Il “Maestro” Giovanni Spadolini

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Giovanni Spadolini

È molto difficile raccontare oggi a persone giovani – penso ai miei figli – che cosa abbia rappresentato nel panorama politico italiano un uomo come Giovanni Spadolini, scomparso giusto venti anni fa. La sua cultura, sterminata, era tipica del XX secolo; il suo punto di riferimento internazionale era l’unità d’Europa (occidentale) nella guerra fredda; i suoi interlocutori erano i partiti di massa, partiti ideologici e “pesanti”. Un’era geologica è trascorsa. Però qualcosa non è invecchiato. Non è invecchiata l’idea che per fare politica ci vogliono strumenti analitici di natura intellettuale. Non è invecchiata la sua curiosità per il mondo che cambia, cioè per la radicalità dei grandi processi storici. Non è invecchiato, soprattutto, il suo bisogno di onestà di fondo, in senso propriamente umanistico, anche nelle inevitabili giravolte della politica quotidiana. Giovanni Spadolini – per i suoi giovani allievi di allora semplicemente “il Professore” – mi ha insegnato come si parla in pubblico, come si scrive un articolo di giornale, come si divulga la storia. Lo ha fatto con la naturalezza di un uomo talentuoso, a cui tutto risultava estremamente facile. Queste persone, una volta, avevano un nome: maestri.

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Roberto Balzani, nato a Forlì il 21 agosto 1961, è uno storico, saggista e politico italiano. È professore ordinario di storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Bologna. È stato sindaco di Forlì, dal 2009 al 2014 è professore ordinario di Storia contemporanea alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna (sede di Ravenna), della quale è stato preside fra il 2008 e il 2009. Ricercatore in Storia contemporanea alla Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze dal 1992, è divenuto poi professore associato alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali dell’Università di Bologna e quindi professore ordinario. Fra i suoi interessi più recenti, la storia del regionalismo e del patrimonio culturale, cui ha dedicato diversi saggi, collaborando alle iniziative promosse alla Scuola Normale Superiore di Pisa da Salvatore Settis. Fra il 1992 e il 1996 ha fatto parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Spadolini – Nuova Antologia” di Firenze. E’ stato a lungo componente del consiglio direttivo della Società di Studi Romagnoli, dell’Istituzione Biblioteca Malatestiana di Cesena e dell’Ibc Emilia-Romagna. Fra le principali pubblicazioni da menzionare la ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001, ristampata con un nuovo capitolo nel 2012); inoltre, la sintesi Storia del mondo contemporaneo, Milano, 2003 (con Alberto De Bernardi), la ricerca di storia dei beni culturali Per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana (Bologna, 2003) e la cura dei Discorsi parlamentari di Carducci (Bologna, 2004). Con Angelo Varni è curatore de La Romagna nel Risorgimento (Roma-Bari, 2012). Alla sua esperienza di amministratore è dedicato il pamphlet: "Cinque anni di solitudine. Memorie inutili di un sindaco" (Bologna, 2012). E’ autore di diversi manuali di storia per le Scuole medie e i Licei.