“Vitae” di Rosy Delton

0

Sabato 9 giugno, alle ore 18,00, al Centro Culturale San Francesco, in via Marcolini 4 a Forlì si inaugura la mostra di pittura “Vitae” di Rosy Delton. Rosaria Delton, pittrice forlivese di adozione, nata a Predappio ma di origini istriane, ci offre questa sorprendente mostra “Vitae”, raccolta di opere a pertinenza sociologica. Il segreto nella pittura di Rosy Delton è la forza e il vigore che manifesta all’osservazione, anche disattenta, del visitatore. Forza che deriva dal sentimento e dal “troppo sentire”. Quindi forza e fragilità, caratteristiche onnipresenti nell’essere umano, consapevoli o meno, che si manifestano con un connubio dalla percentuale e dal peso disparato. In Delton questa miscela è espressa  e vissuta con coscienza, subìta a volte, come i suoi quadri dimostrano. Una pittura liberatoria dalla sensibilità troppo opprimente o di denuncia nei confronti delle ingiustizie e dei dolori che la attanagliano (immagine di repertorio).

Dolori vissuti o dei quali la pittrice si appropria, trasformandoli in sofferenze personali… così un clochard diviene il dolore per la parte più errabonda della sua anima e contestualmente l’occasione per denunciare un inspiegabile quanto crudele evento di cronaca. Per queste motivazioni il colore dei quadri di Rosy è violento, a volte abbagliante, perchè solo così la passione e le emozioni si imprimono sulla tela al fine di trasmetterne tutto il pathos. Così un viso di donna, incorniciato da un velo, abbraccia un bambino con il palmo aperto, mano intenzionalmente evidenziata e spropositata nelle dimensioni; gli occhi chiusi, simbolo della disperazione di una madre per il futuro del figlio così piccolo e già così svantaggiato, dolore e paura atavici di una mancata protezione, dai molteplici significati.

Ancora… un’altra donna, con lo sguardo fisso nel vuoto, straniato eppur sereno, un bicchiere in mano, un tavolino, un bar deserto in cui è posata una bottiglia; l’atmosfera è fredda, il pavimento a scacchi riporta all’odore acre di un reparto ospedaliero: tutto è occasione per manifestare il dolore di una giovane vita precocemente rubata dall’alcolismo, strumento attraverso il quale si appaga il desiderio di non esistere. Uno dei quadri mai esposti e più toccanti, dedicato alla morte di un’amica della pittrice, raffigura una donna in piedi, dal capo glabro, figura ciondolante nello spazio; di fianco un caminetto con alcuni piatti appesi, la sicurezza del focolare in contrapposizione con la morte imminente, a dimostrazione dell’ingiustizia della malattia e della caducità e ironia della vita. La pittura di Rosy è principalmente figurativa, anche se l’artista ha elaborato diverse opere astratte in cui il colore, generalmente più cupo, si mescola con i pensieri e le visioni che la perseguitano.

Anche in questi quadri l’artista riesce, egregiamente, a trasmettere un senso dolorante dell’esistere e un combattimento, sempre presente in lei, tra l’esserci e il non esserci, complice la sua formazione, gli anni  che l’hanno maggiormente segnata, all’insegna del pensiero camusiano e delle lotte femministe. Quello che si rileva è una pittura, olio o tempera, mai discreta e accomodante, piuttosto invadente e scomoda, riflesso di una personalità sincera, esuberante e scevra dai formalismi che caratterizzano il vivere sociale, per questo così vera e rara, affascinante, irrisione di quelle caratteristiche ormai introvabili e per questo ancora più preziose. Chi avrà modo di ammirare i quadri della Delton, non potrà non sentirsi trasportato nel suo mondo privato, all’interno di quell’anima così trasparente e libera; ne sentirà tutta la vitalità e l’energia che sprigiona, unitamente al dolore,  e non potrà uscire da questo viaggio senza porsi domande sulla vita, anzi, sulla “vitae”.