caraffa filtrante

Con il protrarsi della crisi idrica, e del costo dell’acqua minerale in bottiglia, negli ultimi mesi c’è stato il boom della vendita di caraffe filtranti. Ma servono veramente? Il test effettuato da “Altroconsumo” rivela che si tratta di una spesa inutile, che addirittura può peggiorare la qualità dell’acqua potabile. I produttori di minerale e quelli di caraffe filtranti si stanno azzuffando tra di loro per spartirsi il ricchissimo business dell’acqua in Italia, Altroconsumo ha proceduto con dei test, che spesso mostrano come spendere soldi per dissetarsi non serva. Secondo una rilevazione Gfk, nell’ultimo anno le vendite di caraffe filtranti sono quasi raddoppiate: in Italia nel 2010 ne sono state acquistate più di 820 mila unità. E il trend sembra essere in continua crescita.

Perché è sconsigliabile l’acquisto (sempre secondo Altroconsumo)

Nonostante un mercato così vivace, ancora una volta il test dimostra che filtrare l’acqua può peggiorarne per certi versi la qualità. I meccanismi d’azione delle cartucce, infatti, sono critici. Come rivela il test, possono rilasciare ammonio in eccesso (per alcune caraffe in quantità superiori ai limiti di legge); non di rado sviluppano una carica batterica che nell’acqua potabile non c’era; a volte addolciscono troppo l’acqua. Ci sono invece altri aspetti che sono soddisfacenti, per esempio la riduzione di singoli inquinanti (solventi e trialometani), della maggior parte dei metalli pesanti e dei nitrati.

Dal rubinetto esce buona (a Forlì però in diverse parti della città non è così ndr 4live)

La questione fondamentale, però, è: perché comprarle? Fatta eccezione per qualche caso particolare, non c’è bisogno di filtrare l’acqua del rubinetto: non è da migliorare. Non per nulla per verificare il funzionamento dei filtri abbiamo dovuto in qualche modo “sporcare” la potabile, ovvero portarla a concentrazioni di inquinanti vicine al limite di legge. Se l’acqua del rubinetto ha tutte le caratteristiche di potabilità necessarie, come stabilito da leggi nazionali ed europee, non si può dire lo stesso per quella filtrata con le caraffe. Sono in fondo dei piccoli impianti chimici, che richiedono cura e attenzione particolare, per esempio un ricambio regolare (e dispendioso) dei filtri. Se non si osservano questi accorgimenti, i rischi di contaminazione aumentano. Il paradosso, dunque, è che si spendono soldi nella speranza di filtrare sostanze indesiderate, ma nel contempo possono esserne rilasciate di nuove, che non erano presenti nell’acqua di rubinetto.

Metà dei modelli insufficienti

Il funzionamento delle caraffe è stato testato in laboratorio, dove è stata prodotta artificialmente un’acqua inquinata con diverse sostanze (metalli pesanti, solventi, cloriti e trialometani…), in concentrazione tale da essere però sempre sotto i limiti di legge. È stato necessario questo artificio perché la potabile che arriva a casa non ha mai valori così elevati, anche se si tende spesso a far credere il contrario. Solo così, cioè con dei parametri da abbattere, abbiamo potuto valutare se la caraffa è davvero utile per chi ha problemi puntuali di inquinamento (come arsenico o nitrati), che, benché rari, possono essere presenti in alcune aree geografiche.

Che cosa non funziona

Anche se la pubblicità lascia intendere che le caraffe garantiscono sempre e comunque un miglioramento della qualità dell’acqua, il test dimostra che per alcuni aspetti deludono del tutto queste aspettative. Il fatto più grave è certamente la prolifera­zione di batteri, prima non presenti nell’acqua, so­prattutto verso la fine della durata della cartuccia. L’acqua filtrata, insomma, contiene più batteri di quel­la del rubinetto. In alcuni modelli la presenza mag­giore di argento, efficace antibatterico, compensa questo rischio, ma ne produce un altro (il rilascio di questo metallo, appunto).

Argento. Serve a contrastare la proliferazione bat­terica. In questo caso l’acqua del test non ne è stata arricchita, come è avvenuto per gli altri parametri. Di solito questo metallo non è presente nell’acqua di rete, mentre una delle caraffe, D-mail, ne rilascia una quantità al limite dello standard fissato dall’Organiz­zazione mondiale della sanità (non esiste un limite italiano). Comunque sta di fatto che nell’acqua filtra­ta compaiono sostanze che prima non c’erano.

Addolcimento. È una questione di gusto, ma è mol­to comune non gradire l’acqua con una durezza ele­vata. Più viene addolcita e più somiglia alla minerale: questo è probabilmente uno dei motivi per cui le ca­raffe sono molto vendute. Non si può esagerare però: Ariete, Dmail e Terraillon operano un addolcimento iniziale fortissimo, portando l’acqua a zero gradi fran­cesi (quella del rubinetto è sui 34 ° francesi).

Arsenico. Sconsigliamo a chi riceve dall’acquedotto acque che contengono arsenico in quantità eccessiva di affidarsi a questo tipo di trattamento: non servi­rebbe. Solo l’acquedotto può intervenire per ripristi­nare la qualità dell’acqua. Piuttosto, fate una segna­lazione all’acquedotto e verificate con loro.

Ammonio. La legge per le acque destinate al consumo umano richiede che l’ammonio non superi i 0,5 mg/l. Succede che alcune cartucce, soprattutto all’inizio, ne rilascino quantità superiori. È accaduto a Coop, Auchan, Brita e D-mail. Non ci sono rischi per la sa­lute, ma si tratta di un rilascio di residui indesiderato.

Che cosa ha funzionato

Per alcuni parametri le cartucce filtranti sono risul­tate efficaci: nitrati, inquinanti, alcuni metalli pesan­ti. Per quanto riguarda i nitrati, l’acqua di rete conte­neva in media 8 mg/l di nitrati, quella “inquinata” per il test ne conteneva 21 mg/l (il limite di legge è 50 mg/l). Tutte le caraffe, eccetto Terraillon, riducono i nitrati anche del 30%. Tra gli inquinanti, abbattere solventi e trialometani, responsabile del cattivo odo­re e sapore dell’acqua potabile, è il pregio principale delle caraffe filtranti: il carbone attivo contenuto nel­le cartucce è efficace nel trattenerli.

La potabile è sempre più conveniente

Bere l’acqua del rubinetto è da molti punti di vista la scelta migliore: costa meno di un euro all’anno, non obbliga a portare pesi a casa e i controlli rigorosi ga­rantiscono quasi sempre una qualità buona. Non di­mentichiamo anche il rispetto dell’ambiente: niente plastica e zero inquinamento da trasporto merci.

Se la preferite frizzante, attenzione ai costi se pensa­te di comprare caraffa e gasatore: l’acqua in bottiglia può risultare più conveniente (calcolando anche il costo delle ricariche del gasatore).

Se invece trovate la potabile di sapore poco gradevo­le (il che non significa che non sia pulita), mettetela in una brocca aperta per una mezz’ora in frigorifero: l’odore di cloro (utilizzato per ridurre al minimo lo sviluppo di microbi) sparirà del tutto.

Risultati del test

Modello: AQUALIS (STAR LYF) Water Filtration System

Costo: 10

Costo medio Utilizzo Annuo: 43

Inquinante per cui è risultata efficace: Nitrati,

solventi e trialometani

Qualità Globale: 58

Modello: TERRAILLON Caraffa Filtrante Baltic

Costo: 23

Costo medio Utilizzo Annuo: 69

Inquinante per cui è risultata efficace: Piombo

Qualità Globale: 55

Modello: AQUA OPTIMA Purer Water Fast

Costo: 12

Costo medio Utilizzo Annuo: 18

Inquinante per cui è risultata efficace: Acqua molto dura, Nitrati

Qualità Globale: 48

Modello: ARIETE Caraffa filtrante Hidrogenia 140

Costo: 22

Costo medio Utilizzo Annuo: 72

Inquinante per cui è risultata efficace: Nitrati

Qualità Globale: 47

FALSI MITI SULLE CARAFFE

C’è un intero mondo di pregiudizi e di disinformazione, che spinge milioni di italiani a spendere decine di euro all’anno per comprare la minerale o utilizzare le caraffe, pensando di tutelare la propria salute.

Eliminano l’arsenico. Chi pensa di eliminare l’arsenico eventualmente presente in alcune zone nell’acqua di rubinetto rimarrà deluso: le cartucce delle caraffe hanno scarsissime possibilità di trattenere l’arsenico.

L’acqua addolcita è migliore. Il forte addolcimento operato dalle cartucce sull’acqua di rubinetto è un vantaggio solo per il gusto. In effetti si riduce il fastidioso odore di cloro, a volte presente nella potabile. In compenso, il consumo di acque dure, oltre a non essere per nulla dannoso, è associato a una minore incidenza di malattie cardiovascolari.

È più ecologico. In realtà filtrare l’acqua contribuisce alla produzione di rifiuti. Le cartucce richiedono uno spreco di risorse per essere prodotte e diventano presto scarti (hanno una vita breve, di circa un mese).

Permette di spendere meno. Il modo migliore per risparmiare è bere acqua del rubinetto. Se poi si beve acqua gasata, la caraffa è più cara anche della minerale in bottiglia.

[Fonte Altroconsumo, associazione di consumatori, la prima e la più diffusa in Italia con i suoi 345.000 Soci. Indipendente e senza fini di lucro, ha un unico obiettivo: l’informazione e la tutela dei consumatori].