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In tante bacheche di Facebook è stata condivisa la perplessità sulla reale intensità del terremoto che ha colpito l’Emilia. Insomma sul web corre una voce molto sgradevole che meriterebbe un chiarimento. Il sisma del 20 maggio fu inizialmente classificato di grado 6.1 ma solo nel pomeriggio la magnitudo fu portata a 5.9. Nel principale sito web americano sui terremoti l’evento risulta ancora di livello 6.1. Stessa cosa anche dalle analisi degli istituti nazionali di altri paesi europei. Si sente dire che questo declassamento sia stato motivato da problemi economici, in quanto pare che il risarcimento governativo per le calamità naturali al di sopra del grado 6.0 Richter sia del 100% mentre al di sotto sia del 70%. Insomma in un Paese dove la chiarezza è sinonimo di chimera, e l’adagio coniato da Giulio Andreotti ovvero che “pensare male è peccato ma spesso ci si avvicina” ispiri i maggiori politici italiani i dubbi e le incertezze dei cittadini aumentano in modo esponenziale. Sempre navigando in Internet abbiamo estrapolato dichiarazioni di un esperto di esperto  sismologo quale Antonio Piersanti. In breve il dottore spiega che esistono diverse magnitudo: la ML, la MS, la MW. Ciascuna dà una denotazione del terremoto indicando cose diverse. La ML è la Magnitudo locale ed è la più veloce da calcolare. In pratica la ML è un indicazione dello scuotimento, per usare dei termini non troppo precisi ma comunque utili ad intendersi, che c’è stato sui sismometri. La MW è la “Magnitudo momento“, e dà un’indicazione più precisa di quanta energia quel terremoto ha liberato. La Magnitudo momento ad esempio del terremoto de L’Aquila è stata 6.3. Non è che è stata alzata o abbassata rispetto alla ML che valeva 5.8: tutto il mondo, l’INGV e gli altri enti internazionali, sono d’accordo nel dire che quel terremoto ha avuto una Magnitudo Momento 6.3, anche se è normale che tra le varie magnitudo ci possano essere delle differenze che possono arrivare fino a 0.5. In effetti – continua Antonio Piersanti – intorno a questi dati si è innescata una polemica del tutto falsa, perché il caso ha voluto che quel terremoto girasse intorno al numero 6. La magnitudo 6 non ha niente a che vedere con il 6° grado dell’intensità Mercalli. Sono due cose che non c’entrano nulla. Il 6° grado è un grado di risentimento che si basa sui danni che il terremoto ha fatto. Un 6° grado della scala Mercalli lo può fare anche un terremoto di magnitudo locale 4, se accade in un posto in cui le case sono costruite con la creta. Seconda la legge italiana i risarcimenti vanno ai Comuni che hanno avuto un’intensità media risentita superiore al 6° grado, cioè uguale al 6° grado o superiore. Ma l’intensità non ha nulla a che vedere con la magnitudo. Per valutare l’intensità, i tecnici della Protezione Civile, che si avvalgono anche dell’apporto della consulenza di ricercatori nostri e dell’università, va in giro paese per paese e, a prescindere da quale sia stata la magnitudo del terremoto (5.5° o 6° non importa) dice: “questo paese ha avuto intensità 6, questo 7, questo 8 e questo 5”. Ma questo viene fatto appunto dall’analisi dei danni. Qualcuno invece ha messo in giro la voce, completamente falsa, che la magnitudo sarebbe stata abbassata a 5.8 per non dare i risarcimenti. Ma non c’entra niente. I risarcimenti vengono dati in base alle valutazioni delle intensità che le squadre,  che vanno a vedere direttamente i danni, hanno rilevato. Quindi sono due cose completamente indipendenti.

Tano Corazzine