I 500 anni dalla battaglia di Ravenna

0

Mercoledì 11 aprile, alle ore 21.00, al Centro Culturale San Francesco, via Marcolini 4, ForlìSergio Spada presenterà il suo libro La battaglia di Ravenna. Il gran fatto d’arme del 1512 («Il Ponte Vecchio», Cesena, 2011). Interverranno Marzio Casalini, Marco Viroli e Gabriele Zelli. A tutti i partecipanti all’incontro verrà offerta in omaggio copia della rivista «Il Melozzo». Quest’anno si celebra il 500° anniversario dalla battaglia di Ravenna, combattutasi domenica 11 aprile 1512, giorno di Pasqua, dall’alba fino alle quattro del pomeriggio, sulla vasta piana che va da Pisignano sino al fiume Ronco.
Un nuovo studio dello storico forlivese Sergio Spada la racconta come mai era stato fatto prima in Italia. All’epico scontro, che rappresentò da un certo punto di vista l’ultima battaglia del Medioevo e la prima dell’Era Moderna, presero parte i più famosi condottieri e capitani di ventura dell’epoca, tra cui Romanello da Forlì, allora notissimo per essere stato uno dei vincitori della disfida di Barletta (1503). Tra i testimoni oculari di quel massacro vi fu anche il grande poeta Ludovico Ariosto, al seguito del duca di Ferrara. Già dal febbraio del 1512 l’esercito francese era impegnato in Italia nella conquista delle città della Romagna e del Veneto, in contrapposizione alle forze della Lega Santa (Spagna e Stato pontificio in prima linea). Insieme a un contingente italiano, al comando di Alfonso I d’Este, di cui facevano parte anche i Bolognesi, le truppe francesi marciarono dalla città felsinea verso est, dove misero sotto assedio Ravenna, difesa dalla Lega Santa. Papa Giulio II ordinò al suo esercito di portarsi nella zona di crisi per liberare la città. Raimondo de Cardona, comandante in capo alle forze della Lega, rispose alla chiamata e mosse verso Ravenna. Il 9 aprile passò Forlì e, avanzando lungo il fiume Ronco, il giorno seguente, si portò a poca distanza dalle posizioni francesi. All’alba dell’11 aprile 1512 le truppe di Luigi XII, re di Francia, e dei suoi alleati si scontrarono con le forze pontificie, spagnole e napoletane appartenenti alla Lega Santa. A capo dell’esercito francese vi era Gastone de Foix, eroico e spavaldo ventiduenne, nipote di Luigi XII, il quale poteva disporre dell’apporto fondamentale dell’artiglieria estense che, sotto il comando del duca Alfonso I d’Este, era allora tra le più efficienti d’Europa. La tattica messa in atto dai Francesi fu quella di temporeggiare, attendendo una mossa degli Spagnoli, i quali si erano asserragliati nel loro campo, protetti a un fianco dall’argine del Ronco, dall’altro dal terreno paludoso che impediva le manovre e sul fronte da un alto fosso rinforzato da carrette e da postazioni di archibugieri. L’artiglieria francese si pose per prima sul fronte di battaglia, per poi spostarsi improvvisamente su un fianco e da lì battere d’infilata la cavalleria della Lega Santa. Il comandante della Lega Santa, dopo aver respinto il primo assalto dei Francesi, sull’onda del parziale successo, comandò alle sue truppe di avanzare. Con grande astuzia militare Gastone de Foix ordinò allora ai suoi di serrare i ranghi e di restare allineati e coperti. Negli sviluppi della battaglia le cavallerie francesi ebbero la meglio su entrambi i fianchi e gli Spagnoli, trovandosi accerchiati, per guadagnarsi una via di fuga dovettero aprirsi un varco tra i nemici. Lo scontro fu una vera e propria carneficina al termine della quale si contarono a terra molte migliaia di vittime (stime approssimative variano dalle cinquemila alle ventimila). Vi perirono anche un migliaio di Forlivesi che avevano combattuto sotto le insegne della Lega. A seguito dell’esito della battaglia, temendo la vendetta dei Francesi per l’affronto che essi avevano subito nel 1282 a opera di Guido da Montefeltro (il celebre “sanguinoso mucchio” di dantesca memoria), i Forlivesi abbandonarono in massa la città e si rifugiarono in alcuni castelli sui monti. La temuta rappresaglia francese però non ebbe luogo e i Forlivesi, dopo qualche giorno, fecero tranquillamente ritorno alle loro case. Nonostante le rilevanti perdite e la morte di Gastone de Foix, caduto sul campo mentre caricava la fanteria spagnola in ritirata, la vittoria arrise ai Francesi. Ma fu una vittoria di Pirro. Le conseguenze dello storico scontro si rivelarono infatti drammatiche per i Francesi i quali, usciti vincitori ma al tempo stesso fortemente indeboliti, dovettero ritirarsi più a nord, lasciando campo libero in Romagna a papa Giulio II. Per ricordare il luogo ove avvenne la battaglia, lungo l’argine destro del fiume Ronco, in località Madonna dell’Albero, fu innalzata la cosiddetta “Colonna dei Francesi”. Quest’anno la mattina dell’11 aprile la “Colonna”, fresca di restauro, sarà oggetto di pellegrinaggio che culminerà in una cerimonia pubblica, alla quale parteciperanno le autorità civili, religiose e militari ravennati. (Marco Viroli).

Sergio Spada, (Forlì, 1953) laureato in Lettere all’Università degli Studi di Bologna, dal 1994 è funzionario del Servizio Politiche Culturali del Comune di Forlì. Già pubblicista, ha collaborato a quotidiani e riviste con articoli e saggi di storia, arte e cultura locali. È autore di numerosi volumi tra cui Madonna Barbara – La vicenda di Barbara Manfredi tra storia e leggenda (1986), Magnifico Signore – Pino III Ordelaffi, ultimo Signore di Forlì (1999), Il Quattrocento in Romagna (2006), Dismarìe, personaggi e storie nella Forlì del Quattrocento (2009), Romagna 1270-1302. I tempi di Guido da Montefeltro e Maghinardo Pagani da Susinana (2009), Gli Ordelaffi. Signori di Forlì e Cesena (2011).