La vera emergenza è la disorganizzazione

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D’accordo che in questo momento lanciare a raffica delle critiche all’Amministrazione Comunale è un po’ come a sparare sulla Croce Rossa. D’accordo sullo stato di calamità naturale che non viene menzionata dagli amministratori romagnoli perché poi ciò si tramuterebbe in nuove tasse/balzelli su un’economia che è alla canna del gas. D’accordo sulla nevicata straordinaria dove bisogna retrocedere di quasi 100 anni per trovarne una analoga. Le responsabilità, quando si tornerà alla normalità, andranno certamente ricercate un po’ dappertutto. Si sono però verificate, nella macchina organizzativa, degli episodi che si possono trovare solo nel teatro dell’assurdo. Ha senso che la Polizia Municipale debba scortare le pale per verificare che le stesse funzionino? Ha senso che i carabinieri siano arrivati al punto di identificare i conducenti degli spalaneve che circolano con le benne alzate? Ha senso la giustificazione della Global Service (la ditta che ha vinto l’appalto per la pulizia della neve e del ghiaccio sulle strade) che ha motivato le pale alzate perchè i mezzi stavano andando a fare il pieno di carburante? Perchè nel tragitto “zona di lavoro – punto di rifornimento” se si tiene abbassata la benna costa così tanto pulire la strada anche se non è della zona di competenza? Il buonsenso è questo? Ha senso dichiarare che i mezzi pubblici sono gratis quando poi gli stessi circolano a scartamento non ridotto ma di più? Ha senso telefonare per tre giorni il centralino dei taxi e trovare sempre le linee occupate? Ha senso farsi fotografare con la pala in mano per poi allontanarsi appena il fotografo ha terminato il suo servizio? La domanda sorge spontanea: si è trattato di una emergenza straordinaria che tutto sommato non ha (al momento) creato tragedie per l’incolumità pubblica. Ma se dovesse verificarsi veramente un evento da “protezione civile” tutta questa disorganizzazione ha aperto un crepo che al termine dell’emergenza va assolutamente ripristinato fino alle fondamenta. Questo deve essere il punto numero uno della prossima agenda politica.

Tano Corazzine