partita poche ore prima il calcio d’inizio, che nulla ha a che fare con il calcio e che nulla ha a che fare con la passione dei tifosi dello sport più popolare al mondo. Questa partita Roma l’ha persa, senza aver nessuna possibilità di controbattere, lo scempio della Barcaccia in Piazza di Spagna è la metafora perfetta di una città che viene colpita e affondata sotto i colpi dei Vak S, la frangia estrema e violenta dei vandali del Feyenoord, perchè di definirli tifosi, proprio non ce la sentiamo.

Calcio Eretico però come ha sempre fatto, vuole raccontare storie e soprattutto vuole parlare di calcio, mostrando come il tifo passionale sia sinonimo di aggregazione e lotta alla discriminazione razziale. Provate ora a immaginare il Foggia che batte il Manchester City ai rigori, oppure un ultras di una squadra svedese che offre una birra ad un ultras bergamasco. Non ce n’è bisogno, tutto ciò è possibile, è reale. Siamo al Parco di Bosco Albergati, a Castelfranco Emilia nella provincia modenese, ed ogni anno a luglio vanno in scena i Mondiali Antirazzisti. La manifestazione è nata grazie ad un’idea della Uisp (Unione Italiana Sport per tutti) ed è stata creata e appoggiata dai numerosissimi gruppi ultras che da anni combattono nell’ombra contro la criminalizzazione degli ultras, e che vivono il calcio con la cultura sportiva dell’inclusione e dell’integrazione. Rappresentano l’altra faccia del tifo, quello vero, autentico, che troppo spesso lascia spazio ad un numero ben più piccolo di persone, che monopolizzano l’opinione pubblica fungendo da spot regressivo di un calcio che non riesce più a far emergere i valori portanti che avvicinano milioni di ragazzi a questo sport.

Centosettanta squadre, composte da tifosi provenienti da tutta Europa, danno vita a una cinque di giorni di calcio, musica e cultura con l’unico obiettivo di far coesistere pacificamente diverse culture all’interno dello stesso rettangolo da gioco. Le squadre sono miste, senza alcuna differenza di genere, si gioca sulla terra, come i campetti di periferia dai cui ha iniziato a calciare i primi palloni nella rete la maggior parte dei partecipanti. Immancabili gli sfottò, le birre e il frastuono degli ultras a tutte le ore del giorno: “L’evento è un coro continuo” dice Umberto Amoroso, ultras del Foggia che ha partecipato a svariate edizioni. Il calcio come oggetto, e allo stesso tempo come sfondo, di una ben più grande realtà: punti di ristoro, possibilità di campeggiare nelle zone limitrofe al parco, concerti e tanti incontri a tema.

Nell’edizione 2014 i Mondiali Antirazzisti hanno compiuto 18 anni, ospiti musicali d’eccezione gli Skiantos, i quali si sono esibiti in “We Love Freak” omaggiando Freak Antoni, membro e frontman della band recentemente scomparso. L’evento promuove l’ecosostenibilità, nella scorsa edizione sono stati differenziati il 76% dei rifiuti e ha inoltre ospitato la Football Supporters Europe, organizzazione dei tifosi europei che lotta contro la criminalità organizzata all’interno dei gruppi ultras. In concomitanza con i mondiali ha poi dato ampio spazio alla situazione brasiliana riguardo i pesanti effetti sociali che l’organizzazione della Coppa del Mondo ha avuto in Brasile, in testimonianza di ciò hanno presenziato i rappresentanti della “Copa Rebelde Dos Movimentos Sociais”, torneo di San Paolo organizzato sulla stessa linea d’onda dei Mondiali Antirazzisti e che ha preso una dura posizione contro le modalità utilizzate per l’organizzazione del Mondiale di Calcio 2014.

Come quando tra amici si improvvisa un trofeo bizzarro con conseguente ed improbabile pagellone ironico sulle prestazioni calcistiche e non dei partecipanti, alla fine, ci sono le premiazioni. Quella per il vincitore del torneo sul campo probabilmente è la meno considerata. C’è anche il premio per la squadra più sudata o per la più simpatica. Chiedetelo ai tifosi della Ternana se nel 2002 gli è importato di vincere almeno una partita, vanno ancora fieri del loro premio come squadra meno sobria del torneo.