Come se fosse il più celeberrimo dei giochi da bar italiani, la squadra rossa contro quella blu: siamo a Teheran, capitale dell’Iran, in uno degli scenari più tristi e arretrati del globo per quel che riguarda l’emancipazione dei diritti umani delle donne.

Sto parlando del “Sorkhabi Derby” (derby dei rossoblu) quello che si svolge a Teheran tra i rossi del Persepolis, la squadra del popolo, e i blu dell’ Esteghlal, la squadra della borghesia soprannominata “Taj”, parola persiana che significa “corona” a simboleggiare quella che è vista come la squadra dei potenti. In Europa è un derby poco chiacchierato anche per la poca informazione che esce dai confini iraniani, date le imposizioni restrittive interne riguardo alla comunicazione e l’informazione, ma è riconosciuto dalla Fifa e da molte testimonianze sul campo come il derby più sentito, più violento e allo stesso tempo romantico del mondo.

In un paese dove la donna è considerata la fetta debole della popolazione, senza tutela di ordinamenti penali e morali, attua una forma di resistenza in un contesto sociale e sportivo come quello del calcio alquanto singolare e significativa. Negli stadi iraniani è negato l’accesso alle donne e per assistere alla partita alcune di loro si travestono da uomini. Proprio così, fingono di essere uomo e ciò avviene ogni anno. Questo incredibile gesto di resistenza ha i suoi rischi dato che molte di loro finiscono per essere scoperte e severamente punite, ma segna indelebilmente i problemi del paese islamico: le donne hanno un unico modo per tentare di avere una vita normale, andare contro la loro natura femminile e fingersi degli uomini. Questo accade nel calcio ma è proiettabile ad ogni ambiente sociale dell’Iran.

Analizzando il derby storicamente, i rossi del Persepolis hanno spesso subito torti arbitrali clamorosi culminati con l’abbandono del campo e conseguente sconfitta a tavolino.

11 Gennaio 1995

Mancano pochi minuti al termine dell’incontro, il Persepolis conduce per 2-1, ma l’arbitro concede un rigore a dir poco discutibile in favore dell’Esteghlal che porta il risultato in parità. Quello che accadrà successivamente verrà ricordata come una delle risse più violente della storia del calcio. L’Azadi Stadium diventa teatro di una guerriglia scagionata dai tifosi rossi, ma ben presto si perderà il controllo totale e giocatori, tifosi, allenatori e dirigenti di entrambe le squadre daranno vita ad uno spettacolo raccapricciante che neanche il più idiota e violento degli ultras potrebbe immaginare.

Da quel giorno il governo iraniano decise che per quell’incontro l’arbitro sarebbe dovuto essere straniero per evitare pressioni interne sollecitate da entrambe le compagini (anche il nostro Rosetti arbitrò il match in un’occasione).

Il problema non si risolse così facilmente e cinque anni dopo accadde lo stesso, e addirittura in quella circostanza furono arrestati ben 6 calciatori.

2 Febbraio 2012

Lasciamo da parte le violenze, volentieri per altro, per raccontare quello che è stato il derby più assurdo e romantico tra Esteghlal e Persepolis. La situazione: la formazione blu, per dovere di cronaca la più gloriosa per quel che concerne i risultati sul campo tra le due, è in vantaggio al termine del primo tempo per due reti a zero e in superiorità numerica per l’espulsione di un giocatore avversario. Nello spogliatoio del Persepolis si sta per costruire una pagina memorabile del calcio iraniano, il tecnico turco dei rossi decide di mettere in campo l’attaccante irlandese di origine libiche Eamon Zayed.

Un irlandese a Teheran, cosa mai potrà dare a questo derby voi direte in una partita dal risultato abbastanza compromesso. Minuto 82′ minuto 83′ minuto 92′: il tabellino dei marcatori segna Zayed, Zayed, Zayed. L’irlandese ha fatto “hattrick” direbbero dalle sue parti, l’incontro termina con il punteggio di 3-2 per il Persepolis per quello che è il risultato più rocambolesco e col protagonista più inatteso; moltiplicate il tutto ricordando che è il derby più infuocato del mondo.

Se un irlandese può decidere un derby di Teheran probabilmente non c’è neanche motivo di spiegare le ragioni secondo cui una donna può assistere a una partita di calcio senza fingersi una persona del sesso opposto.

Questa è la controversa storia del derby di Teheran, una rivalità che va ben oltre le ragioni calcistiche e sfocia in una rivalità a livello strutturale, sociale e politico. Un Derby in cui le donne sono e saranno sempre, ma non per volere loro, in fuorigioco.

Angelo Mattinò