Consegna della beneremenza ai figli di Domenico Bandini

0

Nel corso delle cerimonie per il 25 aprile che si svolgeranno a Dovadola verrà posta in evidenza la correlazione fra i destini dei dovadolesi vittime del Secondo conflitto mondiale, fra questi Primo Cai, Duilio Piazza, Domenico Bandini, e le scelte politiche e militari di quel periodo.
Com’è noto, i generali Giacomo Carboni e Giuseppe Castellano coadiuvarono il Capo di Stato Maggiore dell’esercito Vittorio Ambrosio nell’iniziativa sorta in ambito militare finalizzata allo sganciamento dell’Italia dall’alleanza con la Germania e la sostituzione di Benito Mussolini con un elemento di spicco dell’esercito, Pietro Badoglio. Tale azione fu autonoma rispetto a quella interna al Partito Fascista, capeggiata da Dino Grandi, che si concretizzò con l’ordine del giorno presentato al Gran Consiglio del Fascismo e messo ai voti nella notte fra il 24 e 25 luglio 1943.

Così come furono più o meno gli stessi alti ufficiali a mettere a punto il piano per arrestare Mussolini il pomeriggio del 25 luglio 1943. Quando il 7 settembre due ufficiali americani, in tutta segretezza, giunsero a Roma per concordare i termini dell’operazione militare per difendere Roma dall’esercito tedesco, trovarono il comandante della difesa della capitale, generale Carboni, a una festa; Badoglio che dormiva (aveva dato disposizioni di non essere disturbato); il generale Ambrosio a Torino per un trasloco; Roatta, altro generale che faceva parte del Consiglio della Corona, a cena. Furono intrattenuti da un colonnello che non conosceva una parola d’inglese e che pensò bene di portarli a cena. Da questa situazione si può comprendere perché dopo la proclamazione dell’armistizio non pervennero ordini precisi ai vari reparti dell’esercito italiano dislocati sui vari fronti. Fu così che la Divisione Acqui di stanza a Cefalonia e a Corfù decise in totale autonomia di resistere ai tedeschi e di non cedere le armi. Si trovò però senza nessun appoggio militare dall’Italia mentre i tedeschi, in un primo tempo minoritari sulle due isole, nel giro di pochi giorni poterono contare sull’arrivo di uomini e mezzi, in particolare sull’appoggio dell’aviazione. Nel corso del successivo scontro i soldati italiani si difesero valorosamente ma alla fine capitolarono lasciando sul campo migliaia di morti.

Degli 11.500 uomini che la Divisione Acqui vantava se ne salvarono solo 2.500. A morire eroicamente a Cefalonia fu anche un giovane contadino di Dovadola, Primo Cai, al quale è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Secondo l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, la molla del riscatto nazionale va ricercata nei tanti episodi di resistenza all’esercizio nazista che caratterizzarono i giorni immediatamente successivi all’8 settembre 1943, e in particolare tra quelli che avvennero a Cefalonia e a Corfù.
Anche la morte in combattimento del dovadolese Duilio Piazza, avvenuta il 22 giugno 1944 nel territorio del Comune di Tredozio, va inquadrata nel più vasto fenomeno dell’attività delle formazioni partigiane operanti nelle nostre colline caratterizzata da immani difficoltà e atti di eroismo e non priva spesso di improvvisazione e di errori. Nel caso specifico un gruppo di partigiani della Banda Corbari non si avvidero della presenza di una sessantina di militi fascisti che avevano raggiunto la località Coraggio; due di loro si posero di vedetta sul limite di un campo poco distante, verso il Cucco, sopra Valbindoli.

Da una casa della zona uscirono alcuni partigiani arrivati da San Valentino e si divisero in due squadre. I due della milizia notarono, non visti, i partigiani avanzare verso di loro e subito avvisarono gli altri che si schierarono a scacchiera. Li lasciarono arrivare il più vicino possibile poi aprirono il fuoco con la mitragliatrice costringendo i partigiani a retrocedere. Nella concitazione e nel caos del momento due partigiani restarono feriti: uno venne fatto prigioniero, poi un milite sparò all’uomo a terra tre fucilate sul petto. L’altro ferito, Duilio Piazza, allora tentò di salvarsi buttandosi a correre lungo un campo, ma cadde e iniziò a ruzzolare. A questo punto venne colpito alla testa da un colpo di fucile sparato dai militi. Nel frattempo l’altro gruppo di partigiani appena si rese conto di quanto stava succedendo ritornò indietro per aiutare i compagni a sganciarsi, come di fatto avvenne.

La morte di Domenico Bandini invece, la si deve inquadrare nel più vasto rapporto fra le popolazioni della nostra collina, e in particolare i contadini, con le formazioni partigiane. Quando alle quattro del mattino del 23 luglio 1944 un centinaio di militi del battaglione MM con due ufficiali raggiunsero il podere Fondaccio di Casole di Dovadola durante un’operazione di rastrellamento erano già a conoscenza che il colono Bandini aveva offerto ospitalità e aiuto a partigiani operanti in zona. Ma Bandini negò di conoscere i loro nomi e venne costretto a seguire i militi, i quali lo uccisero nei pressi dell’Eremo di Montepaolo, dove una lapide voluta dai cinque figli lo ricorda. Nella stessa circostanza venne completamente bruciata la casa colonica del podere Prati, di proprietà della Congregazione di Carità di Dovadola. Nell’incendio fu distrutto l’intero corredo dell’Ospedale del paese e parte degli strumenti chirurgici.

L’appuntamento per le cerimonie dovadolesi è per le ore 10,00 di venerdì 25 aprile, con ritrovo in piazza Battisti, e successivo corteo per la deposizione di corone d’alloro ai luoghi che ricordano i caduti. Nell’occasione il sindaco Gabriele Zelli consegnerà ai figli di Domenico Bandini: Angiola (Angela), Antonio, Gilberto, Livio e Isolina il riconoscimento di Cittadino Benemerito per aver dato “esempio di spirito civico all’intera comunità dovadolese mantenendo viva la memoria del padre” Successivamente, alle ore 11,00 circa, è previsto il trasferimento dei partecipanti a Montepaolo e al cimitero comunale per deporre mazzi di fiori nel luogo dove fu ucciso Domenico Bandini e dov’è sepolto Duilio Piazza.