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Non possiamo voltare le spalle al popolo palestinese. A Gaza, così come in Cisgiordania, si impara davvero che cosa sia la sofferenza ma anche la resistenza. Per circa 2 milioni di persone che risiedono a Gaza, che vivono sotto occupazione da ben 48 anni, dimenticati dal mondo, lasciati soli a piangere i loro morti che, troppo spesso, sono sempre e solo numeri, abbandonati ai fini della salvaguardia di interessi politici più importanti della vita umana stessa, resistere è essere capaci, nonostante tutto, di andare avanti. Nonostante l’impotenza, vogliamo, con forza, denunciare la continua pubblicazione di articoli di giornali che – pare evidente – trasfigurano deliberatamente la realtà poiché continuano a tacere lo squilibrio esistente tra un popolo oppresso ed una forza occupante. Si enfatizza – e si galvanizza strumentalmente – la paura di Israele dei razzi lanciati da Gaza, riducendo a sterili numeri le quasi 200 vite spezzate a causa dei bombardamenti israeliani dall’8 luglio ad oggi. Ogni azione violenta è deprecabile, eppur, tuttavia, è bene ricordare che i razzi lanciati dalla Striscia di Gaza non hanno, fortunatamente, procurato vittime. Riteniamo inaccettabile che la risposta all’omicidio dei 3 coloni israeliani, avvenuto, peraltro, in circostanze piuttosto oscure, sia l’indiscriminata punizione di una popolazione civile inerme. Il diritto umanitario vieta le punizioni collettive e le definisce esplicitamente crimini di guerra (art. 33 della IV Convenzione di Ginevra). L’amministrazione sionista, addossando ad Hamas la responsabilità del rapimento e dell’uccisione dei 3 coloni, ha creato il casus belli ed attaccato immediatamente la Striscia, provocando la prevedibile risposta da parte dei gruppi palestinesi, tradottasi con il lancio di altri missili su Israele. Da parte sua, il governo israeliano continua a sostenere di voler colpire “chirurgicamente” gli esponenti di Hamas e le loro strutture militari. Con l’operazione militare “Protective Edge”, Israele ha bombardato 950 volte la Striscia, ha distrutto deliberatamente oltre 120 case (violando, pertanto, l’articolo 52 del Protocollo aggiuntivo I del ‘77 della Convenzione di Ginevra), ha ucciso circa 180 persone, tra cui minori, donne, anziani e un giornalista, ha ferito oltre 600 persone, di cui 50 versano in gravissime condizioni. Più di  900 persone sono rimaste senza casa; moschee, edifici pubblici, cooperative agricole, centri educativi, ospedali sono stati distrutti o gravemente danneggiati. D’altra parte, secondo il servizio di emergenza nazionale israeliano, il lancio di razzi da Gaza ha causato 123 feriti di cui 1 ferito grave, 2 moderati, 19 leggeri, 101 persone affette da shock traumatico. Inoltre, occorre palesare il fatto che l’Italia, in questo contesto, tra tutti i paesi dell’Unione Europea, è ad oggi il maggior fornitore di sistemi militari di Israele, e proprio nei giorni scorsi, durante i raid aerei israeliani su Gaza, Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica, ha inviato i primi due aerei addestratori M-346 alla Forza Aerea israeliana. Una situazione intollerabile che va condannata, e tale condanna deve assolutamente tradursi nell’immediata sospensione da parte del Governo italiano dell’invio di sistemi militari e di armi nella zona.

Ora più che mai, occorre, quindi, prendere una posizione chiara e ribadire la necessità di restituire preminenza ad un’informazione onesta, alla verità, poiché non esiste giustizia senza verità. Chiediamo agli attori politici in causa e a quanti possano agire da mediatori di prodigarsi energicamente affinché le ostilità cessino e si ponga finalmente fine all’assedio, all’embargo che, da troppo tempo, mortifica gli abitanti della Striscia di Gaza e della Palestina tutta.

Aderiamo con convinzione alla fiaccolata di solidarietà e testimonianza, promossa anche a Forlì per il 17 uglio, alle ore 21, al boicottaggio consapevole e deciso delle merci, dei servizi, delle università israeliane e delle aziende, italiane e non, che finanziano massivamente il genocidio perpetrato ai danni della popolazione palestinese, ed invitiamo all’ampia partecipazione di tutti coloro che hanno davvero a cuore la tutela dei diritti umani.

Palestina Libera. Restiamo umani. Rifondazione Comunista Forlì – Giovani Comunisti Forlì

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Nato a Forlì, classe 1992, lavoratore precario e studente universitario presso la Facoltà di Scienze Politiche di Forlì. Appassionato di musica, cinema, calcio, letteratura e politica, consegue il diploma di ragioniere presso l'ITC Matteucci. Autore nel 2010 di un album musicale dal titolo "Olio su tela", l'anno successivo pubblica il suo primo libro, "Cortile interno". Dopo la breve esperienza di "Marcovaldo", periodico di cultura libertaria, inizia il suo percorso di militanza politica nel Partito della Rifondazione Comunista. Attualmente, prosegue l'attività politica in "Borroka", Collettivo Autogestito operaista di Forlì. Collabora con il quotidiano "4live" occupandosi di attualità politica e curando, inoltre, la rubrica calcistica di controtendenza "Calcio Eretico - Storie sul filo del fuorigioco" assieme ad Angelo Mattinò.