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Circa un anno fa, 160 cittadini, fino ad allora conosciuti solo alle loro famiglie e ai loro amici, entravano in parlamento con la promessa di portare alla luce i segreti e le turpitudini che si cela(va)no sotto Camera e Senato. Per molti era l’inizio di un cambiamento epocale. Dopo un anno, sono molte le contraddizioni di un movimento che ha fatto parlare di sé non tanto sui contenuti, piuttosto per gli atteggiamenti irriverenti e per l’orgogliosa cafonaggine sfoggiata dai suoi esponenti, a partire dal leader Beppe Grillo. L’ultimo atto di uno spettacolo teatrale deplorevole è andato in scena pochi giorni fa nelle aule del parlamento, dove i parlamentari pentastellati hanno letteralmente assaltato i banchi del governo, costringendo la presidente della Camera a chiudere i propri uffici per evitarne l’occupazione. Tutto ciò in un contesto di subbuglio dove sono volati insulti sessisti alle deputate del PD e ingiurie al Presidente della Repubblica. Offese che poi si sono protratte anche nei giorni seguenti ad indirizzo di Laura Boldrini, assumendo un tono sempre più sessista, maschilista e misogino. Ora, non si tratta solo di giudicare un certo tipo di atteggiamento – quello dei 5 stelle – che pare assumere i tratti di un sovversivismo degenerato: di questo ne parlerò in seguito. Si tratta di capire, essenzialmente, due cose: “Che senso ha fare opposizione in questo modo?” E ancora: “Siamo sicuri che il M5S rappresenti i cittadini oppure esso si è messo a capo della “confusione” che regna nella mente e negli animi di quest’ultimi e per farlo ha dovuto ricorrere a massicce dosi di populismo?”. Secondo il mio modesto parere, chi ha chiesto il voto ai cittadini italiani per farsi eleggere in parlamento e in quel contesto rappresentare l’opposizione dovrebbe non solo rispettare il mandato che ha ricevuto, ma assumersi le responsabilità di osservare alcune regole e condurre la propria battaglia nelle forme consentite dalla democrazia rappresentativa, compreso naturalmente un duro ostruzionismo. Ma a che scopo se poi anziché usare la forza dei numeri e la qualità degli argomenti per costruire un’opposizione vincente tutto si riduce nella messinscena di un po’ di gazzarra? Forzare il gioco fino a trasformare le aule parlamentari in un surrogato della piazza significa cedere alle proprie difficoltà, rivelando tutta l’ambiguità e le contraddizioni di un movimento che poi, alla resa dei conti, obbedisce alle direttive del suo capo: “prendere la maggioranza assoluta dei voti e poi governare da soli”. Niente di diverso dal ritornello che abbiamo sentito ripetere in tutti questi anni da Berlusconi: “datemi i voti e lasciatemi fare”. In entrambi i casi persiste l’eterna pulsione dell’uomo solo al comando ed è proprio qui che crolla il progetto grillino di “portare i cittadini in parlamento”. Un movimento che ha preso il 25% alle ultime elezioni dovrebbe essere in grado di creare un’opposizione consistente, non limitarsi agli insulti, al “vaffa…” durante un comizio e sparare a zero su tutto e su tutti senza proporre una concreta soluzione che vada oltre al “mandiamoli a casa”. Con gli stessi numeri il PCI di Togliatti e poi di Berlinguer (che arrivò al 35% nel 1976) era in grado, stando sempre all’opposizione e mai al governo, di condizionare i governi e di condurre battaglie politiche che hanno portato al raggiungimento di importanti miglioramenti delle condizioni dei lavoratori. E a tal proposito, bisognerebbe aprire una parentesi sulla questione “Electrolux” degli ultimi giorni, dove in materia di diritti e di condizioni dei lavoratori si sta tornando a più di mezzo secolo fa, regredendo spaventosamente. Ma rimanendo nell’ambito del “grillismo”, come promesso, proverò a sviluppare una personalissima analisi del fenomeno partendo dagli atteggiamenti che caratterizzano sempre di più, tracciandone i lineamenti, il Movimento 5 Stelle. Sempre più “partito-persona”, incarnato nella figura del suo leader, al punto che i suoi attivisti vengono chiamati “grillini” (altro dato, la pagina Facebook del M5S conta circa 40 mila followers mentre quella del comico genovese 1 milione e mezzo), il M5S negli ultimi giorni è stato attaccato duramente ma in maniera forbita da Corrado Augias, che ha definito i suoi parlamentari “fascisti inconsapevoli” accusandoli di squadrismo dopo il caos creato da quest’ultimi in parlamento. Con grande lucidità e coscienza storica, Augias ha poi ricordato una frase di Mussolini pronunciata durante il famoso “discorso del bivacco” del 1922 che recitava esattamente così: “Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli […]”, facendo un parallelismo tra quello che purtroppo è successo e quello che sta succedendo oggi, senza che questi giovani parlamentari – spinti inizialmente dalle migliori intenzioni – se ne stiano accorgendo. E qui subentra il discorso di Antonio Gramsci che tra le pagine de “L’Ordine Nuovo” proprio in quegli anni scriveva “la storia insegna, ma non ha scolari”. Ma i grillini non hanno gradito la riflessione di Augias e qualcuno dei loro, indispettito, ha bruciato un suo libro per poi condividere la foto del rogo sul web. Un gesto pericoloso ed intimidatorio, che due mesi fa avevo già avuto modo di criticare aspramente in una mia nota sui Forconi. Un gesto che rimanda immediatamente al nazifascismo e al “Bücherverbrennungen” del 1933, che oggi ci appare ancora più assurdo dal momento in cui azioni del genere non dovrebbero nemmeno essere pensate. Il dato preoccupante è che i grillini, plauditi ed incoraggiati dal suo capo, hanno la tendenza di continuare a compiere gesti sempre più gravi sul piano etico e simbolico. Dal rogo del libro alla violenza verbale contro le donne, un grillismo spinto all’esasperazione che ha trovato in Laura Boldrini un bersaglio su cui scagliare il più stomachevole misoginismo che si potesse immaginare. Il tutto scorre freneticamente sul web, ma soprattutto sul blog di Grillo, vera e propria discarica di slogan, insulti, populismo e commenti beceri che tutt’al più riescono a conquistare quella celebrità tale da far parlare televisioni, giornali e gente comune (io compreso) per intere giornate, offuscando così la sostanza e il merito delle questioni politiche sollevate. Tutto diventa, ancora una volta, un talk show: quelli che Grillo dice tanto di odiare, gli stessi ai quali i pentastellati non possono partecipare, pena l’espulsione dal partito, anche se, tramite un collegamento video, i grillini sono presenti a tutte le trasmissioni e per di più hanno la possibilità di parlare senza essere interrotti. Tutto scorre, quindi, in una dimensione virtuale. L’idea di pensare a una democrazia plasmata sul web è, di per sé, un’idea assurda. Tutto ciò rende l’individuo sempre più alienato, sempre più individualista, sempre più schiacciato sul suo presente. Un individuo che pensa di valorizzare la propria libertà attraverso un “clic” è un illuso che crede di essere un attivista. E il linguaggio che parlano queste persone è lo stesso, volgare e violento, delle trasmissioni televisive. Come militante di Rifondazione Comunista sono contro il decreto del governo che regala 7 miliardi alle banche, contro la legge elettorale che cancella le minoranze voluta da Renzi e contro il modo di operare del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, abbondantemente al di fuori della Costituzione. Sui contenuti, quindi, condivido parte delle battaglie del M5S, ma sui metodi non solo sono contrario ad una condotta che appanna ogni battaglia politica, ma sono addirittura nauseato e terrorizzato da un sovversivismo inconcludente intriso di misoginismo, populismo e squadrismo.

 

Lorenzo Ghetti Portavoce Giovani Comunisti Forlì – Rifondazione Comunista

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Nato a Forlì, classe 1992, lavoratore precario e studente universitario presso la Facoltà di Scienze Politiche di Forlì. Appassionato di musica, cinema, calcio, letteratura e politica, consegue il diploma di ragioniere presso l'ITC Matteucci. Autore nel 2010 di un album musicale dal titolo "Olio su tela", l'anno successivo pubblica il suo primo libro, "Cortile interno". Dopo la breve esperienza di "Marcovaldo", periodico di cultura libertaria, inizia il suo percorso di militanza politica nel Partito della Rifondazione Comunista. Attualmente, prosegue l'attività politica in "Borroka", Collettivo Autogestito operaista di Forlì. Collabora con il quotidiano "4live" occupandosi di attualità politica e curando, inoltre, la rubrica calcistica di controtendenza "Calcio Eretico - Storie sul filo del fuorigioco" assieme ad Angelo Mattinò.