Se ti abbraccio non aver paura

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Come tutti i lettori ho le mie regole, le mie fissazioni e i miei pregiudizi. E non me ne vergogno. Anzi rivendico il diritto di averli soprattutto i pregiudizi su certi supposti “autori” (notate la classica vena polemica toscana… vabbè). In ogni modo ci sono tre regole che negli anni mi è venuto naturale seguire:

    Non leggo libri regalati. Non so il motivo ma difficilmente mi piacciono o mi attirano. Non avendo un genere di romanzo preferito è difficile azzeccare i gusti. E infatti spesso questi libri finiscono nel dimenticatoio. Non leggo libri che parlano di viaggi. Non voglio fare nomi ma i viaggiatori sono supponenti e egocentrici come i fotografi. Ti vogliono spiegare la “vere verità” della vita svelandoti chissà quali banali segreti che loro sono riusciti a carpire dall’ultimo sciamano che vive nell’ultima caverna dell’ultima montagna del mondo. Anche meno eh. Non leggo libri che sono in testa alle classifiche, insomma tutti quelli presentati nei programmi radical-chic (che pensano di fare “cultura” e invece fanno “marchette” come si dice in gergo televisivo). Spesso sono banali e scontati e il fatto che piacciono a tutti me li fanno diventare insopportabili (ok sono un po’ snob… embè?)

Ma a cosa servirebbero le regole se non ad essere infrante ? E infatti il libro di cui parlo oggi in un solo colpo ha infranto tutte e tre le mie regole. Già il titolo è tutto un programma “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas, 2012, Ed. Marcos Y Marcos, 319 pagine, 17 Euro). Ervas ha raccolto una storia vera, un racconto bellissimo e terribile di un amore infinito tra padre e figlio autistico durante un’impresa che per molti poteva sembrare semplicemente una pazzia. Franco Antonello ha visto la sua vita cambiare quando a suo figlio Andrea hanno diagnosticato l’autismo. Una bomba. Gestire un figlio malato è già difficile, ma quando si tratta di autismo è addirittura un’impresa titanica. Si perchè l’autismo non si impara mai. Non ci sono punti fermi, non ci sono certezze che la convivenza con questa malattia possa darti. Ogni mattina è come se ripartissi da zero. E lui decide di partire con Andrea per un viaggio da Miami fino al Pacifico a bordo di una Harley. Unico punto di incontro tra Franco e Andrea è il computer dove lui (previo suo rituale) risponde alle domande che il padre gli fa, in maniera ora dolce, spesso ironica e certe volte in maniera angosciante (soprattutto per un padre che non sa come liberare suo figlio dalla gabbia dell’autismo).

È un libro di viaggio ma non vuole insegnare la vita, vuole sono raccontare come può essere grande l’amore di un padre e come si può provare se non a vincere quanto meno a convivere con questo male, magari avvisando il mondo che se un ragazzone di 18 anni ti viene incontro e ti vuole abbracciare, tu non aver paura. Lungo la strada gli incontri saranno innumerevoli, gli inconvenienti tanti come pure le deviazione che porteranno i due non a fermarsi in California ma a continuare fino al Brasile. Si legge tutto di un fiato e fa davvero bene al cuore. E se vi va cercate il servizio che le Iene hanno fatto con Andrea ! Leggetelo e pensate a tutti quei supereroi che si chiamano “genitori con figli autistici” che in silenzio e con tanta fatica cercano ogni giorno di allargare le sbarre di una prigione invisibile che tiene reclusi i propri figli. Io ne conosco due: Michela (che non ringrazierò mai abbastanza per averi regalato il libro) e Stefano. E questa pagina la dedico a loro.

Pierluigi Ciappi