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C’è pure la lobby della plastica. Ed è potente come le altre. I sacchetti di plastica che sarebbero dovuti sparire con lo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre si sono salvati grazie al decreto denominato ‘milleproroghe’. Dal famoso decreto sparisce un articolo dedicato agli ‘shopper’ che dovevano essere eliminati proprio alla fine del 2011. Tra i primi ad accorgersi della marcia indietro è stato il vicepresidente di LegambienteStefano Ciafani, denunciando che dal “milleproroghe” era sparita la norma attesa da anni dagli ambientalisti. L’articolo in questione fissava i parametri di biodegradabilità nell’ambiente e compostabilità dei cosiddetti “shopper” (secondo la norma europea EN 13432 e annunciato ufficialmente dal governo il 23 dicembre); a parere di Ciafani, “la messa al bando dei sacchetti di plastica rischia di essere compromesso consentendo scappatoie ai produttori”. Appena la scorsa settimana, il 21 dicembre, Bonsignori – presidente della Federazione gomma e plastica – aveva rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore denunciando l’imminente catastrofe occupazionale nel settore della produzione dei sacchetti legata, ovviamente, all’uscita di scena delle sportine. I ministri Clini e Passera, coinvolti nella materia, hanno subito garantito che l’impegno del governo sul fronte shopper non verrà meno. Secondo gli ambienti ministeriali la norma non sarebbe scomparsa ma solo rinviata. “Ci sono ancora 6 mesi di tempo per un decreto” hanno aggiunto i ministri.  “Del resto non esiste un obbligo comunitario che imponga la sostituzione dei sacchetti di plastica con quelli biodegradabili – ecco quello che diceva, non a caso, Bonsignori – ma solo una norma alla quale ci si può adeguare in modo volontario. Il fatto è che a partire dalla seconda metà del 2010 è stata condotta una campagna mediatica fortissima contro questo prodotto, non so se le ragioni fossero politiche o elettorali, ma il ministero dell’Ambiente si è impuntato, anche se la sperimentazione necessaria per segnare il passaggio non è stata mai eseguita; ci sono oltre 4000 addetti del settore in cassa integrazione, ferie forzate e part time, ma occorre trovare subito una soluzione per non lasciare a casa molti lavoratori e mettere nei guai migliaia di famiglie”.