Assurdo atto della Regione: abrogata la legge che tutelava i dialetti

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Nel corso degli ultimi tre anni ho avuto modo di presentare in più occasioni, e sempre di fronte a tanta gente, i tre volumi di Mario Maiolani: “La Romagna nei modi di dire dimenticati”, “Detti e proverbi romagnoli” e “Perchè in Romagna si dice così”, tutti editi dal Ponte Vecchio di Cesena. Nella prefazione di quest’ultimo ho evidenziato che Maiolani ha offerto ai romagnoli la possibilità di ragionare sul destino del nostro dialetto. Cosa che dobbiamo continuare a fare nonostante la recente sciagurata e inqualificabile decisione del Consiglio Regionale della Regione Emilia-Romagna che ha deciso di abrogare la legge che tutelava e valorizzava i nostri dialetti.

Uno dei maggiori studiosi dei problemi linguistici, il filosofo e logico austriaco Ludwig Wittgenstein (1869 – 1951 ), ha sostenuto: “La nostra lingua è come una vecchia città: un labirinto di viuzze e di larghi, di case vecchie e nuove, di palazzi ampliati in epoche diverse e, intorno, la cintura di nuovi quartieri periferici, le strade rettilinee, regolari, i caseggiati tutti uguali”. Come le città sono in continua trasformazione, così anche la lingua è in continua evoluzione e oggi per i dialetti ci si avvia verso la periferia con strade rettilinee e regolari. Parleremo ancora in dialetto? È questa la domanda che si pongono tutti i cultori delle lingue locali. E fino a quando? E come? I mezzi di comunicazione di massa, prima la Tv, ora Facebook e Twitter, le correnti migratorie stanno sommergendo le parlate locali.

A mio avviso, la sorte dei dialetti non è affatto segnata. Perché le lingue si trasformano, si annacquano, assorbono elementi esterni. È stato detto che “vivono come un organismo mescolato a altri organismi”. Non a caso diverse trasformazioni sono già avvenute. Il dialetto non ha più prodotto parole, modi di dire, detti e proverbi nuovi (anche da questa considerazione si può comprendere l’importanza dei tre volumi che Maiolani dato alle stampe), ma ha preso il lessico e le locuzioni dalla Tv, dalla radio, dai giornali, dalla pubblicità, e così via, traducendoli direttamente nella sua morfologia e nella sua sintassi. Continueremo a prendere dall’italiano tutte le parole e le locuzioni della politica, dell’economia, dello sport, dello spettacolo e porteremo direttamente nel dialetto anche le parole straniere pronunciandole secondo le nostre norme.

Infatti sono entrate nel parlare quotidiano, sia in italiano sia in dialetto, parole come handicap, cross, camping, computer, week end, container, killer, night, eccetera. Non nasceranno più modi di dire originali, nella stragrande maggioranza dei casi riportati nei libri di Maiolani così come in passato hanno fatto altri studiosi, in particolare Libero Ercolani, ma li prenderemo dall’italiano e li tradurremo direttamente. In molti casi avremo due lingue uguali nei contenuti ma diverse solo nella forma. L’italiano aveva locuzioni come “prendere le redini”, “a briglia sciolte”, “a spron battuto”, che non avevano i corrispondenti in italiano. Nella società motorizzata e automatizzata, che ha le stesse manifestazioni in tutto il territorio nazionale, avremo pure le stesse immagini.

Come abbiamo preso dall’italiano: partir in quérta, in fes d’aviamént, esser sò ‘d zir, non ingrane, l’è in rudag, un s’è imbale, così prenderemo dalla lingua nazionale tutte le altre immagini. Sarà sicuramente un dialetto un po’ diverso. Non più quello parlato fino a qualche decennio fa che invece ritroviamo nei libri di Maiolani. Anche se continuerà a essere, come ebbe modo di dire Tonino Guerra “una lingua piena di sudore, che ha le sue bestemmie, è una lingua che ti parla direttamente al cuore, perché c’è poco da dire, se stai male e qualcuno ti viene vicino e ti chiede come stai, hai come l’impressione che ti faccia un impacco. Se qualcuno ti chiede: ” Coma stet? “, senti che ti sta parlando con un chiodo dentro, e ti vuole levare le parole, e ti vuole levare una tua confessione, e lo senti vicino”.
Su questi temi sono sicuro che continueremo a discutere molto a lungo.

Gabriele Zelli

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Ex sindaco di Dovadola, classe 1953, dal 1978 al 1985 dipendente del Comune di Dovadola. Come volontario in ambito culturale è stato dal 1979 al 1985 responsabile della programmazione del Cinema Saffi e dell'Arena Eliseo di Forlì e dal 1981 al 1985. Coordinatore del Centro Cinema e Fotografia del Comune di Forlì. Nel giugno 1985 eletto Consigliere comunale e nell'ottobre 1985 nominato Assessore comunale di Forlì con deleghe alla cultura e allo sport. Da quell'anno ha ricoperto per 24 anni consecutivi il ruolo di amministratore dello stesso Comune assolvendo per tre mandati le funzioni di Assessore e per due a quella di Presidente del Consiglio comunale. Dirigente e socio di associazioni culturali, sociali e sportive presenti in città e nel comprensorio. Promotore di iniziative a scopo benefico. E' impegnato a valorizzare il patrimonio culturale, storico e artistico di Forlì e della Romagna. A tale scopo dal 1995 ha organizzato una media di oltre 80 appuntamenti annuali, promuovendo anche interventi di recupero del patrimonio architettonico di alcuni edifici importanti o delle loro parti di pregio. Autore di saggi e volumi, collabora con settimanali, riviste locali e romagnole. Dirigente dal 1998 di Legacoop di Forlì-Cesena in qualità di Responsabile del Settore Servizi. Nel 1997 è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana.