Con l’approssimarsi della Festività della Madonna del Fuoco, si rinnova il duplice appuntamento con le due mostre promosse dall’Associazione Culturale Forlì-Faenza “Fo-Fa”, grazie al sostegno della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, inaugurate lo scorso sabato 24 gennaio: “Il Novecento Ritrovato. Maestri in Romagna tra Sacro e Realtà” nelle sale espositive del Palazzo del Monte di Pietà e, in parallelo, “Riflessi su Maiolica. Opere dell’ Artista Goffredo Gaeta”, nella Chiesina del Miracolo di Via Leone Cobelli. Un ulteriore tappa di quel percorso di riflessioni e studio sul rapporto tra il Secolo Breve e Forlì, il “Progetto Novecento”, che la Fondazione ha iniziato con la mostra dedicata a Wildt nel 2012 e a cui hanno contribuito le mostre annuali dell’ Associazione Forlì-Faenza dedicate alla pregevole produzione artistica romagnola del Novecento. La mostra “Il Novecento Ritrovato. Maestri in Romagna tra Sacro e Realtà”, dal titolo emblematico, ospita tra scultura e ceramica, pittura e grafica, sessantasei opere inedite o poco note agli studi, provenienti da collezioni private o dal mercato antiquario, figlie di notevoli artisti del nostro territorio che hanno lasciato indelebile traccia nel “nostro” Novecento.

I quarantaquattro artisti presenti in mostra sono protagonisti del nostro “Novecento Romagnolo”, esprimendosi, ciascuno con poetica e cifra stilistica sue proprie, nel solco dei movimenti e delle correnti artistiche come la Secessione, Liberty, la pittura post-macchiaiola, il Futurismo, l’Art Déco, il Post-Impressionismo, il Gruppo Novecento, il Razionalismo, il Neorealismo, l’Espressionismo, il Cubismo. La rassegna presenta l’alternanza di “sacro” e “realtà”, quest’ultima declinata in vari aspetti, dal figurativo alle nature morte. Entrando nella prima sala espositiva, sembra quasi accogliere il visitatore il pittore Leonida Brunetti, ritratto dal suo “compagno di Cenacolo” Stanghellini, a cui fanno seguito un bambino ritratto da Maceo Casadei, poi una ragazza ritratta da Mandolesi e una donna ritratta da Panighi.

Bellissimo il colpo d’occhio su una serie di “Madonne col Bambino” di destinazione privata: un’inedita terracotta patinata di Ludovico Pogliaghi, le ceramiche plasmate dei Faentini Pietro Milandri, Riccardo Gatti, Silvano Fabbri e la terracotta patinata di Giuseppe Casalini. Accanto a queste opere troviamo l’immagine di Cristo, nella “Salita al Calvario di Gesù”, bassorilievo in gesso patinato di Ugo Savorana, e nel “Crofisso in gres” di Carlo Zauli. Uno splendido “Angelo” in terracotta, creato nel 1917 da Roberto de Cupis su spunto di un modello di Canova, rimanda ai frontali “Angeli Musicanti” modellati nel gesso da Giuseppe Casalini negli anni Trenta. Ancora di De Cupis si segnalano la “Madonna della Ricostruzione”, bassorilievo in terra cruda del 1954 e lo “Studio per il Monumento Votivo di San Varano”, disegno a china e acquarello (1928).

La vita rurale è protagonista nel realismo sociale di “Ai Campi” di Tommaso Della Volpe e “nell’Accompagnatrice” dell’ultimo dei Macchiaioli, Giuseppe Marchini, che dialoga sul tema con il suo “compagno di Cenacolo” Augusto Antonio Dirani. Suggestivo il “Notturno Alpestre” di Carlo Crispini. Nella sala successiva, accolgono il visitatore due opere grafiche in stile Liberty: una xilografia di Servolini raffigurante San Girolamo (1933) e una litografia di Guarini raffigurante San Francesco (1926). E poi i fiori di Maceo Casadei , di Camporesi e della Nardi Spada, e numerose rose, tra cui quelle di un altro componente del Cenacolo Forlivese, Pietro Angelini, e quelle di Farneti e di Ghinassi, di Crispini e di Barzanti.

E ancora, i ritratti dei Cesenati Fioravanti, Sughi , Cappelli e Severi. Poetico “Il salto della Corda” di un altro cesenate, Luigi Caldari. In questa seconda sala, in un altro raffinato angolo di “arte sacra”, la Pietà “cubista” di Giovanni Cappelli (1947) dialoga con la Vergine Annunziata, opera in ceramica bianca di Domenico Matteucci e ritroviamo l’immagine di Cristo raffigurata sia alle “Nozze di Cana” di Carmen Silvestroni, sia nella Via Crucis in “Gesù che porta la Croce”, due omonime placche in ceramica bianca realizzate rispettivamente da Leandro Lega e da Domenico Matteucci. Emozionanti i Musici Circensi modellati nella ceramica dal Maestro Riccardo Gatti. Uscendo, la Contessina Ghezzo, ritratta dal Guaccimanni in stile “Belle Epoque”, sembra quasi dare appuntamento all’imminente mostra dedicata a Giovanni Boldini.

Info: La mostra “Il Novecento ritrovato. Maestri in Romagna tra Sacro e Realtà” è visitabile presso le sale espositive di Palazzo di Residenza della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in corso Garibaldi 37, con i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle ore 15,30 alle ore 18,30; il sabato e la domenica dalle ore 10,00 alle ore 12,30 e dalle ore 15,30 alle ore 18,30; mercoledì 4 febbraio, ricorrenza della Madonna del Fuoco, dalle ore 10,00 alle ore 12,30 e dalle ore 15,30 alle ore 18,30. La mostra “Riflessi su Maiolica. Opere dell’Artista Goffredo Gaeta” è visitabile nella Chiesina del Miracolo di Via Leone Cobelli, con i seguenti orari: il sabato e la domenica dalle ore 10,30 alle ore 12,00 e dalle ore 16,00 alle ore 18,15; mercoledì 4 febbraio, ricorrenza della Madonna del Fuoco, dalle ore 10,30 alle ore 12,00 e dalle ore 16,00 alle ore 18,15. La mostra potrà essere aperta su richiesta, telefonando al numero 347 2747542. Per vedere le foto della mostra cliccare qui.