Salire sul carro dei vincitori, purtroppo, è ormai tradizione consolidata nel nostro Paese. Ahinoi il sindaco di Forlì, Roberto Balzani, è tra quelli. «Con questo straordinario risultato – si è complimentato il sindaco di Forlì dopo la promozione in Lega Pro – prosegue il progetto sportivo (altrettanto straordinario) che è nato dalla volontà di un nuovo gruppo dirigente fortemente legato alla Città, che ama Forlì, che crede nei valori dello Sport e che continua a portare avanti questo impegno con determinazione, tenacia e eccellenti risultati». Capiamo chi cerca di giustificarlo con considerazioni tipo: “è doveroso da parte del primo cittadino complimentarsi con la squadra, quindi non deve essere inquadrato come voler salire sul carro del vincitore”. C’è una piccola-grande differenza per quanto riguarda il Sindaco forlivese: Balzani è anche assessore allo sport. Qualcuno ci sa dire cosa ha fatto per lo sport il professore Balzani? Qualcuno ha mai visto il Sindaco nelle tribune del Morgagni? In quelle del PalaCredito è stato visto solo all’esordio con Scafati ma giusto il primo tempo. Poi impegni istituzionali l’hanno costretto ad abbandonare lo spettacolo. Per carità. Ovviamente gli impegni istituzionali di domenica sono più importanti di una semplice presenza in un inutile spettacolo sportivo. Ovviamente su questo mica vogliamo fargliene una colpa. In attesa comunque di conoscere qualche altra precisazione da parte del Primo Cittadino sulla sua attività di Assessore allo Sport, ricordiamo che pure lo scorso anno Balzani si complimentò per la salvezza della MarcoPolo (tranquillo dottore Balzani quest’anno quasi sicuramente non farà la stessa fatica) quest’anno è toccato al carro del Forlì Calcio. Comunque complimenti ai dirigenti dei Galletti che dalle ceneri di un declino in pochi anni sono riusciti a riportare la prima squadra calcistica della città tra i semi professionisti. «Qui ci sono dirigenti lungimiranti con un progetto serio» ci dicono fonti vicino alla Società di viale Roma. Peccato che la stessa cosa non lo si possa dire con quelli della MarcoPolo.

Tano Corazzine