Lampade a basso consumo: risparmio ed ecosostenibilità

0
contatore luce

Le lampade sono a basso consumo e a basso impatto sull’ambiente, ma possono mettere a rischio la nostra salute? Da quando l’Unione Europea, nel 2009, ha deciso di abolire le lampadine tradizionali, sono iniziate a circolare molte voci circa i rischi legati alle nuove lampadine a basso consumo. La loro introduzione è stata incoraggiata perché consentono di risparmiare grosse quantità di energia (le lampade a risparmio energetico consumano l’80% in meno rispetto a quelle convenzionali) e per ridurre le emissioni di CO2 sul nostro pianeta. L’anima ecologica di questo progetto, però, non è riuscita ad evitare alcune perplessità legate ai rischi del loro utilizzo. Altroconsumo (associazione dei consumatori) cerca di fare un po’ di luce sui dubbi più ricorrenti.

I campi elettromagnetici generati dalla nuove lampadine sono pericolosi per la salute? Per funzionare, le lampadine sono percorse da corrente elettrica. I campi elettromagnetici di bassa e media frequenza prodotti potrebbero generare nel corpo umano correnti elettriche. Perché questo non avvenga e per evitare eventuali disturbi, le norme europee per gli apparecchi elettrici sanciscono valori limite. La densità di corrente generata nel corpo umano da un campo elettromagnetico come quello delle lampadine non è direttamente misurabile nella persona, ma può essere calcolata, nell’ambito di sperimentazioni complesse, con l’aiuto di manichini e simulazioni numeriche. Recenti studi hanno concluso che le densità di correnti massime indotte dalle lampadine a risparmio energetico – anche nell’ipotesi peggiore (distanza tra il corpo e la lampadina di soli 2 cm) – sono inferiori ai limiti prescritti. Ed è certo che più la distanza dalla lampadina aumenta, maggiore è la riduzione della densità di corrente. Non c’è, dunque, rischio reale.

Le radiazioni UV emesse dalle lampadine sono pericolose per la salute? Le lampadine a basso consumo con tubo fluorescente a vista non sono, a certe condizioni, completamente a prova di UV (raggi ultravioletti): ne lasciano, infatti, filtrare una piccola parte. Se ci si espone per più ore a una distanza inferiore a 20 cm da queste lampadine non si può escludere l’ipotesi che compaiano eritemi cutanei dovuti a una forte esposizione agli UV. È altrettanto vero, però, che basta comprare lampadine a basso consumo con un secondo bulbo per evitare questo rischio: dal secondo bulbo i raggi UV non riescono a filtrare, o comunque lo fanno solo lievemente, senza poter creare problemi.

Le lampadine contengono mercurio: ci sono rischi per la salute? Le lampadine fluorescenti compatte contengono una piccola quantità di mercurio, che rientra nei limiti imposti dall’Unione europea. Se la lampadina è intatta (non rotta) non viene rilasciata alcuna particella di mercurio. Idem durante l’uso. Se si rompe, invece, può uscire una quantità di mercurio pari a qualche milligrammo, circa 2,5 mg (la dimensione di una macchia d’inchiostro sulla punta di una penna a sfera, per intenderci). Un quantitativo quasi impercettibile, se lo si paragona ai vecchi termometri a mercurio che ne contenevano circa 500 milligrammi. In ogni caso, qualora una lampadina si rompesse, bisogna aerare la stanza e far uscire subito i bambini e gli animali domestici. Pulisci poi con uno straccio bagnato, ma indossando i guanti: è meglio evitare che la pelle venga a contatto con i frammenti. Non usare l’aspirapolvere. Infine, riponi frammenti e straccio in un contenitore chiuso (per esempio un barattolo in vetro o un sacchetto di plastica) e portalo in una piazzola ecologica. Se proprio non vuoi rischiare problemi di mercurio, puoi anche scegliere altri tipi di prodotti, come le lampadine a incandescenza migliorate con tecnologia alogena, oppure quelle a LED, il cui contenuto massimo di mercurio è 0,25 mg (ma in generale ne hanno un contenuto inferiore a 0,1 mg).