campo di concentramento Auschwitz

A Forlì, in corso Diaz, all’altezza del numero 79, una piccola targa posta sul ciglio della strada e montata su un sostegno di metallo ricorda l’esistenza, in quell’edificio, dell’albergo del Commercio che per un breve periodo di tempo fu adibito a campo di concentramento provvisorio degli ebrei della provincia destinati alla deportazione nei lager. Gli ebrei italiani tornarono a essere perseguitati, nonostante la loro partecipazione al Risorgimento, al fatto che fossero integrati nell’Italia unita, che avessero combattenti nell’esercito italiano della Grande Guerra, con la promulgazione delle leggi razziali del 17 novembre 1938, seguite da altri provvedimenti sempre più restrittivi e brutali. A Forlì furono censite e schedate quindici famiglie (quarantadue persone in tutto) di cui una sola, quella dei Saralvo, composta interamente di ebrei. Queste famiglie si ritrovavano ai margini della vita cittadina, impedite ad esercitare la professione, espropriate dei beni, con i figli cacciati dalle scuole e sottoposte ad una campagna di stampa denigratoria organizzata dal fascismo. Con l’occupazione tedesca dell’Italia e la formazione della Repubblica sociale italiana la persecuzione divenne deportazione nei campi di sterminio del centro Europa, così come si verificò in tutti i paesi sotto il controllo dell’esercito tedesco. In molti casi centinaia di ebrei evitarono le conseguenze dei lager grazie alla solidarietà e al contributo fattivo di cittadini romagnoli che si resero protagonisti sia in Italia, sia in altri paesi di gesti di coraggio. Fra questi va segnalato Guelfo Zamboni nato a Santa Sofia nel 1897, ultimo di otto figli di una famiglia che traeva sostentamento da un’attività di carattere artigianale. Rimase orfano giovanissimo in seguito alla morte prematura dei genitori e insieme agli altri fratelli dovette affrontare anni difficili. Dimostrò attitudine per gli studi. Per poterli proseguire iniziò a lavorare molto giovane guadagnandosi in questo modo anche da vivere. La Prima Guerra Mondiale lo vide combattere in qualità di soldato di fanteria dal 1916 al 1918 conquistando una Medaglia di bronzo al Valor Militare e una Croce al merito di Guerra quando rimase gravemente ferito. Al termine del conflitto continuò gli studi e si laureò in Economia e Commercio nel 1925. Subito dopo intraprese la carriera diplomatica presso l’ambasciata italiana a Berlino e questo gli consentì di imparare in modo fluente la lingua tedesca. Nel 1942 fu nominato Console Generale per l’Italia a Salonicco, città occupata dalla Germania nazista. A quel tempo la città ospitava la più grande comunità del mondo di ebrei sefarditi stimata in 56.000 persone, molti di origine italiana. Zamboni appena vi giunse si adoperò per evitare che gli alleati tedeschi trattassero gli ebrei ancora presenti com’era capitato a quelli di origine polacca e ucraina già avviati verso i campi di concentramento. A metà del 1942 però la situazione precipitò e Zamboni si dovette limitare a proteggere gli ebrei italiani dopo che Adolf Eichman, il funzionario tedesco considerato uno dei maggiori responsabili operativi dello sterminio degli ebrei nella Germania nazista, inviò il suo vice ad Atene con il compito di deportare tutta la comunità ebraica di Salonicco; cosa che avvenne tra il mese di marzo e quello di agosto del 1943. Per salvare gli ebrei italiani Zamboni organizzò un treno dove li fece salire con destinazione Atene. Fece carte false, nel senso letterale del termine, affinché sul convoglio salissero anche diverse decine di ebrei che nulla avevano a che fare con il nostro paese, ma ai quali il Console riconobbe la cittadinanza italiana con il pretesto di chissà quali legami familiari. Rilasciò certificati che attestavano la nazionalità italiana con sopra scritto a mano “provvisoria” anche a persone che non parlavano e non capivano neppure la nostra lingua. “Certo che erano documenti falsi, ebbe a dichiarare Zamboni, ma li contrassegnavo con la scritta “provvisoria – in attesa di conferma”. Per strappare ai tedeschi questo consistente gruppo scrisse numerosi telegrammi, svegliò nel pieno della notte il capo della rappresentanza italiana e riuscì a procurare documenti di identità falsi a 280 ebrei che riuscirono a raggiungere la capitale ellenica, situata allora nella zona di occupazione italiana, sfuggendo al controllo tedesco e alla sicura deportazione. Il loro numero raggiunse alla fine i 350.
Zamboni lasciò Salonicco poco tempo dopo. Un ufficiale italiano, suo collaboratore, il capitano, Lucillo Merci, che svolse funzioni di collegamento con le forze tedesche, annotò in un diario tutta la vicenda che fu riportata alla luce dopo decenni, nel 1992, due anni prima della morte di Zamboni, quando gli fu conferito il titolo di Giusto tra le Nazioni. Da ricordare che dopo il Secondo conflitto mondiale Zamboni continuò la carriera di diplomatico a Baghdad e in Thailandia dove svolse le funzioni di Ambasciatore fino al 1961.

La Rubrica “Fatti e misfatti di Forlì e della Romagna” è a cura di Gabriele Zelli e Marco Viroli

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.