“I romagnoli all’inferno” di Aristarco

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Martedì 27 novembre, alle ore 21,00, nella sala assemblee circoscrizione 1 piazzale Foro Boario 7 a Forlì, Katia Zattoni, Marco Viroli e Gabriele Zelli dialogano con Aristarco (alias Roberto Casalini), autore del libro: I Romagnoli all’Inferno (Il Ponte Vecchio, 2012) letture dalla Divina Commedia scelte e curate da Andrea Brigliadori.

In occasione di un libro su poeti romagnoli e Dante, alle voci dei nostri poeti si vollero affiancare tre saggi e Aristarco fu coinvolto nell’impresa, accanto a studiosi di rango. Poiché nelle sue ultime mascalzonate si era interessato dei Romagnoli, decise che il tema potesse riguardare il legame che unisce Dante alla Romagna. Ne nacque un breve saggio, del quale tuttavia l’autore tanto si innamorò da volerne fare un libretto, ma alla condizione che si mantenessero le birbonate dell’origine, alle quali Aristarco non sa rinunciare. “Questa è la materia del libro: La Romagna seconda patria di Dante. Paolo e Francesca. Il topos della perfidia romagnola. Guido Bonatti astrologo forlivese. La profezia di Pier da Medicina. Tebaldello Zambrasi, il traditore di Faenza. Fra’ Alberigo dei Manfredi, il peggiore spirito di Romagna. Guido del Duca e la decadenza romagnola. Guido da Montefeltro.

Aristarco vive e lavora a Cesena, in un suo mondo appartato, colmo di libri e di gatti. Nel 1985 e nel 1990 ha pubblicato le due edizioni di La galleria degli eroi, ritratti dei politici cesenati. Nel 2008 ha messo mano a Il pataca, un eroe romagnolo, nato dal bisogno di abbandonarsi a una rappresentazione ironica e divertita della figura di un eroe della Romagna, che pare rappresentare molto di quel che siamo o di quel che pensiamo di essere. Il vasto e inaspettato successo raccolto da quel libro ha preteso un secondo atto, Che vigliacaz de Rumagnol spudé (2009) nel quale Aristarco ha messo tutta la sua passione, la scoppiettante propensione al divertimento e l’originalità di uno stile pieno di effervescenti invenzioni. Infine, nel 2012, scrive questo I Romagnoli all’Inferno, provocante divagazione sul mondo dell’oltretomba dantesco e insieme e soprattutto atto d’amore verso Dante e la Romagna. Al termine brindisi con vino e ciambella.