Tra tutte le cose pittoresche della Romagna, credo che una “caveja d’oro” vada alla capacità del romagnolo medio di dare un nome astruso a qualunque cosa. 
Esempio: le forbici. In buona parte della Romagna non sono “al fòrbsi”, bensì sono “al giùri”. Dal francese “toujours”, che non c’entra niente come significato, ma qualcuno dei nostri (costantemente in aumento!) fans, magari può darmi una mano a capire il perchè. Oppure i carciofi che sono chiamati più raramente “scarciòfal”, ma più sovente “articiòc”, di nuovo dal francese “artichoux”.

E finchè i nomi per così dire strampalati sono alle cose, va tutto bene. Alle cose. Il romagnolo purtroppo non si ferma. E così, tra una forbice e un carciofo, ti capita un figlio. Francesco, Giovanni, Matteo… nah. Troppo scontato. Perchè non chiamarlo Geiar?

Stanotte invece che dormire come fanno i bibi normali, ho pensato a voi, e ho fatto una ricerchina sul Vord Vaid Veb sui nomi romagnoli. E mi sono spaccato il petto in due dalle risate.

A noi piace tanto chiamare i nostri figli sulla base di una moda, di un’idea, di uno stato d’animo. Dimenticando che questi disgraziati i nomi se li porteranno dietro come una condanna, e verranno perculati durante tutta l’infanzia. Poi non lamentatevi se uno che chiamate Deramo, cresce male e arrivato ai diciotto vi pianta gli spiedoni per fare il galletto alla griglia nella schiena a mo’ di banderillas.

Nella macrocategoria dei nomi inesplicabili se non con la follia umana rientrano Egloge, Roblendo, Ràmpolo, Antide, Nàbero, Adegaso, Evole, Eschete e Viterbo. Ok, Viterbo posso spiegarmelo. Ma gli altri? Non si spiegano neanche dopo otto litri di Sangiovese Superiore in endovena! E poi ci facciamo caso se Andrea in Italia è storicamente un nome da uomo, mentre per il resto del mondo è da donna. Ma qualcuno qui mi sa dire se Antide è un lui o una lei? Eschete? Dai, se esistesse un nobel per i nomi qui si vincerebbe il primo, secondo e terzo posto per distacco.

La Romagna è sempre stata un fermento politico-religioso non indifferente. Chiesaioli contro mangiapreti, neri contro rossi, indottrinati contro anarchici. E volete che i nomi siano esenti da tutto questo? Sticazzi! Ho visto nomi che voi umani non potete neanche immaginare: Alba di Libertà Proletaria (non scherzo), Chirie Eleison (eh, amen!), Dinamitarda (un nome che è una bomba), Palmirotogliatto (con Palmiro soltanto si vede che non si capiva abbastanza…). Poi ci sono Adua, Benito e Benita, Adolfo, Rometta, Balilla, Vittoria, Littoria dalla parte nera, e quella rossa risponde con Uliano, Ilic, Natascia (con quel “sci” che non è esattamente russo), Tatiana, Avvenire (dal “sole dell’avvenire”), Marxino, Engles (eh si vede che Engels era troppo difficile), Iuri (con la I, e ora come ora è un nome quasi normale!), Pravda. E, sempre parlando di dualismi, come non parlare di Sperindio e di Negadio?

Come se non bastasse gli impiegati dell’anagrafe non erano esattamente il massimo, e quando si trattava di registrare un neonato apriti cielo: Washington – che già di per se che cacchio di nome è! – diventava Vàsingto, e Giuseppe Stalin (parliamone!) veniva storpiato per motivi politici in Iseppe Nalin, che forse è quasi peggio. E io un Geims scritto veramente cosi’ invece che James, lo conosco di persona!

Passato il momento degli scontri ideologici il romagnolo non s’è dato per vinto: ed è partito con le serie televisive, o i nomi dei divi. Ovviamente, a modo suo. Geiar lo abbiamo già nominato, ma che dire di Ridge, Childèr (dal dottor Kildare)? Lothar, figlio evidentemente di un interista tifoso di Matthaeus? Debora (con o senza H finale), Vanessa, Jessica sono oramai all’ordine del giorno, ma 20 anni fa erano appena appena usciti da una sitcom. E la peggiore di tutti: Milkana. Una pubblicità. Pauroso.

L’ultima categoria, e poi la chiudo qui, è la più ignorante: i nomi da bar. Sì perchè possono essere stati partoriti solo dopo una seduta a marafone giocata male. “Se perdo chiamo mio figlio…” con un nome improbabile. Pem! La sconfitta più sonora mai registrata. E così, vuoi passare per bugiardo al bar? No! E quindi arrivano nomi come Antavlèva, che sembra un cognome russo, ma in realtà capiamo bene cosa vuole dire! Oppure Ultimo perchè “dopo di te basta”, e poi invece ops! Nasce Daccapo.
Il peggio del peggio? Tre gemelle chiamate Una, Noce, Moscata.
Solo da noi.

(il Nero)

Articolo pubblicato nella pagina Facebook “Sa fet a què”