La terza rivoluzione industriale di Jeremy Rifkin a Forlì

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«Recentemente, molti economisti hanno confutato le basi “utilitaristiche” di una dinamica economica centrata sul mercato concorrenziale e sullo sviluppo senza limite. Tale modello di sviluppo è ritenuto la causa, non la soluzione, dei problemi più gravi che oggi abbiamo di fronte: la povertà, l’ineguaglianza, l’esaurimento delle risorse naturali.
Tuttavia, questo modello di sviluppo ha garantito pace sociale e benessere economico nell’ultimo secolo in gran parte del mondo occidentale, una situazione senza precedenti nella storia recente dell’umanità. Abbandonare questo modello, appare quindi molto complesso. D’altra parte, come confermato dagli ultimi rapporti di IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), sono necessarie azioni per ridurre l’impatto delle attività antropiche su risorse e territorio, per evitare catastrofi naturali e costi enormi per garantire la necessaria “protezione” alle popolazioni.

Rifkin, cosciente di queste dinamiche, è uno dei pochi a proporre un modello economico alternativo, che definisce Terza Rivoluzione Industriale, un modello realistico, che ritengo una delle poche traiettorie possibili per mantenere pace sociale e benessere economico in armonia con l’ecosistema, e quindi, per assicurare vita e benessere anche alle generazioni future. Tuttavia, le cronache quotidiane siano spesso piene di azioni contraddittorie: negli Stati Uniti, petrolio e combustibili fossili sono considerati un pilastro per la democrazia, e la loro disponibilità è una vera e propria dipendenza, al punto che lo shale gas, la nuova frontiera dei combustibili fossili, viene definita come un metadone.

La rivoluzione 3.0 sarà attivata dalla convergenza tra energia e comunicazioni, tra rete energetica e rete di telecomunicazioni: la nascita di un internet dell’energia, internet smart power grid.
I principi fondamentali della terza rivoluzione industriali sono cinque pilastri, che debbono essere realizzati contemporaneamente:
1) Conversione delle fonti energetiche primarie in fonti rinnovabili.
2) Riqualificazione energetica degli edifici, al fine di renderli sistemi attivi in grado di produrre una quantità di energia rinnovabile superiore ai propri consumi.
3) Sistemi di accumulo di energia distribuiti in ogni edificio (idrogeno o altre tecnologie).
4) Trasformazione della rete internet in una rete di dati ed energia, in grado di garantire condivisione di dati ed energia.
5) Conversione dei trasporti, in una rete basata su veicoli elettrici, connessi alla internet smart grid.

La terza rivoluzione industriale offre uno scenario realistico: una era “post combustibili fossili” prima della metà del secolo. Una rotta necessaria, per evitare che la guerra intergenerazionale cancelli le prossime generazioni. Quali azioni locali e globali per attivare la terza rivoluzione industriale?
Innanzitutto, si deve costruire una transizione sociale e culturale, per evitare un appiattimento di idee e di individualità, un rischio reale favorito dalla inter-connessione permanente; e per evitare i conflitti causati dalla perdita di milioni di posti di lavoro, i posti di lavoro degli addetti alla economia dei combustibili fossili (o del consumo).
Paradossalmente, è proprio la competizione globale creata dall’economia di mercato a creare alcune condizioni favorevoli. La competizione estrema e l’aumento di produttività sta portando a una drastica riduzione dei margini economici per le aziende e i servizi. La conclusione più diretta è la crisi occupazionale che stiamo vivendo.

Rifkin invece, suggerisce di guardare oltre e costruire nuove opportunità. Invertendo il punto di vista, la disponibilità di energia a costo zero, e di prodotti senza margini economici, sposta gli obiettivi delle imprese dal consumo alla condivisione. Rifkin propone un modello che definisce “Commons collaborativo”, in cui i cittadini condividono i prodotti invece di possederli, come già avviene in parte per le auto, e, soprattutto essi diventano “prosumers”, ovvero produttori e consumatori. Immagina una Internet delle cose, in cui si realizzi questa condivisione globale, anche attraverso la realizzazione dei cinque pilastri della Terza Rivoluzione Industriale. L’idea, naturalmente, avrebbe un impatto positivo sullo sfruttamento di risorse, e quindi sull’ambiente, poiché ogni oggetto viene riutilizzato, e condiviso. L’idea, naturalmente, comporta una rivoluzione cultura e sociale, prima ancora che economica.

Qual è il ruolo delle città in questa transizione? Qual è il ruolo di Forlì, una media città, all’apice della sua vita industriale e sociale, che affonda le sue basi nella economia dei combustibili fossili? Questi i quesiti che saremo onorati di porre direttamente a Jeremy Rifkin durante la sua visita a Forlì il 19 settembre, nell’evento organizzato dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, quando presenterà in anteprima nazionale il suo nuovo libro “La società a costo marginale zero”. Una grande opportunità per la qualità della vita e dello sviluppo economico della città».

Alberto Bellini assessore dell’Ambiente del Comune di Forlì