La numero 7 nel calcio è sinonimo di estro, cuore, personalità, una maglia che pesa più delle altre, che solo i migliori hanno saputo indossare con leggiadria. Se indossi quella maglia, non sei un calciatore qualunque. Se indossi la n°7 rossa dei Red Devils allora sei molto di più.

George Best è stato il primo dei grandi 7 del Manchester United, una superstar oltre che un talento sopraffine. Il nordirlandese deliziava il calcio inglese e il mondo intero con le sue giocate e le sue uscite borderline negli anni ’60, proprio il periodo in cui nasceva a Marsiglia, quello che è stato il suo erede dentro e fuori dal campo, indossando quella maglia rossa con quel numero spigoloso, soltanto nella forma.

“Ho un modo infallibile di battere i rigori: li metto dentro.” Oppure “Deschamps si è affermato perchè dà sempre il 100%, ma non sarà mai niente di più di un portatore di borracce.” In queste due dichiarazioni, decisamente esuberanti, sta tutto il genio ribelle e arrogante di Eric Cantona. La storia calcistica e non dell’eretico per eccellenza, costantemente in fuorigioco, fuori dagli schemi e anche un po’ fuori di testa francamente, almeno fin quando ha indossato gli scarpini e la sua maglietta, rigorosamente con il colletto alzato per darsi un’aria da spaccone, onorata ogni qualvolta scendeva in campo con colpi di eleganza e fantasia.

Il 1966 fu un grande anno per il calcio britannico, i leoni inglesi si laurearono, non esenti da polemiche, Campioni del Mondo nel Mondiale casalingo. Proprio in quell’annata nacque tra i sobborghi di Marsiglia tra i paesaggi della Provenza Eric Cantona, mai apprezzato fino in fondo in patria, lui che faceva parte della generazione successiva a quella de “Le Roux” Michelle Platini, altro giocatore tecnicamente immenso ma con un’altra testa, più conforme e meno stravagante. Osannato in Inghilterra, specialmente a Manchester, dove ha giocato ed entusiasmato sotto l’ala protettiva di Alex Ferguson, lo stesso che ha contribuito a rispettare la tradizione dei meravigliosi numeri 7 del Manchester United, proseguendo con David Beckham e Cristiano Ronaldo.

La carriera del francese però non è stata solo impreziosita da giocate sensazionali, spesso venivano accompagnate da episodi spiacevoli a causa del suo carattere iracondo. Scontruoso con chi non lo rispettava, generoso con chi capiva e sapeva gestire la sua indole. Già alle origini alla fine degli anni ’80, quando indossava la maglia dell’Auxerre, si avvertì che il ragazzo aveva atteggiamenti a tratti ingestibili alternati da gol e dribbling da lasciare estasiati. Il talento c’è ed è potenzialmente immenso. Henri Michel, ai tempi ct della Francia, lo convoca in nazionale con cui almeno inizialmente gioca con regolarità.  Alla prima mancata convocazione, dichiara di non voler più giocare con i galletti con Michel allenatore, lo insulta per la verità, ma bisognerà farci l’abitudine. In questi anni gira parecchie squadre: Auxerre, Montpellier, Nimes, Bordeaux…Non c’è spogliatoio in cui non faccia confusione: litigi con i compagni, provocazioni, insulti agli allenatori e intanto gol, assist e ancora gol. In Francia però non lo amano, i suoi atteggiamenti non sono più tollerati nonostante il suo ritorno a casa a Marsiglia, con cui perde una finale di Champions ai rigori nel 91′ contro lo Stella Rossa, finale vista in tv perchè finito ai margini della squadra.

L’ultimo Cantona “francese” a Nimes. 7 Dicembre 1991: match contro il Saint Etienne, Eric scaglia la palla addosso all’arbitro, gli volta le spalle e va negli spogliatoi, quel rosso lo ha praticamente voluto, non lo ha guardato nemmeno uscire dal taschino. La Francia non lo vuole più, probabilmente non lo ha mai capito o non si è mai fatto capire. Non si prospettano momenti idilliaci per lui, tutto il mondo sa che tipo di personalità ha Cantona e non sono molte le squadre che sono pronte ad accoglierlo.

Estate 1992 Il Leeds United accetta la sfida, Eric approda oltremanica, il giocatore almeno per questa annata mette la testa a posto, deve ripartire e lo fa alla grande, tre gol e un’infinità di assist.
Alex Ferguson lo vuole al Manchester United, accetta la proposta. Al suo arrivo si crea subito un’alchimia indissolubile con i tifosi; si presenta dicendo “Se vedo una bici penso che potrei vincere il Tour De France”. Ora anche la sponda rossa di Manchester ha il suo Liam Gallagher, è la sua grande chance.
E’ il più forte e glorioso Manchester United di sempre dopo quello di George Best e Cantona ne è il protagonista principale, a Old Trafford gridano “Cantona is King”, lui ripaga con i gol, i dribbling umilianti agli avversari, e soprattutto con i trofei: 4 Premier League, 2 Fa Cup e tante, tantissime ‘Cantonate’.
 
25 Gennaio 1995
La più grande, la più discussa, la compie a Londra. Siamo a Selhurst Park, casa del Crystal Palace, viene espulso per un fallo ai danni di Richard Shaw, il quale lo provoca ininterrottamente dal primo minuto, esce dal campo tra i fischi e gli insulti dei tifosi casalinghi, lui non reagisce ma poi sente “Francese figlio di puttana”.
L’insulto proviene dalla bocca di Matthew Simmons, all’epoca ventenne già con un passato alle spalle sporcato da qualche rissa nei pub e accuse di discriminazioni razziali, condite poi da qualche tatuaggio filo-nazista. Cantona non ci vede più e gli sferra un colpo da kung fu in pieno volto. E’ l’episodio spartiacque della sua carriera, le immagini di quel calcio fanno il giro del mondo, il suo gesto non gli viene perdonato. Due settimane di prigione tramutati poi in 120 ore di lavori socialmente utili e 8 mesi di squalifica dai campi da gioco. Anche l’inghilterra, la sua patria adottiva, sembra averlo scaricato, quando torna non è più lo stesso nè fuori nè dentro il campo, pochi mesi dopo nel maggio del 97′ si ritirerà.
Gli unici a non averlo mai abbandonato sono i suoi tifosi, i ragazzi del “Teatro dei Sogni”, che ancora oggi a distanza di quasi 20 anni inneggiano il suo nome durante le partite.
Un tifoso molto particolare gli ha dedicato persino una pellicola, si tratta del regista Ken Loach, nel film del 2009 “Il mio amico Eric“, Cantona interpreta sè stesso nei panni dell’amico immaginario di un postino di Manchester. Una frase del film embletica e voluta dallo stesso francese recita: “Il momento più bello di tutti è stato un passaggio. A Irwin, contro il Tottenham, devi fidarti dei tuoi compagni altrimenti tutto è perduto.”
 
Ora Cantona si dedica alla sua seconda più grande passione, il cinema, in cui si è cimentato da attore prima e da regista poi. Le sue opinioni continuano a fare eco anche fuori dai campi di calcio, e fanno del francese un personaggio scomodo, un uomo che ha sempre mantenuto la sua integrità morale e che dà fastidio, semplicemente perchè dice e fa quello che pensa. Nel 2012 ha lasciato l’intera nazione francese di stucco dinnanzi alla sua, poi rivelatasi falsa, candidatura all’Eliseo con una lettera presentata ai sindaci francesi per ottenere le 500 firme necessarie per potersi presentare alle presidenziali. Il francese da sempre è impegnato nel sociale per aiutare le periferie in povertà, è riuscito a smuovere l’opinione pubblica con l’obiettivo di aiutare i sobborghi francesi “di cui si dimenticano le sofferenze e dalle quali i poteri pubblici si sono allontanati” dichiarò.
 Ha dribblato ancora una volta, il nostro amico Eric.