dovadola tartufo sfoglia

L’autunno in Romagna è un fiorire di colori e di sapori. Castagne con la cagnina, ciccioli freschi perchè il baghino decide di salutarci suicidandosi per il nostro bene, tartufi grossi come verze, verze (da far rigorosamente con piadina e costine, os-cia vigliàca) che ci vuol il carriolo a portarle a casa, funghi alti come alberi e gli alberi lasciamo perdere. Il romagnolo si gasa come una cassa di coca cola trasportata sulla E45, perchè è arrivato il momento delle sagre.

La sagra è un momento di ritrovo sociale, dove le comari del luogo parlano fitte fitte di morti, feriti e grandi ustionati dell’intera vallata, dove i baristi passano da carovane di motociclisti in estate a carovane di perditempo in autunno, un coacervo di baracchini pieni di ninnoli che normalmente durante l’anno liquideresti con un “pussa via, chèvat d’ì quajùn” (và via, togliti dai marroni, appunto, che è autunno), ma che invece durante la Sagra della Pugnetta Spinona di San Birindello da Fratta Terme fan tanto, tantissimo calore. E così quando torni a casa dopo una di queste sagre solitamente ti ritrovi in mano:
– numero 1 Pinocchio di legno a grandezza naturale, perchè il tipo che lo stava facendo “aveva una gran manualità” (e ci credo, già è la Sagra della Pugnetta Spinona, in più Pinocchio è nato da una sega);
– set di casette di legno degli gnomi a forma di fungo lisergico che se guardi bene dietro c’è proprio lo gnomo che si fa una pera con una tegola del tetto;
– tovaglia + tovaglioli + portatovaglioli con stampe romagnole ruggine e/o blu che sono un classico e son fantastiche, ma quelle delle sagre son fatte con la fuffa stampata, e la prima volta che ti pulisci la bocca con uno di quei tovaglioli ti ritrovi la “caveja” tatuata sulle labbra;
– (per lei) set di quattordici diversi aromi naturali per la casa che “ristabiliscono l’equilibrio”, “ritemprano le energie” e “rinvigoriscono la voglia di amore” o chissà che altro. Basterebbe un piatto di tagliatelle coi porcini per fare tutto questo, altro che bruciare nel fornellino erba gatta, os-cia d’la sbudlèada!
– (per lui) set di pentole e attrezzi da cucina che “non si sa mai mi vien voglia di cucinare, và che figata questo mestolo a forma di ussaro col colbacco, vè che bello questo scacchiasedani lo usiamo quando viene tua sorella per farCI il cazzimpèrio!” (ndt. Cazzimperio, dal dialetto cazimpéri, pinzimonio). Che io vorrei dirgli: mo sa vut cumprè ‘sta ròba, che l’ultima volta che hai cucinato qualcosa è stato solo perchè hai chiuso il gatto nel forno per sbaglio!

Ovviamente lo sapete anche voi. La cosa più sbagliata da fare è andare a comprare qualcosa nella sua sagra relativa. Tipo. Vado a Sant’Agata Feltria a comprare il tartufo! Ecco, bravo patàca. Costa come minimo il 30% più che prenderlo nel negozio, in più sei andato in cima a un greppo a prenderlo, hai parcheggiato a Bellaria, e fa un freddo birino e ti sta venendo un fastidio alle ingonaglie (ndt. Cagarella).
C’è anche la versione B del patàca: non vado a comprare il tartufo là, son mica scemo! Però ne mangio un pochino lassù. Bravo patàca versione B, fai 7 ore di fila per un piatto di gnocchi in bianco col tartufo che costa 8 euro, non riempirebbe nemmeno un pincher inappetente, e in più il tartufo è AROMA tartufo (quell’olio aromatico che vende anche il GONAD) e sopra ci grattano porcini secchi. Però tu dici os-cia che figo che sono, ho mangiato il tartufo a Sant’Agata. Bravo invornito, era meglio il Pinocchio della Sagra della Pugnetta Spinona.

Parliamo dei nomi delle sagre: ce ne sono alcuni che definire pittoreschi sarebbe limitativo (os-cia oggi ho mangiato lo Zingarelli, fatemi parlare sburone).
– Sagra del Vino Tipico Romagnolo (zio lèdar, ce ne fosse solo uno! Parliamo del Sangiovese Superiore o del San Crispino “totidè-è buonissimo” delle Cantine Ronco?)
– Festa di San Francesco e Corsa podistica “Sale e Vino run” (San Francesco in persona li benedice prima, e poi questi corrono scalzi in salina bevendo cagnina. Vince chi sopravvive)
– Sagra della Polenta e dei Frutti del Sottobosco (spero non insieme se no sai che schifo)
– Mostra Scambio e Mercatino d’Autunno (dove provi a scambiare tua suocera col Pinocchio dell’anno prima)
– Festa dei Frutti Dimenticati (sono solo bancarelle vuote, perchè gli standisti continuano a battersi la mano in fronte e a dire “boia d’è signèli, te l’avevo detto che mi ero dimenticato qualcosa!”)
– Sagra della Porchetta di Mora Romagnola e Fiera della Biodiversità (allora, sulla Mora Romagnola sapete che potrei anche liquefarmi di saliva, ma la biodiversità? C’an fasèma dal pugnètti anche sulla Mora eh che poi a me viene il sistema nervoso!)

Non pensate che a me non piacciano le sagre, io le adoro. Ma le adoro perchè la gente, purina, la va par lor ch’in capès un càz, e io mi diverto a vedere il sorriso dei bambini con un cartoccio di caldarroste in mano o dei genitori che portano a casa i salamini sott’olio, e tutto profuma di comunità, di calore e di… di… di sugna, zio ladro, mi si è spampanato il panino con la porchetta sul giubotino scamosiato, porca boia! ‘Speta che ci do’ giù con le salviette del Gonad.

(il Nero, detto anche “l’unto del Signore“)

Articolo tratto dalla pagina Facebook “Sa fet a qué”

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